Le testimonianza di quattro dei 71 giovani che quest’anno hanno partecipato al cammino di discernimento vocazionale e che oggi hanno incontrato il cardinale Scola

Gruppo samuele

Oggi pomeriggio il cardinale Scola ha incontrato i 71 giovani che hanno partecipato al cammino del Gruppo Samuele. Al termine della giornata la consegna nelle mani dell’Arcivescovo della lettera di «fruttificazione», che esprime la propria scelta di vita cristiana. Pubblichiamo le testimonianze di quattro di loro.

In compagnia di Gesù

Ho 26 anni e mi sono laureato in Economia lo scorso febbraio e, dopo qualche mese sabbatico trascorso all’estero, da dicembre sono inserito nel mondo del lavoro. Cresciuto in oratorio, sono ancora impegnato come educatore; seppur ultimamente solo per poche ore, alla sera, nei weekend, lo riconosco come luogo-incontro fondamentale nella mia vita, capace di riempire e stimolare ogni volta.
Spinto dalla grande, a volte soffocante, ma spronante, sete di Verità, lo scorso anno ho iniziato questo cammino. Il desiderio di riscoprire chi e cosa mi assi-cura nella vita è stato motivo di questo, alle volte non nego arduo, anno che è trascorso. Dall’«eccomi» di Samuele, ai «cinque pani», al «lo avete fatto a me». Sono stato, siamo stati, in compagnia di Gesù, il Risorto, il Figlio di Dio. Alcune volte dall’aurora al tramonto. Altre, in poche, ma così cariche ore della domenica. Libertà, storia, relazione, amore, vocazione, Chiesa, mondo. Sette parole: in cui ho racchiuso e sperimentato la confortante bellezza di sforzarsi a leggere i sapori della vita e di leggerli alla luce del Vangelo. In ascolto; davanti alle così tanto rispondenti e sempre provocanti parole di guida. In ginocchio; davanti al Signore, Crocifisso, sullo sfondo, tra pensieri e ricordi, e Signore eucaristico, in primo piano, tra propositi e desideri. Seduto in cerchio; a riscoprire la ricchezza motrice del confronto sincero con l’altro, le cui storie e seti diventano presto care perché simili in qualche modo alle proprie. Di fronte a un sacerdote; per raccontarsi e farsi raccontare nella spiritualità.
Ho spesso pensato e molto pregato. Come proposito il riconoscere e interpretare le tracce e i numerosi interroganti segni lasciati nel quotidiano, che fanno fermare; per capire, per riflettere. Come proposito l’essere incoraggiato a dirigere i miei passi verso quella gioia piena e vera che è vocazione. Così ho chiesto nella preghiera del Gruppo Samuele. L’esercizio non è facile. Ma sprona, smuove, migliora. Scegliere è decidere, decidere è anche recidere. In questi ultimi tempi ho spesso pregato per il dono del coraggio. La forza di cuore, che scopro sempre più necessaria, non solo e soltanto nel porsi difronte a una scelta di stato di vita, ma nella quotidiana esperienza fatta di relazioni e azioni.
Nelle sue parole il nostro Arcivescovo ci ricorda spesso di essere testimoni autentici, veri, aderenti al fascino di Gesù. Di farlo risplendere con le nostre opere, le nostre scelte. In ogni ambito. Coraggio e testimonianza che un po’ collidono con il forte desiderio di riservatezza, quasi segretezza, che ha accompagnato il mio camminare nel Gruppo Samuele.
Ma dopo l’incontrare, dopo il sentirsi attratti, dopo aver riconosciuto, dopo aver amato, mi rendo conto serva coraggio per aderire con la vita al Vangelo, per essere ogni giorno dei mandati.

Massimiliano

«Grazie ai compagni di strada»

Il cammino del Gruppo Samuele è cominciato con un «sì»: la decisione di giocarsi la vita! Un «sì» forse timido e incerto, che non si è mai spento neanche quando c’è stato un po’ di vento di confusione. È rimasto acceso, si è rinnovato e si riafferma, oggi, forte, certo e pieno! Cosa ha reso possibile questa esperienza? Essere tenuta per mano! La scoperta di un amore vero e quotidiano ha fatto strada alla coscienza di essere figlia: amata e desiderata, ad ogni istante! È un amore totalmente gratuito che mi raggiunge nell’abbraccio misericordioso della croce: il panorama di un amore che si fa carne nell’Eucaristia e nell’abbraccio di tutti coloro che mi sono messi accanto.
La condivisione con i compagni di tribù ha sostenuto il cammino: affidare e guardare insieme la vita ha arricchito ogni passo. Anche nella distanza, sempre colmata in preghiera, la presenza dei compagni di strada è stata segno fedele di una amicizia fondata in Cristo, animata dallo stesso desiderio di pienezza e tesa al vero. Nell’incontro con le presenze straordinariamente amiche dei compagni del Gruppo Samuele, dei responsabili, della guida e di tutti i fratelli che ci sono stati messi accanto (penso agli amici dell’oratorio e a coloro con cui condivido la vita di fede in università) l’appartenenza al «mistero della Chiesa» è stata rinnovata e fortificata.
Il percorso del Gruppo Samuele mi ha fatto incontrare un modo di vivere bello e desiderabile che ha perturbato e, pian piano, trasformato la vita di ogni giorno: le giornate ora sono permeate dal desiderio di una vita piena in Lui, dentro la certezza di un amore sempre più tangibile, nelle presenze e nei volti dei fratelli. Avvolta in questa storia d’amore che è la Chiesa, ho sciolto i miei pugni stretti per iniziare a pregare il «Padre Nostro» con la coscienza di un «noi» che abbraccia tutti e trasfigura i volti.
Ho scoperto che la Chiesa è casa e cura: la comunità cristiana aiuta a crescere e insegna a vivere nel campo, che è il mondo, amandoci gli uni gli altri, consapevoli di essere anelli di una catena d’amore, scelti e chiamati a camminare insieme, con i cuori fissi in Lui. Accompagnati dalla comunità andiamo incontro al prossimo curiosi e spalancati, perché certi che, nel prossimo, Gesù ci viene incontro, ci dona amore, ci invita ad amarlo e ci insegna ad amare i fratelli.

