Redazione

Campione olimpico a Innsbruck trent’anni fa, l’ex sciatore
piemontese, oggi a capo del gruppo di volontari coinvolti
nell’organizzazione di Torino 2006, racconta le sensazioni
che si provano a vivere i Giochi in gara e dietro le quinte

di Mauro Colombo

Chi meglio di Piero Gros può incarnare lo spirito di Torino 2006? Piemontese di Salice d’Ulzio, esattamente trent’anni fa conquistava la medaglia d’oro in slalom speciale alle Olimpiadi di Innsbruck, che insieme alla Coppa del Mondo assoluta del 1974 rappresenta la “perla” di una carriera vissuta da leader della Valanga Azzurra al fianco di Gustavo Thoeni. «Un’emozione unica – ricorda -. Per un atleta poter partecipare a un’Olimpiade è già una grande cosa: riuscire a vincerla, tocca davvero a pochi».

Dopo aver vissuto altre cinque edizioni dei Giochi come commentatore, oggi Gros è attivamente impegnato nella “macchina” organizzativa di Torino 2006: «Un’esperienza che mi permette di cogliere aspetti che, da atleta, ovviamente mi sfuggivano. Un’Olimpiade in Italia è un evento eccezionale: averla addirittura “sotto casa”, come capita a noi piemontesi, significa viverla con un’intensità che non ha pari».

Gros guida “Noi 2006”, il gruppo di oltre 40 mila volontari selezionati e “arruolati” per compiti di accoglienza, guida e accompagnamento di atleti e spettatori, cura dei tracciati e partecipazione all’organizzazione e alla realizzazione delle cerimonie. «Non avevo dubbi che la gente avrebbe risposto con entusiasmo e passione al nostro appello – confessa -. Siamo stati anzi costretti a chiudere le adesioni a quota 43 mila, col rammarico di dover dire di no a tante persone. Ma chi vorrà dare una mano, anche senza divisa “ufficiale”, potrà certamente farlo…».

In passato l’ex campione è stato anche sindaco di Salice d’Ulzio. È quindi in grado di valutare l’importanza delle Olimpiadi per la valorizzazione e la promozione del territorio che le ospita. «A parte il significato sportivo, che resta il primo e il più importante motivo d’orgoglio – rileva -, non c’è dubbio che i Giochi aiutino ad avvicinare i giovani alla pratica agonistica o amatoriale, anche attraverso le strutture realizzate per l’occasione e che resteranno a beneficio della comunità. Per non parlare dei massicci investimenti sul fronte della viabilità, degli impianti, della ricettività e del servizio turistico: interventi migliorativi inimmaginabili senza le Olimpiadi, che oltretutto avranno ricadute positive anche in termini di nuovi posti di lavoro».

Gros non si sbilancia in pronostici sui possibili uomini-simbolo di Torino 2006: «Preferisco mettere in evidenza l’evento nel suo complesso di valori sportivi e di ideali umani. Poi, se qualcuno riuscirà a mettersi al collo qualche medaglia più degli altri, sarà giusto centrare i riflettori su di lui».

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