Introdotto l’anno scorso prima dei Vespri in Sant’Ambrogio, l’incontro tra l’Arcivescovo e i “nuovi milanesi” si è rinnovato in un clima di benvenuto accogliente e cordiale

di Filippo MAGNI

famiglie etniche

È bastato un anno perché l’incontro diventasse una tradizione. Venerdì, prima dei Vespri di Sant’Ambrogio e del Discorso alla città, il cardinale Angelo Scola si è soffermato per un momento di preghiera con le comunità straniere presenti a Milano. È un gesto di benvenuto: nell’occasione in cui l’Arcivescovo di Milano parla alla città, non dimentica di riservare un’attenzione specifica agli ultimi arrivati. Fino a qualche anno fa l’incontro era dedicato alle famiglie immigrate dal Sud Italia. Trasferitesi a metà del secolo scorso, oggi però pienamente milanesi. Per questo, dal 2014, Scola ha deciso di rivolgersi ai nuovi milanesi di oggi, i migranti da Paesi stranieri.

«Lo scorso anno parteciparono all’incontro in 85 – spiega don Alberto Vitali, responsabile della Pastorale diocesana dei Migranti -. Quest’anno erano più di 100, rappresentanti di tutte le comunità presenti a Milano»: latino-americani, filippini, polacchi, albanesi, rumeni, francesi, tedeschi, ucraini, cinesi, coreani, eritrei, africani, maroniti, sri-lankesi.

«Per loro è già diventata una tradizione, anche dopo solo un anno, attesa davvero con particolare entusiasmo – aggiunge il sacerdote -. L’incontro in sé è stato un momento semplice di preghiera, di sorrisi, di scambio di auguri con l’Arcivescovo che, per i migranti, è una figura molto amata». Anche per il suo continuo richiamo all’accoglienza, «come nell’ultima domenica di Avvento, quando ha affermato che “di fronte alla violenza da cui veniamo aggrediti, siamo tentati di chiuderci e diventare inospitali, come ci ha ricordato papa Francesco, sottolineando che l’ospitalità risplende solo nella libertà dell’accoglienza e si oscura nella prepotenza dell’invasione”».

A questo proposito, rileva don Alberto, «i migranti sono per natura accoglienti perché hanno provato sulla loro pelle cosa significa sentirsi stranieri. Sanno che, spesso, arrivare a destinazione non è la fine del viaggio, ma l’inizio di un complesso lavoro di ricostruzione della propria vita. Per questo è così importante sentirsi accolti e benvenuti». A seguito degli attentati di Parigi, sottolinea don Vitali, «ci siamo stretti in particolare attorno alla comunità francese, con momenti di preghiera presso la parrocchia Mater Amabilis cui fa riferimento».

 

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