Don Mario Garavaglia, parroco di Sant’Ignazio di Loyola a Milano, dove sarà proposto un percorso nei “tempi forti” dell’anno

di Luisa BOVE

Don Mario Garavaglia

«Domenica scorsa in chiesa abbiamo venduto 200 copie della lettera pastorale dell’Arcivescovo – esordisce don Mario Garavaglia, parroco di Sant’Ignazio di Loyola a Milano (Zona I) -. Sono stupito perché a volte si vende immediatamente e altre volte no… Però mi pare che la gente abbia capito l’importanza di questa lettera e l’importanza di essere accompagnata nell’Anno della fede. Evidentemente è un punto scoperto dell’esperienza di ciascuno».

«Il 16 ottobre faremo un incontro aperto a tutti quanti desiderano partecipare rileggendo insieme la lettera dell’Arcivescovo e cercando di capire cosa significa Anno delle fede, che domanda è per noi, per la nostra vita, perché non è scontato». L’idea di don Garavaglia è di valorizzare due momenti: «Giovedì 11 ottobre vorremmo compiere un gesto in chiesa per ricordare l’Anno della fede e la domenica successiva consegneremo a tutti, distribuendolo a piene mani, un cartoncino con il testo del Credo sul quale poi rifletteremo durante la Quaresima».

Il cammino con gli adulti sarà scandito in tre periodi dell’anno: Avvento, Quaresima e mese di maggio. Sarà l’occasione per «rileggere insieme la lettera dell’Arcivescovo, soffermandoci innanzitutto sul testo del Credo». La domanda di fondo sarà: «Come le parole che riguardano la fede c’entrano con la vita quotidiana? e nel 2013 rileggeremo le fragilità sottolineate dall’Arcivescovo». «In particolare nel tempo pasquale – continua don Garavaglia – attraverso alcune testimonianze vedremo come la fede è capace di generare una pienezza umana nella vita delle persone, si potrebbero anche presentare esempi positivi di vita familiare o di dedizione al Signore».

A Sant’Ignazio preferiscono proporre un percorso nei «tempi forti» dell’anno, «quando le persone si sentono più interrogate e desiderose di essere aiutate a camminare», spiega il parroco. «Credo che questo possa essere un aiuto in due sensi: per chi ha qualche anno di più, come occasione di ripensare all’esperienza della fede; per gli altri, penso soprattutto ai genitori dei ragazzi che frequentano il catechismo, come possibilità di un annuncio. Mi piacerebbe fare un affondo sull’esperienza della fede, sul suo contenuto, per far vedere che l’esperienza della fede c’entra con la vita quotidiana di ciascuno di noi».

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