Il cardinale Scola ha intonato il tradizionale canto di ringraziamento tra gli anziani ospiti dell'Istituto e poi nella chiesa di San Fedele

di Maria Chiara CATANIA

te deum

“Nella sofferenza che appesantisce le vostre vite e che rende inquiete le vostre notti, non siete mai soli”. Con queste parole il Cardinale Angelo Scola si è rivolto a tutti gli anziani riuniti nella chiesa del Pio Albergo Trivulzio per partecipare al Te Deum, rito che appartiene ormai alla storia della Chiesa Ambrosiana, come il cappellano Don Carlo che ha concelebrato, e lo stesso cardinale, hanno ricordato: “Gli arcivescovi hanno sempre voluto rendere omaggio al fondatore di questo istituto e esprimere la vicinanza agli ospiti, ai loro familiari, e alle autorità e istituzioni che lo sostengono”.
In particolare la riflessione del Cardinale nasce dalla lettura del Vangelo di Giovanni che annuncia il Santo Natale La vita si è fatta visibile e vi annunziamo la vita eterna, che era presso il Padre e si è resa visibile. Proprio nelle storie di vita degli ospiti del Trivulzio, afflitte da malattie e da problematiche familiari e sociali, trova testimonanza la forza del messaggio affidato alla nascita di Gesù: “Gesù, rendendo visibile Dio, soffrendo e morendo per noi, ha trasformato con la legge dell’amore il sacrificio, la morte, la sofferenza. Questa è la legge dell’esistenza umana, perchè nessuno può generarsi da sè”, ha proseguito il cardinale. Ma il senso della vita non trova compimento soltanto in questa dimensione terrena, bensì in quella eterna: “Gesù ci ha fatto questo dono, ha collocato la vita terrena entro una più ampia prospettiva. La nostra vita non finisce con la morte fisica, ma in realtà questa morte rappresenta il passaggio nella vita definitiva con il Signore. Dobbiamo pensare alla vita eterna vnon come vita dopo la morte, perchè Gesù è nato per farci partecipi fin da ora di questa vita che non avrà mai fine”.
A questo punto il cardinale si è rivolto ai tanti operatori e ai volontari che ogni giorno si prodigano per assistere e accudire gli ospiti di questa struttura, riconosciuta come la più importante per la cura degli anziani in tutto il territorio lombardo e milanese, e agli stessi membri del consiglio di amministrazione seduti tra le prime fila: “Nel delicato lavoro in cui ogni giorno siete impegnati, dovete mantenere sempre uno sguardo positivo e mai perdere di vista la dignità di ognuno in quanto persona”. Alla tradizionale liturgia di ringraziamento dell’ultimo giorno dell’anno si intreccia così un augurio importante per l’avvenire, quello di proseguire la propria vita in continuità con i valori cristiani e di non dimenticare mai il significato della sofferenza e delle difficoltà come prove d’amore “perchè il disegno buono del Signore – ha concluso l’arcivescovo – è un disegno d’amore, vive per ognuno di noi, ci consola, e possa aiutare a far crescere la società civile, anche in questi tempi di crisi”. Queste parole di condivisione risuonano ancora più concrete e attuali nella giornata in cui è stata diffusa la notizia della morte di Don Verzè. Una volta appresa, infatti, l’arcivescovo ha incaricato monsignor Carlo Faccendini, suo vicario episcopale per la zona di Sesto San Giovanni, in cui l’ospedale San Raffaele ha sede, di portare la sua preghiera e il suo cordoglio a tutta la comunita’ del San Raffaele.
Il saluto dell’arcivescovo si è concluso con una visita alle suore e ai pazienti, mentre la celebrazione del Te Deum è proseguita alla Chiesa di San Fedele.

OMELIA DEL CARDINALE A SAN FEDELE (Testo integrale)

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