Il gesto natalizio è molto cambiato negli anni, dovendosi adeguare ai ritmi della vita familiare e aprendosi anche a persone di altri credo. Rimane comunque un’esperienza che apre il cuore a chi la compie e rinnova la presenza di Gesù vicino a chi la riceve. Parla don Luigi Perego, vicario a Sesto san Giovanni

di don Luigi PEREGO
Vicario parrocchiale a Santo Stefano, Sesto San Giovanni

Don Luigi Perego
Don Luigi Perego

L’accenno è breve, quasi solo sfiorato, ma non manca anche quest’anno un riferimento significativo dell’Arcivescovo alla visita alle famiglie nella sua Lettera con le indicazioni pastorali per quest’anno pastorale. Lo richiama come una «fatica del tempo» di Avvento visto sì come «attesa», ma non «tempo inoperoso». Un impegno che coinvolge tutta la comunità e che abbraccia vari momenti del cammino comunitario. «I preti, i diaconi e tutti i collaboratori che visitano le famiglie, coloro che promuovono momenti di preghiera, di ritiro, di approfondimento teologico e culturale…».

Quanto è cambiato negli anni questo gesto! Tanto che si preferisce usare l’espressione «visita», invece che «benedizione». Se prima poteva essere considerato un gesto comune nelle città, nei paesi, nelle campagne, oggi invece ogni ambiente, realtà, luogo richiede attenzioni diverse, orari diversi. E, soprattutto nelle città, molte porte rimangono chiuse perché tutta la famiglia è ancora fuori casa: i genitori al lavoro, i figli dai nonni.

Nei miei tanti anni di sacerdozio, avendo prestato il mio ministero in vari paesi e città, avendo vissuto anche diversi impegni, scopro sempre più questi cambiamenti. Si entra ancora nei negozi? In quali fabbriche oggi si riesce a vivere una sosta di preghiera? In quante occasioni, oggi, trovi porte chiuse e ti senti dire «non mi interessa»? D’altra parte, talvolta è anche possibile un breve dialogo con chi si dice “non credente”, ma apre la porta, ascolta, chiede.

In questo passaggio di casa in casa oggi è significativo anche incontrare famiglie di altro credo o confessione: appartenenti ad altre Chiese cristiane, musulmani, aderenti a religioni orientali… Anche in questo caso le reazioni sono molto diverse: dal musulmano che ti invita a fermarti a cena al cristiano con il quale preghi il Padre nostro, fino a chi semplicemente ti dice «grazie, ma sono di altra religione», però accetta ugualmente il segno dell’immagine natalizia di cui gli fai omaggio.

Da atto di fede per credenti che vogliono preparare la loro famiglia e la loro casa a vivere più intensamente l’avvenimento del Natale come un rinnovamento della presenza di Gesù per loro, oggi viviamo questo avvenimento come un momento di evangelizzazione. Lo rilevavano alcuni laici della mia parrocchia, incaricati dai sacerdoti e dalla comunità di andare a visitare le famiglie, in un incontro di catechesi nell’ambito del cammino che stiamo vivendo a partire dalla lettera di papa Francesco Evangelii Gaudium.

È ormai un’esperienza che apre gli occhi e il cuore a noi sacerdoti, alle religiose, e ai laici, ci aiuta a scoprire e a capire i “segni” di questo nostro tempo e a interrogarci veramente su come “noi” possiamo aprire le porte perché la luce del Verbo Incarnato possa illuminare questo mondo. È un’occasione veramente “per il progresso e la gioia della fede” in noi. Benedette benedizioni!

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