Redazione

di Franco Agnesi
Prevosto a Cesano Boscone, già provicario generale della diocesi di Milano

«E’ più facile fare le cose difficili». Ripensando agli anni trascorsi con l’Arcivescovo Martini, sia i primi quindici da prete con incarichi “diocesani”, sia nella quotidianità della vita comune degli ultimi sette, dal cuore mi è tornata alla mente questa sua parola, rivolta ai giovani durante una meditazione. Il tono di questa parola risuonava nello stesso tempo entusiasmante e pacificante: è più facile fare le cose difficili perché il nostro cuore è fatto per le cose grandi, la mediocrità non è per noi!

Ricordo ancora la prima impressione che ebbi quando venne nel Seminario di Saronno nel febbraio del 1980, per il primo incontro con i seminaristi e gli educatori: ci coinvolgerà e ci farà lavorare tanto. La pacatezza e la serenità con cui affrontava i problemi e l’intelligenza con cui sapeva cogliere i nodi da scogliere, facevano venire il desiderio di mettersi con fiducia e coraggio nel lavoro apostolico, senza ansie, senza risentimenti, con la certezza – dirà più tardi con una delle “professioni di fede” più famose – che lo Spirito c’è e sta operando, arriva prima di noi, lavora più di noi e meglio di noi.

«E’ più facile fare le cose difficili». Forse è una traduzione spirituale del suo motto episcopale “pro veritate adversa diligere”. Di fatto, mi hanno sempre colpito la sua curiosità e il suo desiderio di entrare nelle situazioni più intricate e complesse, a volte con un coraggio che solo un gesuita abituato a camminare a piedi da solo in mezzo ai disagi può trovare.

Quella volta che in Duomo, nella prima sciagurata guerra del Golfo, gridò la preghiera di “intercessione” e ci spiegò che intercedere significava mettersi in mezzo con le mani sulle spalle dei due contendenti, l’Arcivescovo svelò un tratto del suo stile, che avevamo visto tante volte incompreso, ma che avremmo visto tante altre volte in seguito realizzato nei rapporti interpersonali, nei conflitti ecclesiali, nei momenti dello smarrimento civile, fino alla scelta annunciata e realizzata di andare a Gerusalemme.

«E’ più facile fare le cose difficili». Questa parola, per me, è risuonata tante volte come consolazione. Lavorare con lui significava sentirsi protetti nelle paure e incoraggiati nelle difficoltà. Sempre, però, con realismo e humor. Quando mi capitò di confidargli che avevo paura ad iniziare il compito di provicario e temevo di sbagliare, mi rispose, sorridendo, più o meno così: di solito noi sbagliamo nel 40% dei casi…, ma per il 60% dobbiamo avere fiducia. E poi aggiunse: prima di iniziare una cosa nuova abbiamo paura perché ci sentiamo come un pugile che deve affrontare un combattimento e pensa ai colpi che riceverà! Ma quando comincia il combattimento i colpi si scambiano e quelli che si ricevono fanno meno male… Mi ha detto anche tante altre cose intelligenti, ovviamente. Ma queste mi sono rimaste impresse… Spero che il cardinale Martini mi perdoni ancora una volta!

«E’ più facile fare le cose difficili». Mi sono domandato dove stava il segreto di questa serenità fiduciosa e coraggiosa. Ricordo quante volte, uscendo dal suo studio, comunicava a monsignor Giudici e a me che aveva trovato “una icona evangelica” per interpretare quel fatto o per suggerire una strada da percorrere o per sentirsi interpretati e consolati dal Signore. Ecco: la Lectio divina è il segreto. Abbiamo tante volte parlato della Scuola della Parola come proposta innovativa del cardinal Martini, si è scritto molto sulla sua teologia e sulla sua pastorale, ma poco si è scritto della “sua Lectio divina ” e della sua preghiera quotidiana.

Nel grande corridoio dell’arcivescovado, opposto alla Cappella, c’è il busto di bronzo del cardinale Schuster che prega con le mani giunte, e al povero passante ricorda l’ascesi e la fedeltà agli impegni sacerdotali. Quando ricordo quel luogo, vedo anche l’Arcivescovo Martini che cammina in preghiera, in compagnia di un personaggio della Bibbia con cui discorre e che lo conduce attraverso la lectio, la meditatio, l’ oratio e la contemplatio… a sentire il Signore che gli dice: «E’ più facile fare le cose difficili!». Grazie Eminenza.

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