Don Piero Altieri: ''Innanzitutto, c'è la gioia, quando celebrerò la messa in cattedrale, di poter di nuovo nominare il Pontefice, Francesco''. L'auspicio: ''Vorrei che Papa Francesco servisse il Vangelo, riportandolo alla sua radicalità''

di Gigliola ALFARO
Agenzia Sir

papa francesco

Quando è apparso al balcone delle benedizioni, Papa Jorge Mario Bergoglio, piazza San Pietro è esplosa per la gioia. Un momento emozionantissimo per ogni cristiano. Ma come ha vissuto l’elezione del nuovo Papa un anziano sacerdote? Lo abbiamo chiesto a don Piero Altieri, canonico della cattedrale di Cesena e per oltre 40 anni direttore del “Corriere Cesenate” (settimanale della diocesi di Cesena-Sarsina).

Come sacerdote, cosa ha provato a sentire l’“Habemus Papam” e sapere che è stato scelto Jorge Mario Bergoglio?
Dal 1° marzo, come sacerdote, mi sentivo a disagio la mattina, quando celebravo la messa e dovevo saltare il nome del Papa. Innanzitutto, c’è la gioia, quando celebrerò la messa in cattedrale, di poter di nuovo nominare il Pontefice, Francesco.

Cosa pensa della scelta del nome? Per la prima volta abbiamo un Papa di nome Francesco.
Mi sarei aspettato più facilmente la scelta di questo nome, se fosse stato eletto Papa il cardinale di Boston, Sean O’Malley. Bergoglio, invece, è un gesuita. Cosa vuol dire, allora, questo nome? Da tempo si parla di nuova evangelizzazione. Andando indietro nel tempo, nel Medioevo, c’è stato un momento di grande crisi della cristianità, una società che rischiava di perdere la fede nel cuore e nell’agire degli uomini. Allora c’è stato il “Vangelo sine glossa”, predicato, annunciato, testimoniato da Francesco. Quindi, la scelta del nome di Francesco mi sembra molto significativa nel nostro tempo, perché indica che anche oggi c’è bisogno di evangelizzare. È un segnale che il nuovo Papa vuole dare per un ulteriore impulso a questo cammino della nuova evangelizzazione che il Pontefice emerito Benedetto XVI ci aveva proposto. Papa Francesco ci invita a percorrere questa via della fede, a partire da Roma, come punto di riferimento storico del cristianesimo, che si è diffuso poi nel Vecchio Continente e sulle sponde del Mediterraneo. Papa Bergoglio è un gesuita: all’indomani della frattura operata a causa della riforma protestante, proprio i missionari della Compagnia di Gesù hanno portato l’annuncio del Vangelo non solo in Europa, ma anche nel nuovo mondo, nelle Americhe, nelle Indie, in Cina, in Giappone.

Oltre alla novità del nome, è stata anche la prima volta che un Papa ha pregato, al momento del saluto iniziale, con un Padre Nostro, un’Ave Maria e un Gloria: per lei questo cosa ha significato?
All’inizio papa Bergoglio era molto serio, poi dopo, quasi da buon parroco, potremmo dire, o meglio da buon vescovo, ci ha invitato a pregare. Ci ha fatto pregare! Immagino che il maestro delle cerimonie pontificie sia stato preso un po’ alla sprovvista, quando ha capito che non riusciva più a “controllare”Papa Francesco, secondo il protocollo. Ho trovato anche “rivoluzionario”che, oltre a pregare insieme, ci abbia chiesto di pregare per lui, facendo silenzio. Ed è stato bellissimo che piazza San Pietro e via della Conciliazione, stracolme di gente, come tutte le persone collegate grazie ai mezzi di comunicazione da tutto il mondo si siano fermate in un religioso silenzio a pregare per il Papa. C’è stato silenzio e ognuno ha pregato, a modo suo, per il nuovo Successore di Pietro. Io stasera sono a casa di mio cognato: ci siamo messi tutti in piedi a abbiamo pregato. Anche quando, alla fine, Papa Francesco ha detto “domani ci rivedremo”, ci ha proposto un cammino come ha fatto Gesù, duemila anni fa, con i discepoli. Certamente, dopo lo scossone profetico che Benedetto XVI ha dato con le sue dimissioni, il Papa dovrà mettere ordine nella curia, ma soprattutto dovrà attingere alla collegialità del governo della Chiesa. E mi sembra che con questi gesti abbia già dato dei segnali.

Papa Francesco ha anche parlato del “cammino” da fare insieme come vescovo di Roma e come popolo, un cammino di fratellanza, amore, fiducia reciproca, nella preghiera l’uno per l’altro. Come sacerdote come coglie questo invito?
A me ha colpito molto quando il Papa emerito Benedetto XVI ha parlato delle divisioni che deturpano il volto della Chiesa. Papa Francesco non è tornato esplicitamente su queste piaghe, ma, dicendo di avere fiducia gli uni negli altri e di volerci bene, è come se avesse detto che possiamo superare la crisi e servire il Vangelo nella misura in cui ci sentiamo uniti al Signore, nella fratellanza, amore e fiducia reciproca.

Lei cosa vorrebbe che realizzasse questo Papa?
Come sacerdote, ma condividendo certamente questo desiderio con tutto il popolo di Dio, vorrei che papa Francesco servisse il Vangelo, riportandolo alla sua radicalità, senza tante sovrastrutture che si sono incrostate nella nostra vita e prima ancora nella nostra educazione, tarpando un poco quella libertà che il Signore ci ha donato. Come si è presentato stasera Papa Francesco, in questo senso, promette bene. Sembrava di vedere, per certi aspetti, la simpatia di Giovanni Paolo I e la bonomia di Giovanni XXIII. È stato bello sia come ha esordito stasera, con un semplice buona sera, e come ha salutato, con un altrettanto semplice buona notte, annunciando poi il desiderio di voler andare a pregare la Madonna perché custodisca tutta Roma. Mi è piaciuto anche che il Papa abbia voluto subito connotare questo servizio petrino alla Chiesa di Roma.

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