In centomila col Papa per invocare la pace. «Dopo il caos del diluvio, ha smesso di piovere. Si vede l’arcobaleno e la colomba porta un ramo d’ulivo», ha detto il Pontefice. E ancora: «Finisca il rumore delle armi! La guerra segna sempre il fallimento della pace, è sempre una sconfitta per l’umanità»

Papa_Veglia

Per venti, lunghissimi minuti, in piazza San Pietro il tempo si è fermato. Il silenzio assoluto dell’immenso popolo – cristiani, ebrei e musulmani, credenti e non credenti insieme, una folla immensa di almeno 100 mila persone – è diventato il protagonista della piazza. È il momento più intenso dell’adorazione eucaristica, seconda parte della grande Veglia di preghiera per la pace promossa dal Papa in occasione della Giornata di digiuno e di preghiera per la pace in Siria, in Medio Oriente e nel mondo intero.

Un appuntamento voluto dal Santo Padre cominciato con l’intronizzazione dell’icona di Maria Salus populi romani e culminato con l’appassionata meditazione di Papa Francesco. Quasi un affresco sospeso tra due mondi: il «mondo di Dio» e il «mondo in cui viviamo». Il mondo in cui «in ogni violenza e in ogni guerra noi facciamo rinascere Caino» e quello in cui, invece, «perdono, dialogo e riconciliazione» diventano le parole della pace: in Siria, in Medio Oriente e in tutto il mondo. «Dopo il caos del diluvio, ha smesso di piovere. Si vede l’arcobaleno e la colomba porta un ramo d’ulivo», ha detto il Papa, in un’aggiunta a braccio durante la sua meditazione. «Penso anche oggi – ha proseguito Papa Francesco, sempre fuori testo – a quell’ulivo che noi rappresentanti delle diverse religioni abbiamo piantato a Buenos Aires, nel 2000, chiedendo che non sia più caos, che non sia più guerra, chiedendo pace».

La Veglia è cominciata alle 18.45 con la lettura delle parole pronunciate domenica 1 settembre dal Papa all’Angelus. La lunga attesa è finita, già 70 mila i fedeli affluiti dai vari varchi in Piazza San Pietro. Alle 19 in punto il Papa ha fatto il suo ingresso in piazza, scendendo con passo sicuro i gradini che dall’entrata della basilica lo conducono al baldacchino al centro della piazza. Dopo la cerimonia d’intronizzazione dell’icona di Maria Salus Popoli Romani, è cominciata la prima parte della Veglia, con la recita del Rosario. All’inizio di ogni mistero, a commento di ogni lettura biblica, è stato aggiunto il testo di una poesia di Santa Teresina di Gesù Bambino. Dopo il Salve Regina, cinquanta invocazioni per affidare coralmente le sorti contingenti del pianeta alla “Regina della Pace”.

Alle 20.10 è iniziata la meditazione del Papa, poco più di un quarto d’ora, tre «vorrei» che risuonano tra gli applausi, e poi tre parole per cambiare strada: «Perdono, dialogo, riconciliazione». Perché cambiare strada è «possibile per tutti»: «Vorrei che ognuno di noi, dal più piccolo al più grande, fino a coloro che sono chiamati a governare le azioni, rispondesse: Sì, lo vogliamo!». E ancora: «Come vorrei che per un momento tutti gli uomini e le donne di buona volontà guardassero alla Croce! Nel silenzio della Croce tace il fragore delle armi e parla il linguaggio della riconciliazione, del perdono, del dialogo, della pace!». Il terzo «vorrei»: «Vorrei chiedere al Signore, questa sera, che noi cristiani, i fratelli delle altre Religioni, ogni uomo e donna di buona volontà gridasse con forza: la violenza e la guerra non è mai la via della pace!». Poi un crescendo, come in una sinfonia, diretto a ognuno di noi: «Guarda al dolore del tuo fratello e non aggiungere altro dolore, ferma la tua mano, ricostruisci l’armonia che si è spezzata; e questo non con lo scontro, ma con l’incontro!». E ancora: «Finisca il rumore delle armi! La guerra segna sempre il fallimento della pace, è sempre una sconfitta per l’umanità».

Alle 20.30, con una preghiera davanti a Gesù Eucaristia, “Principe della pace”, comincia la seconda parte della Veglia, che prosegue con cinque tempi di adorazione guidata, al termine di ognuno dei quali cinque coppie di persone, in rappresentanza di Siria, Egitto, Terra Santa, Usa, Russia, fanno l’offerta dell’incenso, nel braciere alla destra dell’altare. Ognuno dei cinque tempi dell’orazione guidata prevede una lettura biblica sul tema della pace, la preghiera di un Pontefice sul tema della pace, invocazioni in forma responsoriale per chiedere la pace, il canto, l’offerta dell’incenso, il silenzio per l’adorazione personale.

Dalle 22.30, in Piazza San Pietro, il protagonista è il silenzio. Un silenzio che agli occhi del mondo, là fuori, può sembrare surreale, ma che per il popolo variopinto di oggi – senza barriere, né di fede, né di razza, né di cultura – è la forma più alta di preghiera. Un silenzio così, dice più di molte parole. Perché è fatto di tanti “cuori”. E il perdono, la pace, la riconciliazione nascono dal cuore, aveva detto il Papa durante l’udienza di mercoledì scorso. Il silenzio come arma per disarmare il mondo. Il 13 marzo, subito dopo la sua elezione al soglio di Pietro, il Papa aveva chiesto – gesto inedito per un pontificato – una «benedizione silenziosa» al suo popolo. Questa sera, il Papa ha chiesto alla piazza venti minuti di adorazione eucaristica. Ora, questa piazza che si stringe intorno al vescovo di Roma è pronta per ricevere la sua benedizione. A San Pietroburgo, i “grandi della terra” non hanno saputo trovare un accordo sulla Siria. Questa piazza, questa sera la sua risposta l’ha già data. «La pace è un bene che supera ogni barriera, perché è un bene per tutta l’umanità». «Mai più la guerra! Scoppi la pace», è il grido silenzioso che si leva da Piazza San Pietro. Perché «c’è un giudizio di Dio», ma c’è anche «un giudizio sulla storia».

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