Punta a stimolare cammini di riconciliazione il nono convegno promosso a Barzio dal Centro studi psicanalisi del rapporto di coppia e dall’Associazione italiana psicologi e psichiatri cattolici

divorziati

È giunto alla nona edizione il tradizionale convegno sulla famiglia promosso dal Centro studi psicanalisi del rapporto di coppia di Cremeno (Lc) e di Milano e dall’Associazione italiana psicologi e psichiatri cattolici, sezione Lombardia: si terrà a Barzio sabato 30 luglio, dalle 9.30 alle 13, presso il centro parrocchiale Sant’Alessandro (via Parrocchiale 4). L’ingresso è libero e l’invito è rivolto a coppie, genitori e nonni che desiderano coltivare la consapevolezza critica della loro responsabilità, a operatori pastorali e responsabili di associazioni che si rivolgono alla famiglia.

«Famiglia palestra di perdono?» è il titolo scelto, perché proprio il perdono «è il nodo decisivo dell’amore famigliare». In realtà prende spunto da un’espressione di papa Francesco, ma gli organizzatori hanno volutamente aggiunto il punto di domanda, «perché il perdono è tanto necessario quanto difficile o addirittura potrebbe sembrare, in non poche circostanze, impossibile».

La famiglia è l’ambiente vitale originario dove si configura la grammatica degli affetti, si plasmano i gesti e gli atteggiamenti decisivi del vivere e si apprende la vita buona del Vangelo, gustandone il senso e il sapore. Ma tutto questo è reso possibile e praticabile se la vita della famiglia tra un padre, una madre, i figli, i nonni, i parenti e gli amici, è una vita promettente che sa superare i litigi, le discordie e le divisioni nel perdono. Il perdono non è qualcosa di superfluo o facoltativo, anzi è assolutamente necessario per vivere e coltivare legami d’amore, non solo all’interno della famiglia, ma anche nelle relazioni sociali. Chi non impara anche a perdonare, rimane al di fuori dell’esperienza del vivere legami belli e duraturi, i soli che liberano dalla paura della solitudine e alimentano la speranza.

Il perdono, quindi, «non è una teoria, ma una pratica, anzi è uno stile di vita, da offrire attivamente, ma anche da saper ricevere passivamente». È l’unica alternativa al risentimento che distrugge e ammala: «Da una parte, esige prontezza, reazione immediata, come quando si cerca di rimarginare una grave ferita, ma, dall’altra, spesso richiede un lungo percorso e una lunga attesa». «Attraverso l’ascolto, il confronto, il dialogo e la creatività dei partecipanti – concludono gli organizzatori – si spera di attivare cammini di riconciliazione».

Il programma

Dopo i saluti di don Enrico Parolari, prete e psicoterapeuta del Seminario arcivescovile di Milano, aprirà i lavori Rossella Semplici, psicologa clinica (Milano) che traccerà la cornice del tema in chiave educativa («Palestra di perdono per “piccoli e grandi”»). Seguirà l’intervento di Gianni Bassi e Rossana Zamburlin su «Rapporto di coppia fra litigi e perdono…», per concludere la prima parte della mattinata con uno sguardo inter-generazionale da parte di Quirino Quisi e Maurizio Rampazzo che parleranno delle «Controversie ereditarie: risentimenti, vendette… e cose più sensate».

Dopo il break nello scenario delle Grigne, l’attenzione si rivolgerà all’inevitabile profilo sociale del perdono con Laura Maninchedda su «Verità, giustizia e perdono nelle relazioni interpersonali e sociali», mentre Mariarosa Cusmai affronterà la drammatica questione dei figli dei desaparesidos adottati dai militari («Giustizia e verità: Una testimonianza dopo 40 anni dal golpe militare in Argentina»). Il convegno si concluderà con la relazione di Adele Colombo in chiave teologica dal titolo «Cristo Gesù: modello e fonte di perdono…».

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