Nella prima domenica di Quaresima, nella celebrazione eucaristica alle 17.30, il cardinale Scola compirà il gesto di conversione che apre il tempo di preparazione alla Pasqua

di Claudio MAGNOLI

rito delle ceneri

Da circa 14 secoli la Quaresima romana inizia con il mercoledì che precede la sesta domenica prima di Pasqua. Questo giorno è chiamato “delle Ceneri”, perché, da più di un millennio, la benedizione delle ceneri e la loro imposizione sul capo dei fedeli sono parte integrante della messa d’inizio Quaresima. Non così è stato per la Quaresima ambrosiana, che ha custodito fino a oggi l’ingresso festivo domenicale, rimandando al lunedì il primo vero giorno penitenziale, in obbedienza alla regola dettata da sant’Ambrogio che «in Quaresima si digiuna tutti i giorni, eccetto il sabato e la domenica».

Quanto al rito delle ceneri, il cui contesto originario era stato il primo giorno delle litanie triduane celebrate nella prima parte della settimana dopo l’Ascensione, esso non divenne mai un elemento liturgico di primo piano. L’influsso romano si fece però sentire anche a Milano e così si sviluppò la consuetudine di imporre le ceneri il primo lunedì di Quaresima o, derogando al principio che esclude forti gesti penitenziali di domenica, al termine delle sante messe della «domenica all’inizio di Quaresima», con un rito contiguo alla celebrazione eucaristica, ma da esso adeguatamente distinto.

Seguendo un criterio genuinamente liturgico, volto a salvaguardare il valore festivo della domenica, il Messale ambrosiano in vigore continua a indicare nel primo lunedì di Quaresima (al termine della santa messa o in un’apposita liturgia della parola), il giorno dell’imposizione delle ceneri, senza tuttavia escludere, per ragioni pastorali, una sua possibile anticipazione al termine delle messe domenicali, a esclusione della messa vigiliare del sabato, celebrata in un clima esterno ancora tutto carnevalesco.

Fino alla recente riforma conciliare l’imposizione delle ceneri era accompagnata dalle parole: «Ricòrdati che sei polvere e in polvere tornerai». Tratte dal libro della Genesi (Gen 3,19), queste parole invitavano a meditare sulla finitezza dell’uomo a causa del suo peccato. L’intento di questa meditazione non era però quello di ingenerare sentimenti di sconforto e di disperazione. Al contrario, l’attivazione di uno sguardo realistico sul poco o nulla di cui siamo fatti doveva indurre a maturare la decisione di intraprendere un energico cammino di liberazione dal male per aprirsi con fiducia alla promessa di Gesù: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà» (Gv 11,25).

Il Messale in vigore conferma le parole tradizionali e il loro valore, ma offre una possibile, e in certo modo preferibile, alternativa: «Convertitevi e credete al Vangelo». Con queste parole viene riproposto, in avvio di Quaresima, l’invito con cui Gesù, secondo l’evangelista Marco (Mc 1,15), diede inizio alla sua predicazione in Galilea, e l’imposizione delle ceneri, frutto della combustione degli ulivi benedetti nella precedente domenica delle Palme, richiama il cammino penitenziale necessario per un’autentica conversione del cuore e per una piena accoglienza del Vangelo come norma di vita. Entrambe le formule parlano un linguaggio severo, ma pieno di forza e di saggezza, per chi – come dice una delle preghiere di benedizione delle ceneri -, attraverso l’itinerario spirituale della Quaresima, desidera giungere interiormente rinnovato a celebrare con gioia la Pasqua del Signore.

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