Redazione

di Enzo Biagi

E’ molto alto, un po’ piegato su se stesso, affabile, i modi assai misurati; ma senti che c’è in lui qualcosa di diverso, e di più.

La fermezza, ad esempio, e una visione che gli fa accettare il dolore, perché poi verrà la pace. Il gusto di una solitudine che è ricerca delle vere ragioni. Un’esistenza che ti fa venire in mente certi santi eremiti, che si chiudevano nel buio e nel silenzio di una grotta, per sentire meglio la voce del cielo, e ammansivano le belve.

Lo incontrai per la prima volta parecchi anni fa quando era Rettore dell’Università Gregoriana, ma stava per fare un viaggio a Milano, dove lo aspettavano più di mille parrocchie da amministrare. Un impegno che toccava a quel severo e umano sacerdote che aveva scelto lo studio e il raccoglimento e non aveva pratica di governo, perché aveva trascorso la sua vicenda nelle aule severe della Compagnia di Gesù.

Nello studio dalle pareti ricoperte di legno e di libri non arrivava il rumore della strada, due quadri riproducevano volti ispirati che sicuramente avevano il nome nel calendario e la conversazione, senza impaccio, aveva toccato argomenti piuttosto insoliti: quando mai ci si occupa della propria anima?

Mi parlò anche dei suoi parenti con tenerezza, li aveva lasciati dopo la licenza liceale, per far voto di castità, di povertà e di obbedienza, al Papa in particolare. Me lo avevano descritto come uno studente ordinato, preciso, intelligentissimo, uno sportivo che si esibiva anche in teatro: fu Thomas Beckett, nella poetica rappresentazione di Eliot; forse un annuncio.

Un giorno anche lui avrebbe portato la mitria. Non ci sono molti aneddoti nella sua avventura, perché i contrasti, o le lotte, si svolgono nel segreto delle coscienze. Sua Eminenza Martini può predicare e conversare in francese, in inglese, in tedesco, in spagnolo, in greco moderno, legge anche il copto, il siriano, l’amarico e l’arabo.

Al grande studioso di testi sacri ho chiesto che cosa possiamo imparare dalla Bibbia: «Tutto. Quelle realtà fondamentali che costituiscono la possibilità di superare l’ansia della fine e di dedicarci in libertà di cuore, al prossimo, la certezza che Dio costruisce un popolo che cresce nella storia e del quale siamo chiamati a far parte».

Il cardinale Carlo Maria Martini ha lasciato la diocesi di Milano, dove ha goduto di rispetto e di considerazione per la cultura e i modi, ma soprattutto per lo spirito di carità.

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