L’istituzione da parte di papa Francesco nella Lettera apostolica «Antiquum ministerium» riconosce in primo luogo la responsabilità di tutti nella missione evangelizzatrice

di don Antonio COSTABILE
Responsabile del Servizio per la Catechesi

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Una Quattro giorni catechisti

La Lettera apostolica di papa Francesco in forma di Motu Proprio «Antiquum ministerium», con la quale si istituisce il ministero del catechista, contiene un primo sguardo storico sulla figura assimilabile a quella del catechista a partire dal Nuovo Testamento fino al Concilio Vaticano II e ai molteplici documenti pontifici, del Sinodo dei Vescovi e Conferenze episcopali di singoli Paesi, oltre al Direttorio per la Catechesi. Si giustifica la scelta di un ministero del catechista istituito come il frutto di un riconoscimento di fatto da lungo tempo di tale ministero nella Chiesa. (n. 1-4) Diverse ragioni sono ricordate come pastoralmente sostenibili per l’istituzione di tale ministero.

Il primo riguarda il necessario impegno del laicato nell’opera di evangelizzazione (Concilio Vaticano II, Ad Gentes n. 17). Oggi si rende ancora più urgente questa scelta nella fedeltà al passato e per la responsabilità del presente circa la missione evangelizzatrice di tutta la Chiesa nel suo insieme e dei suoi membri.

È compito dei Pastori sostenere e arricchire la vita della comunità cristiana perché svolga a pieno la sua missione, riconoscendo ministeri laicali «capaci di contribuire alla trasformazione della società attraverso la penetrazione dei valori cristiani nel mondo sociale, politico ed economico». (n.5)  

La funzione peculiare del catechista in armonia con altri servizi e ministeri presenti nella comunità cristiana (n.5-6) richiede competenza nella trasmissione della fede, una trasmissione che si sviluppa in diverse tappe: primo annuncio, istruzione che introduce alla vita nuova in Cristo mediante i sacramenti dell’Iniziazione cristiana, formazione permanente.

Già San Paolo VI aveva indicato più volte alle Conferenze episcopali di ogni paese la necessità d’istituire il ministero del catechista (cfr Evangeli Nutiandi). Anche Papa Francesco aveva già ripreso più volte questa urgenza (Evangelii Gaudium, 102). (n.7)

Nel documento viene riconosciuta una forte valenza vocazionale al servizio del catechista (n.8) perché sia istituito ufficialmente il ministero laicale di catechista. Vengono invitate le Conferenze episcopali a stabilire l’iter formativo e i criteri normativi per potervi accedere. Viene quindi riconosciuto ampiamente il valore e la necessità che ufficialmente venga istituzionalizzato il ministero di catechista.

Generare e accompagnare nella vita cristiana è compito di ogni comunità cristiana. Il catechista si mette al servizio della maternità stessa della Chiesa, che accoglie, avvia e prende per mano lungo l’itinerario dell’iniziazione cristiana.

Il rimando al Direttorio per la Catechesi (n.113) permetterà di comprendere più ampiamente e in modo più articolato i tratti della figura ecclesiale del catechista.

A conclusione del testo si delega alle singole Conferenze episcopali il compito di stabilire l’iter di formazione e i criteri per la scelta per accedere al ministero di catechista. L’auspicio è che quanto già più volte indicato dopo il Concilio Vaticano II, ma di fatto non attuato, si realizzi.

Occorre comunque sottolineare che anche in questo documento papa Francesco sollecita la Chiesa intera a dare forma sempre più viva e reale a una comunità cristiana tutta ministeriale e a superare un certo clericalismo ancora molto presente, perché sia possibile costruire una Chiesa che valorizza la ricchezza dei doni di ciascuno e dei servizi svolti per il bene di tutti, ritrovando il gusto e la gioia di annunciare il Vangelo.

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