Nel percorso di avvicinamento alla Settimana sociale dei cattolici raccontiamo il caso della cooperativa di Calolziocorte

di Annamaria BRACCINI

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Gli addetti de “Il Grigio” al lavoro

Un impegno a non sprecare il cibo, a rendere fruibili le eccedenze alimentari per chi ne ha più bisogno, creando posti di lavoro, utilizzando macchinari all’avanguardia, ma anche tanta fantasia e voglia di fare bene il bene. La Cooperativa «Il Grigio», nata da una costola della vecchia Cooperativa «Don Bosco», sorta nel 1996 per l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate, ha la sua sede operativa a Calolziocorte, in provincia di Lecco, ed è una delle realtà che concretizzano al meglio quanto auspica la 49esima Settimana sociale dei cattolici italiani. Racconta il presidente Francesco Manzoni: «Con diverse competenze, avevamo creato una cooperativa nel nome di don Bosco. Da lì siamo partiti con piccole lavorazioni negli assemblaggi e con la manutenzione del verde, fino a crescere anche a livello industriale. Poi, come tutti, abbiamo iniziato a soffrire la crisi e siamo passati alla ristorazione e al catering, che permettevano di dare più possibilità alle persone che arrivavano, anche se non avevano grandi competenze o capacità. Nel 2004 ci siamo buttati in questa sfida che ci ha cambiati: abbiamo acquistato un grande ristorante. Conoscevamo già don Luigi Melesi, cappellano della casa circondariale di San Vittore e, così, abbiamo cominciato a lavorare con chi usciva dal carcere, offrendo loro un’occupazione»

Nel 2015 la svolta con Expo e Caritas ambrosiana. Continua Manzoni: «Avendo a disposizione un capannone e spazi, abbiamo iniziato per la Caritas i primi recuperi delle eccedenze alimentari di Expo. Questo ci ha permesso nel 2018 di entrare in contatto con SoGeMi (la società che gestisce l’Ortomercato) e di recuperare quantità più importanti di prodotti non consumati, per lavorarli. Tutti i nostri prodotti, infatti, portano il marchio “Re.Al”, che sta per Recupero eccedenze alimentari».

Virtuosa la filiera: «Con un furgone andiamo all’Ortomercato, spesso anche tutti i giorni. SoGeMi ci ha riservato un punto di stoccaggio per il materiale che recuperiamo all’interno dei vari magazzini tramite un accordo con la Caritas. Lì facciamo una prima cernita dei prodotti, poi presso la nostra sede operiamo una lavorazione più mirata, mettendo gli alimenti in vasche apposite per lavare e disinfettare e quindi passiamo alla cottura. Stabiliamo anche quale sia la ricetta migliore, in base ai singoli prodotti, perché si arrivi a un cosiddetto “semilavorato” che può essere consumato in vari modi. Utilizziamo le eccedenze di verdura e frutta, ma i nostri sovvenzionatori ci hanno promesso un pastorizzatore per realizzare anche conserve e confetture».

Poi, naturalmente, c’è la distribuzione dei compostati «agli Empori della solidarietà, a partire dalla Zona di Lecco fino al territorio dell’intera Diocesi». Insomma, una sinergia «buona» che coinvolge la trentina di aziende presenti nell’Ortomercato che donano, sostenitori come Fondazione Cariplo, Fondazione Comunitaria del Lecchese e Rotary club di Lecco (i cui finanziamenti hanno permesso di acquistare quanto è necessario per confezionare l’ultimo prodotto, bottiglie di passata di pomodoro da mezzo litro) e chi lavora nella cooperativa. 30 assunti di cui 7 impegnati con le eccedenze anche se – come sottolinea il presidente – «riuscendo a ottenere borse-lavoro, abbiamo la possibilità di assunzioni».

Un’ultima curiosità. Perché «Il Grigio»? Perché era il nome del cane lupo che appariva a don Bosco, proteggendolo.

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