Greta

«Ho imparato l’importanza della preghiera»

Durante il cammino del Gruppo Samuele ho imparato l’importanza della preghiera e dell’ascolto della Parola come sostegno quotidiano durante la mia vita. Mi sono reso conto che la giornata non può iniziare se prima non la affido a Dio e se non vivo ciò che mi accade nel quotidiano senza rimandarlo a qualcosa di più grande.
La preghiera è sempre stata il punto debole nel mio cammino come cristiano, non riuscivo a vederne l’utilità, la vivevo come qualcosa di vuoto. Il Gruppo Samuele mi ha aiutato a capire il senso vero della preghiera, la sua importanza per stringere un legame vero con Gesù. Ho capito che questo legame è profondo e allo stesso tempo difficile, difficile perché mi mette sempre in discussione, su di me, sulle persone con cui ho a che fare tutti i giorni, sulla mia vita, sul mio rapporto con Gesù.
Inizialmente è stato complicato stare in silenzio di fronte a Cristo, non riuscivo a pregare per più di dieci minuti prima che i miei pensieri iniziassero a ricollegarsi con gli impegni e i problemi di tutti i giorni, ma pian piano quei dieci minuti sono aumentati, senza che neanche me ne accorgessi e la mia preghiera ha preso un’identità. Il testo liturgico dal quale partivo non era più un insieme di parole lontane da me; era come se Gesù mi parlasse in prima persona. Durante i momenti di adorazione più intensa nel corso del cammino, nei momenti di sconforto, guardando la croce, mi sembrava che Gesù fosse sempre lì, non sofferente, ma con le braccia aperte pronto ad accogliermi e a indicarmi la via o la scelta più giusta da prendere.
Prima le mie giornate scorrevano via veloci e le mie preghiere si limitavano a qualche formula, preghiera tradizionale, alla mattina o alla sera. Adesso sento l’esigenza di trovare momenti in cui affidarmi a Dio o raccontargli la mia giornata, riviverla insieme a Lui. Certo non mancano le giornate in cui lo sento lontano o sono così indaffarato da non riuscire a ritagliarmi il tempo che dovrei per stare con Lui. Di sicuro la preghiera è e sarà lo strumento imprescindibile con il quale potrò rispondere alla chiamata di Gesù nella mia vita, in modo da poterle conferire un senso più profondo. È in questi momenti che mi sembra più facile comprendere anche con il cuore e non solo con la ragione «gli stessi sentimenti di Gesù Cristo», che mi spingono a orientare la mia vita verso l’amore, la carità e il servizio.

Paolo

«Ora posso contare sull’amore di Dio»

Mai come ora risuonano in me vere le parole di Luca negli Atti degli apostoli: «Ogni giorno erano assidui nel frequentare insieme il tempio, e nelle case spezzavano il pane, prendevano il cibo con gioia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo. Il Signore aggiungeva ogni giorno al gruppo coloro che accettavano la salvezza».
Di questi ultimi otto mesi ho da rendere grazie infinitamente a Dio perché ho sentito l’amore che lui nutre per me come una presenza viva e costante e per tutte quelle persone che ha posto lungo il mio cammino. Persone nuove conosciute grazie al gruppo Samuele, ma anche gli amici di sempre. Gli stessi amici coi quali trascorro le mie giornate, quelli coi quali condivido la scelta di servizio e cristiana di essere capi scout, sono diventate persone con le quali condividere la preghiera.
Pregare insieme a loro è un dono prezioso, condividere le nostre gioie, fatiche, preoccupazioni davanti a Gesù e a lui offrire tutto questo, ha reso la nostra quotidianità più serena, la nostra amicizia più autentica e salda perché possiamo contare non solo sulle nostre forze, ma sull’amore di Dio che ci unisce e sostiene. Credo che la grande Grazia che ho ricevuto attraverso questo cammino è la forza di dire: «Gesù, ti sono amica, accetto il tuo amore». È proprio il sentirmi sua amica che ha reso quotidiano e autentico il mio incontrarlo. Desidero ogni giorno incontrarlo nell’Eucaristia, riconoscerlo e fare comunione con lui e, proprio come succede con i miei amici, a volte non riesco per i troppi impegni giornalieri. Non mi basta più sentirmi vicina a lui durante l’adorazione, ma è cresciuto in me il bisogno di confessione, che da sempre è stata una mia difficoltà.
Nell’adorazione vissuta durante la settimana di vita comune ho proprio sentito il desiderio di rinnovare la Grazia del suo perdono perché non mi bastava più affidargli i miei amici, la mia famiglia e le mie tribolazioni. Se dovessi definire con una parola la mia fede userei «amicizia»: è proprio questo che mi porta a condividere la preghiera con i miei amici, a voler incontrare Gesù ogni giorno nell’Eucaristia e a volere il suo conforto e perdono. Al termine di questo percorso chiedo a Gesù la forza di accettare ogni giorno l’amore immenso e gratuito che Lui ha per me, per poter tendere anch’io ad essere come Giovanni, discepolo amato: non il prediletto di Gesù, ma l’unico capace di accettare quell’amore e portare nel proprio cuore umilmente quel dono che scalda il cuore.

Chiara

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