Ieri sera, con una messa a S. Simpliciano presieduta dal card. Angelo Scola e una tavola rotonda, la diocesi ha salutato il futuro Vescovo di Novara che farà il suo ingresso il 5 febbraio

di Luisa BOVE

brambilla saluto

«Sono felice di partire, perché quando si hanno radici profonde l’albero cresce grande e rigoglioso», ha detto mons. Franco Giulio Brambilla al termine della festa di commiato perché presto lascerà Milano per assumere la guida della diocesi di Novara, «per 4 chilometri più grande in estensione di quella ambrosiana», ha scherzato.
Ieri sera il cardinale Angelo Scola ha presieduto la messa nella basilica di San Simpliciano, insieme a cinque Vescovi ausiliari e oltre una cinquantina di preti, di fronte a una folla di fedeli, tra amici, parrocchiani, personale della Curia, stendenti e docenti della Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale, di cui mons. Brambilla è stato preside. Il primo auguro per il nuovo Vescovo di Novara lo ha rivolto mons. Giuseppe Angelini, suo predecessore in Facoltà e parroco di San Simpliciano. «Possa il tuo ministero diventare fecondo», ha detto il collega teologo, «come il lavoro discreto e nascosto che preti e laici producono in questi chiostri».
Anche l’Arcivescovo Scola durante l’omelia si è soffermato sullo «stato di vita episcopale» e citando San Tommaso, di cui oggi si celebra la memoria, ha detto che «uno per amore di Dio si obbliga ad attendere alla salvezza delle anime». La parola è forte, ha ammesso Scola, «il linguaggio dell’obbligo stride con il tempo di oggi, ma il desiderio non si oppone a questo compito che diventa esperienza di amore». Poi, rivolgendosi a mons. Brambilla, ha concluso: «Lo ringraziamo di cuore perché della sua opera abbiamo goduto e continuiamo a godere, affidandolo a Maria e a S. Ambrogio».
Dalla basilica la festa si è spostata nell’attigua Facoltà teologica, dove era prevista una tavola rotonda a più voci. Mons. Mario Delpini, suo compagno di ordinazione nel 1975, con stile ironico e delicato, ha ricordato gli anni giovanili del Seminario, con aneddoti e retroscena. Al vicepreside mons. Pierangelo Sequeri è toccato il tema “Se il teologo diventa vescovo”, che ha affrontato in modo dotto e argomentato consigliando a mons. Brambilla che «teologo e vescovo si frequentino, essendo incarnati nella stessa persona». E ha ricordato che già Benedetto XVI come pure il cardinale Scola sono teologi e vescovi allo stesso tempo.
A ripercorre gli ultimi anni di impegno nel mondo della cultura, di cui Brambilla è stato Vicario episcopale, ci ha pensato Paolo Biscottini, direttore del Museo diocesano di Milano, con il quale ha collaborato molto bene. Ricorda con lui tanti «brevi e intensi colloqui», ma anche diverse iniziative condivise. L’esperienza forse più «indimenticabile» è il commento a due voci – del teologo e dell’esperto d’arte -, della “Giuditta” del Botticelli nel 2008. Non ha dubbi Biscottini: quella di Brambilla «è stata una presenza nella vita culturale di Milano», che in particolare ha fatto crescere «la cultura dell’essere».
Il collega e amico Marco Vergottini ha affrontato il tema “Il prete educato dalla vita della famiglia” e per farlo ha usato generi diversi: un breve stralcio di don Franco Giulio di un intervento tenuto alle famiglie con ragazzi disabili (non va dimenticato infatti il suo lavoro presso “La nostra famiglia”); la testimonianza di un’amica che anche grazie alle preghiere di mons. Brambilla, ha potuto riabbracciare la figlia che dopo un grave incidente e l’intervento chirurgico si è salvata; una citazione di Jean Guitton sul prete come «amico di famiglia» e, infine, un brano dell’ultimo libro del cardinale Carlo Maria Martini “Il Vescovo” (uscito due giorni fa) in cui sono descritte alcune virtù: lealtà, pazienza, misericordia, verità…
Commosso l’intervento conclusivo di mons. Brambilla, che ha ricordato «i tre grembi» che lo hanno generato: il Seminario, «dove ho trascorso 42 anni felici»; la cultura e in particolare l’arte, «nella quale ho creduto»; e naturalmente la teologia. Un grazie particolare «a mons. Sequeri, per la sintonia speciale e a tutti i colleghi per la loro cordialità».
«Per guarire la nostalgia», la diocesi ha donato a mons. Brambilla un’antica stampa dai tetti di Milano e lo accompagna con affetto nel suo nuovo ministero.

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