Le parole di Benedetto XVI ai leader delle principali confessioni religiose mondiali riunite nella città di San Francesco a 25 anni dallo storico precedente voluto da Giovanni Paolo II

di Rita SALERNO

Meeting Assisi 2011
Assisi 27-10-2011 Papa Benedetto XVI, nella piazza di San Francesco, recita la preghiera con i capi delle altre religioni Ph: Cristian Gennari

«L’assenza di Dio porta al decadimento dell’uomo e dell’umanesimo» e non si può tacere che «la violenza come tale è sempre potenzialmente presente e caratterizza la condizione del mondo»: Benedetto XVI punta diritto al nocciolo del problema. Come Giovanni Paolo II, nel primo raduno mondiale di Assisi nel 1986, ricorda che «le religioni non possono mai essere motivo di violenza. Le fedi e il dialogo interreligioso sono e devono essere alla base della pace».

Papa Ratzinger si rivolge agli esponenti di tutte le religioni del mondo e a un gruppo di non credenti, a 25 anni dallo storico incontro voluto da Wojtyla nella città di San Francesco. Benedetto XVI e i circa trecento invitati sono giunti a bordo di un treno speciale che li ha riportati tutti in serata a Roma. Prende la parola per ultimo per denunciare i nuovi volti della violenza: il terrorismo, spesso motivato e giustificato dalla religione, e la negazione di Dio. Oggi come 25 anni fa, l’immagine è di uomini di fede riuniti nella Basilica di Santa Maria degli Angeli, con la novità della presenza dei non credenti. Benedetto XVI, parlando ai leadercristiani, ebrei, musulmani e delle altre fedi, delinea il profilo storico del 1986, quando il Muro di Berlino simbolicamente divideva ancora il pianeta in due blocchi contrastanti tra loro.

Il crollo di quella barriera dimostrò che la volontà dei popoli di essere liberi era più forte degli arsenali della violenza – aggiunge – e che, soprattutto, dietro il potere materiale non c’era più alcuna convinzione spirituale. Fu una vittoria della libertà, anche di poter credere, e quindi una vittoria della pace. L’oggi, però, presenta di nuovo minacce a questo grande bene: «Il mondo della libertà si è rivelato in gran parte senza orientamento, e da non pochi la libertà viene fraintesa anche come libertà per la violenza. La discordia assume nuovi e spaventosi volti e la lotta per la pace deve stimolare in modo nuovo tutti noi.Sappiamo che spesso il terrorismo è motivato religiosamente e che proprio il carattere religioso degli attacchi serve come giustificazione per la crudeltà spietata, che crede di poter accantonare le regole del diritto a motivo del “bene” perseguito. La religione qui non è a servizio della pace, ma della giustificazione della violenza».

Se, al contrario, sono il dialogo fra le religioni a prevalere e la comprensione a vincere e non l’odio, è la pace ad avere più chancedi radicarsi rispetto al conflitto. Come una melodia suonata a più mani, con lo “spirito di Assisi” a orientarne le note, i dieci leaderreligiosi che hanno preso la parola sotto le volte di Santa Maria degli Angeli hanno ribadito, con sottolineature diverse, lo stesso concetto di fondo per cui 25 anni fa il primo raduno pose le sue basi nella città di Francesco. Da Bartolomeo I, patriarca ecumenico di Costantinopoli, primo a inaugurare gli interventi della mattina – che ha voluto replicare a chi ha continuato a sostenere che gli incontri per la pace organizzati negli anni nella città francescana contengano una deriva sincretistica – fino al gran rabbino David Rosen, direttore del dipartimento per gli affari interreligiosi dell’American Jewish Committee, che dopo una profonda riflessione ancorata al tema biblico del pellegrinaggio, ha colto nell’itinerario dei raduni di Assisi le tappe di quell’universale cammino dell’uomo che tende verso la casa di Dio.

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