Ha fatto breccia nel cuore degli ambrosiani il fondo intitolato al Santo patrono dei papà e degli operai e dedicato a chi ha perso il lavoro a causa del Covid 19. Luciano Gualzetti: «Un segno molto incoraggiante. Credo che si sia compreso che da questa crisi si uscirà solo insieme e volgendo lo sguardo a chi è rimasto indietro».

Luciano Gualzetti

A poco più di un mese dal lancio, il Fondo San Giuseppe per chi ha perso il lavoro a causa del Covid 19 ha già superato quota 6 milioni di euro. Partito con una donazione iniziale di 4 milioni (2 offerti dalla Diocesi, 2 dal Comune), il fondo intitolato dall’Arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, al santo patrono dei papà e degli operai ha fatto breccia nel cuore degli ambrosiani. Soltanto le donazioni di fedeli e cittadini hanno superato il milione e mezzo di euro.

«Un segno molto incoraggiante – commenta Luciano Gualzetti, direttore della Caritas Ambrosiana -. Credo che si sia compreso che da questa crisi si uscirà solo insieme e volgendo lo sguardo a chi è rimasto indietro».

Settimana scorsa il Comitato di gestione ha anche analizzato le prime 96 domande e ne ha accolte 71 (il 73%). A 24 persone è già arrivato nei primi giorni dopo Pasqua il contributo direttamente sul proprio conto corrente o tramite un assegno consegnato dal parroco. Gli aiuti variano tra i 400 e gli 800 euro mensili a seconda della composizione del nucleo familiare.

«I profili delle persone che si sono rivolte al Fondo confermano un’impressione che avevamo avuto dall’inizio di questa pandemia: il virus è democratico ma i suoi effetti non lo sono affatto – osserva Luciano Gualzetti –. Guardando al mercato del lavoro pagano il prezzo maggiore proprio i meno tutelati: i precari, gli assunti in nero. I settori più colpiti paiono quelli dei servizi di cura alla persona e dell’accoglienza turistica e della ristorazione. Tra i beneficiari abbiamo colf e badanti, camerieri, addetti alle pulizie. Molte sono donne, perché queste mansioni in genere assorbono la forza lavoro femminile».

Il Fondo San Giuseppe si rivolge a disoccupati a causa della crisi Covid-19 (ad esempio dipendenti a tempo determinato cui non è stato rinnovato il contratto), lavoratori precari (contratti a chiamata, occasionali, soci di cooperativa con busta paga a zero ore), lavoratori autonomi. Per accedervi occorre essere stabilmente domiciliati sul territorio della Diocesi ambrosiana, essere disoccupati dal primo marzo 2020 o aver drasticamente ridotto le proprie occasioni di lavoro e non avere entrate familiari superiori a 400 euro mese a persona.

Dovendo intervenire prontamente per far fronte a un’improvvisa situazione di emergenza, la Diocesi di Milano ha ritenuto di non creare ex novo uno strumento d’intervento ma di appoggiarsi su quello che aveva già a disposizione. La testa e le braccia del Fondo San Giuseppe sono in realtà le stesse del Fondo Famiglia Lavoro. Il nuovo Fondo, infatti, opera attraverso i volontari dei centri di ascolto della Diocesi e gli organismi statutari (Consiglio di Gestione e Segreteria) che avevano già gestito il Fondo voluto la notte di Natale del 2008 dall’allora arcivescovo di Milano, Dionigi Tettamanzi, per far fronte alla crisi finanziaria di allora. L’iniziativa ha, infatti, carattere emergenziale e temporaneo ed è destina ad esaurirsi con la fine dell’emergenza, lasciando di nuovo spazio al Fondo Diamo Lavoro, lo strumento di politica attiva del lavoro, erede dell’iniziativa del cardinale Tettamanzi.

Sempre per affrontare l’emergenza, la Caritas Ambrosiana ha anche raddoppiato il Fondo di assistenza diocesano, dotandolo di 700mila euro. Le risorse, potranno essere impiegate nei prossimi tre mesi, per aiutare le famiglie a sostenere spese non procrastinabili: dalle bollette all’affitto. Le risorse saranno distribuite attraverso i centri di ascolto parrocchiali. Per accedere a tali aiuti si dovrà prendere contatto con il centro di ascolto della propria parrocchia e presentare la situazione di difficoltà. Le domande sono valutate dai volontari dei centri di ascolto e inviate al Siloe. I contributi erogabili a famiglia possono raggiungere una cifra massima di 2.500 euro.

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