Il rettore dell'Università Cattolica Lorenzo Ornaghi ha inaugurato l'anno accademico alla presenza dell'Arcivescovo Angelo Scola e del presidente dell'Istituto "Giuseppe Toniolo" il cardinale Dionigi Tettamanzi. In allegato il testo della prolusione

Luisa BOVE

scola

Questa mattina il Magnifico Rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore Lorenzo Ornaghi ha inaugurato ufficialemente l’anno accademico 2011-12 alla presenza del cardinale Dionigi Tettamanzi, presidente dell’Istituto “Giuseppe Toniolo”, e del cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano.

Nel suo lungo discorso in un’aula magna gremita di docenti, studenti e personale dell’ateneo milanese, il rettore Ornaghi ha ripetuto più volte che la Cattolica, «vuole essere un laboratorio vivo di cultura viva». E in effetti lo conferma l’offerta formativa dell’università è sempre molto alta, con i suoi 43 corsi di laurea triennale, 39 magistrale, 5 a ciclo unico e oltre 100 master, ai quali si aggiungono 49 scuole di specializzazione, 17 di dottorato e 3 corsi di dottorato.

Nonostante la crisi economica e le mille difficoltà, c’è stata una «crescita delle immatricolazioni» pari al 3% nelle sole sedi di Milano, Brescia e Piacenza-Cremona; si è registrato un incremento anche degli studenti stranieri passati da 2.116 a 2.381. Inoltre sono state alte le possibilità di trovare lavoro entro un anno per i neo laureati: nel 2009 le percentuali si sono attestate tra il 72,5% e l’82%. Ma la vera novità per dare sbocchi occupazionali ai giovani è la creazione di una «piattaforma web», ha detto Ornaghi, «che faciliterà l’incontro tra domanda e offerta di lavoro».

Non mancano naturalmente le «attività di sostegno al diritto allo studio», dichiara il rettore, «sono circa 3.700 gli studenti esonerati dal pagamento delle tasse di iscrizione, altri 6.000 fruiscono di ulteriori agevolazioni economiche specifiche, mentre servizi particolari sono riservati a favore di 432 studenti con disabilità». Altri 9 mila universitari ricevono forme di sostegno economico diversificate, senza contare borse di studio e premi. Questo e altro ancora conferma che la Cattolica non è un’università di èlite, ma «popolare», ha puntualizzato Ornaghi.

Anche rispetto alla ricerca scientifica la situazione è migliorata: i progetti finanziati sono passati da 9 a 15 e con «un raiting di successo del 39,47%» a fronte dell’11,23% a livello nazionale. Inoltre l’ateneo di largo Gemelli darà «un fattivo contributo culturale e progettuale a Expo 2015» attraverso la creazione di ExpoLab, un apposito centro di ricerca pluri e interdisciplinare.

Non va certo sottovalutato neppure l’aspetto di «internazionalizzazione», a partire dal progetto Africa Scholarship che ha permesso a 37 studenti africani di partecipare a corsi di laurea e master, mentre 39 universitari hanno preso parte a progetti umanitari in Africa, America Latina, India e Sud-est asiatico. Inoltre si è appena costituito il Centro per l’Internazionalizzazione dell’Higher Education.

Quello che oggi il rettore Ornaghi si augura è che non venga mai meno «l’apertura al mondo costitutiva del metodo stesso con cui dobbiamo formare i nostri studenti». Lo scopo ultimo è «educare i giovani a far sì che essi siano, già da ora e non in un incerto futuro sempre procrastinabile, i veri protagonisti di quello “stare insieme” sociale, economico, politico, senza il quale ciò che è vecchio si perpetuerebbe camuffando come “nuovo” il peggio di se stesso».

Le sorti dei giovani stanno a cuore anche all’Istituto “Giuseppe Toniolo” presieduto dal cardinale Dionigi Tettamanzi che non nasconde «la gravità, con aspetti talvolta veramente drammatici, della situazione finanziaria, economica, sociale e politica».

In questo senso non manca da parte del’Istituto, «ente garante e promotore dell’Università Cattolica», il sostegno agli astudenti per esempio attraverso il “Progetto Giovani”, borse di studio e le attività educative e proposte culturali all’interno dei collegi universitari.

Tettamanzi lancia tre «attenzioni»: che la Cattolica sia una «comunità autentica e compatta al suo interno» (tra docenti, studenti e personale), ma anche «aperta nel suo rapportarsi con la comunità ecclesiale» come pure con quella «civile». Guardando ai giovani, il presidente dice che «vanno amati di più e quindi più stimati e valorizzati»; infine invita a un’attenzione tutt’altro che scontata, cioè «l’ispirazione cristiana propria di questa nostra Univeversità Cattolica» sapendo che «non è ostacolo e freno, né tanto meno negazione, ma radice viva e forza propulsiva di un’umanizzazione più ampia e profonda possibile».

La prolusione dell’Arcivescovo

A chiudere la cerimonia di inaugurazione del 91° anno accademico dell’ateneo milanese è stato l’arcivescovo Angelo Scola, con una prolusione “alta” e impegnativa dal titolo “L’Università e la Nuova Evangelizzazione. Per una presenza stabile, pubblica e universale del pensiero cristiano”. Cita papa Benedetto XVI che in più occasioni ha definito la Cattolica «casa» e «dimora della verità». E aggiunge: «L’università non è precario luogo di passaggio, ma ambito ecclesiale e culturale ben definito».

L’Arcivescovo di Milano si è poi soffermato sul valore della «conoscenza» e soprattutto sul fatto che «non deve essere trattenuta» per non di finire «soggetta a manipolazioni» o intesa «in modo riduttivo». In questo senso il pensiero cristiano, di cui si fa portatrice l’Università Cattolica, ha «un carattere pubblico» come diceva anche Bontadini parlando del sapere. E per rafforzare questa sua convinzione Scola cita anche i teologi Balthasar e Newmann, aggiungendo che occorre però «un’apertura e una simpatia verso la realtà» perché «c’è vera conoscenza se c’è vero coinvolgimento con la realtà».

Ma il sapere cristiano deve avere anche una presenza «stabile», per questo l’Arcivescovo guarda con favore «alla quotidiana convivenza tra docenti, studenti e personale» e non nasconde un po’ di «nostalgia» per ciò che avviene per esempio nelle università americane. «La comunicazione del sapere», insiste ancora il cardinale Scola, «passa dal contatto vitale con i maestri». Certo i maestri non hanno risposte pronte, ma devono dare testimonianza, poi maestri e discepoli (o se vogliamo, docenti e allievi) «ricevono insieme il dono della risposta» attraverso un «dialogo profondo». Non a caso nel Medioevo i discepoli si chiamavano “socii”.

E se Ornaghi e Tettamanzi hanno parlato di «internazionalizzazione» e «apertura», l’arcivescovo Scola sottolinea il carattere «universale» del sapere. E non ha dubbi: «L’Università Cattolica permette alla Chiesa un dialogo con tutte le culture» e aggiunge: «La fede e l’intelligenza della fede ha la capacità di incontrare ogni cultura e di apprezzarla».

Il Cardinale ha voluto infine ricordare «l’importanza dell’Università Cattolica per la nuova evangelizzazione», che sta tanto a cuore a Benedetto XVI come già a Giovanni Paolo II. L’ateneo milanese come «soggetto comunitario e personale di nuova evangelizzazione» può dare uno «specifico e insostituibile apporto al sapere pubblico, stabile e universale». E conclude: «Tutte le scienze concorrono a un compito di riflessione», specie «in questo travagliato inizio di terzo millennio». 

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