È scomparso domenica 16 novembre. La salma si trova ora nella Basilica del Seminario di Venegono, dove è possibile rendergli visita e pregare per lui. Le esequie si terranno martedì 18 novembre alle 14.30 e saranno presiedute da monsignor Giovanni Giudici, Vescovo di Pavia

di monsignor Emilio PATRIARCA
Vescovo emerito di Monze (Zambia)

Don Elia Orsenigo

È tornato alla casa del Padre don Elia Orsenigo. Questo annuncio che mi è giunto domenica, 16 novembre, all’inizio del tempo di Avvento, mi ha lasciato un vuoto nel cuore, che però quasi immediatamente è stato colmato da un grande senso di gratitudine per Il Signore. Ecco, per me don Elia è stato uno dei doni più significativi e belli del Signore, che mi ha accompagnato fin dalla adolescenza.

Ebbi la grazia di incontrarlo quando per caso, così mi sembrò, mi accostai alla Associazione dei Boy Scouts. Avvertii la sua capacità di farsi vicino e stare vicino a ciascuno di noi, che pure avevamo personalità, caratteri e storie diverse. Ma ciò che più mi colpì fu che la sua vicinanza lasciava chiaramente trasparire che ci voleva bene con il cuore di Gesù. Io , che fino a quel tempo non avevo mai pensato ad avere un padre spirituale, mi sentii portato quasi senza accorgermene ad aprirmi a lui, come non avevo mai fatto con nessuno. A volte mi capitava di parlare con lui, confidarmi con lui anche quando era assente, come se fosse presente e immaginare che lui mi capisse e anche che mi rispondesse. Quando poi avevo occasione di confrontarmi con lui, lo facevo senza paura di sbagliare o di non essere capito.

Certe sue frasi ebbero su di me una presa che mi segnò e mi orientò nelle mie scelte. Erano dette con discrezione e rispetto, ma avevano l’effetto di darmi una direzione forte, che lasciò un segno, come quando mi fu proposto di diventare capo squadriglia nel gruppo Varese Primo della Associazione Scout. Mi disse: «Se accetti questo compito, ricordati della responsabilità che essa comporta nei confronti dei ragazzi che ti sono affidati». Di per sè una frase quasi scontata, ma detta da lui per me divenne una chiamata, che cambiò il corso della mia vita. Quell’anno non vissi che per quei ragazzi e percepii che la vita acquista senso solo quando non è spesa per noi stessi, ma per gli altri, Fu questo l’inizio di un cammino che mi portò, sempre accompagnato da don Elia, a entrare in Seminario e più tardi a chiedere di partire per la missione in Zambia.

Don Elia è stato per decenni una delle “anime” dello scoutismo varesino. Sicuramente il suo stile personale, fatto di essenzialità e di rigore morale, si ritrovava perfettamente nel movimento scout e questo lo ha fatto diventare un solido riferimento per molte generazioni di giovani esploratori. Anche quando Baloo, così veniva chiamato da tutti, ha smesso la sua militanza attiva, tanti scout lo hanno voluto vicino come autorevole amico e direttore spirituale per le loro famiglie. Nessuno dimenticherà facilmente le lunghe chiacchierate con lui, che spaziavano dalle scienze alla filosofia, con puntuali ricadute sulla realtà di ogni giorno, frutto della sua grande cultura, di una grande fede e di una intelligenza vivacissima.

La semplicità era la sua caratteristica nell’ambito del lavoro pastorale. Offriva proposte chiare, riflessioni che cercavano di spiegare la proposta di fede e di approfondire le ragioni delle scelte morali, le sue prediche erano limpide ed essenziali. Era disponibile ad ascoltare l’altro, quando era in sintonia con lui, ma anche quando era di parere diverso. Non per spirito di adattamento, ma per rispetto della persona. D’altro canto, diceva il suo parere senza esitazione. Un parere sempre preparato da riflessione, ricerca, studio. Sapeva contraddire e dire la sua con determinazione gentile e ferma. Capace di amicizia, fedele nei suoi legami di affetto, ma nello stesso tempo libero e capace di lasciare libertà a chi si rivolgeva a lui. Ha amato e servito con grande fede e dedizione il Seminario di Venegono, che per tanti anni è stata la sua casa e a cui fu sempre così tanto affezionato.

C’è poi un aspetto della vita di don Elia non molto conosciuto. Sempre per la sua grande umanità, era diventato un sicuro approdo per i “barboni” di Varese, che trovavano in lui aiuto e parole di incoraggiamento, anche se qualche volta lo facevano infuriare e non era raro vederlo inseguire uno dei suoi”protetti” minacciandolo affettuosamente, ma non troppo, con il suo bastone.

Poi è giunto il momento in cui il corpo non ha più risposto alla volontà e al desiderio. La passione di “darsi alle anime” (fossero quelle della Biciccera, o le Romite o i sedicenti penitenti di Varese) si è scontrata sempre più con la debolezza del corpo, spesso non riconosciuta e accettata. Anime buone lo hanno sempre accompagnato, ma nessuna riuscì a convincerlo di quanto stava accadendo, fino al momento in cui l’unica strada praticabile divenne quella della casa di riposo della Fondazione Raimondi di Gorla Minore. Non fu un passaggio facile. In poco tempo, però, quello che fu contrastato divenne il contesto per una pacificazione interiore. Non un lamento, non un rimprovero nei confronti di alcuno: solo e sempre un grazie a Dio che lo aveva condotto sin lì e a coloro che andavano a fargli visita. Don Elia si è spento così: sazio di giorni e di pace nel cuore e di fede, stando a ciò che gli occhi umani hanno potuto vedere. Come di colui che aveva intuito essere giunto il momento di sciogliere le vele.

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