Bilancio più che positivo per l’iniziativa “Campo totale” che per la sua seconda edizione ha proposto al pubblico la visione di tre pellicole di alto livello nel cortile della Curia Arcivescovile approfondendo i grandi temi dell’esistenza umana e della società

di Annamaria BRACCINI

Campo Totale

Il cielo è, come sempre in questi giorni incerto, ma il successo dell’iniziativa “Campo totale” è, invece, certissimo. Infatti, non c’è un posto libero in quel cinema all’aperto molto particolare che è il cortile dell’Arcivescovado, che fa da scenario unico alle tre serate del Ciclo. Sarà per il livello delle pellicole proposte, – “Still life”, “All is lost-Tutto è perduto” e “Nebraska” – sarà per i qualificati interventi che situano e aiutano a comprendere i temi delle pellicole, sarà perché il cinema è arte amatissima dai milanesi.
Ma non vi è dubbio che la proposta attrae e convince. Come spiega Laura, che viene da un grosso centro alle porte della città: «un bel modo di trascorrere una serata con mio marito e gli amici e di riflettere», o come i due ragazzi che arrivano di corsa, in ritardo, preoccupati di non riuscire a vedere “Nebraska” «un autentico capolavoro», dice lui.
Insomma, leggere la società e le relazioni attraverso la Settima arte, è un’idea che, arrivata quest’anno alla sua seconda edizione con il titolo “Salvami!”, offre davvero quella occasione di incontro intelligente per la quale è stata pensata dai promotori, l’Ufficio delle Comunicazioni Sociali della Diocesi, l’Acec sempre della Diocesi e Itl Settore Cinema.
E, così, interrogarsi sulle relazioni interpersonali nella prima serata, sulla sopravvivenza, la morte e la vita, descritti in “All is lost” e sul viaggio come metafora della vicenda umana e del rapporto tra le generazioni nel terzo e ultimo appuntamento, ha avuto il senso complessivo di un’analisi della società contemporanea in cui viviamo.
Un mondo raccontato e interpretato nei film che divengono la trama appunto delle relazioni e delle circostanze che riguardano tutti, a volte colorate dell’azzurro del mare, ma più spesso definite da un bianco e nero suggestivo ed evocativo – come in “Nebraska” – che scava nell’essenza del reale e dice molto di più di colori spesso caricati.
«Credo che di fronte a proposte di qualità, capaci di intercettare i vissuti profondi, anche provocando, la gente si muove, reagisce, cerca un contesto di confronto e direi anche di “bellezza” nel senso pieno del termine», osserva monsignor Carlo Faccendini, vicario Episcopale della Zona I – Milano che con lo psicoterapeuta Claudio Risé ha commentato il film di Alexander Payne che ha concluso il Ciclo 2014.
«Serate come queste rendono ancora più fiduciosi nel domani anche se segnato da grandi problemi, come quello – descritto magistralmente nel rapporto tra padre e figlio in “Nebraska” – del venir meno di figure di riferimento in grado di orientare i rapporto tra le generazioni e la vita stessa della società. È una metafora non solo dell’America o dell’Occidente, ma dell’esistenza di ognuno», aggiunge monsignor Faccendini che al pubblico, dopo la proiezione, racconta un ricordo personale di quando era parroco in una grande realtà cittadina. «Recatomi a visitare una mia parrocchiana malata di Alzheimer, mi accorsi che nel letto vicino, un’altra anziana, in cui il male era molto più grave, chiedeva insistentemente “Dammi un ultimo bacio d’amore”.
La mia parrocchiana si espresse piuttosto chiaramente con la vicina sul fatto che ero un prete, il “suo parroco venuto per lei”, ma io andai lo stesso al capezzale della malata più grave e diedi una carezza e una benedizione: un modo per dare un ultimo bacio di speranza». In fondo, come si dice proprio in “Nebraska”, Woody, il vecchio padre che sta perdendo la memoria, “non ha bisogno di una Casa di Cura, ma di una ragione per vivere”.
«Il cinema da sempre è uno strumento straordinario per parlare di argomenti profondi, anche per questo, come promotori dell’iniziativa, abbiamo scelto le tre pellicole e il risultato mi pare che ci abbia premiato», nota Angelo Chirico, responsabile del Settore Cinema di Itl, che continua: « Con “Campo totale” abbiamo voluto indicare questa grande potenzialità che è il “pane quotidiano” delle nostre quasi 200 Sale della Comunità diffuse capillarmente sul territorio diocesano. Significativamente non abbiamo voluto porre limiti ai temi discussi, con uno sguardo a 360° sulla realtà e nessuna preclusione sulle angolazioni della visuale, proprio perché così accade nella proposta di qualità delle nostre Sale. Insomma, una bella sfida nel campo che è il mondo che vogliamo riproporre anche l’anno prossimo».
E se la reazione del pubblico è stata significativa, così come l’impegno degli esperti chiamati ad accompagnare le pellicole, quasi un sigillo per la serata è l’entusiasmo di Angela Carnelli, responsabile del CineTeatro San Francesco di Appiano Gentile, chiamata, come i colleghi del “Cristallo” di Cesano Boscone e di “Agorà” di Robecco sul Naviglio, rispettivamente per i primi due appuntamenti, ad animare l’accoglienza.
«Essere qui, nel centro della nostra Diocesi è una grande emozione, ma soprattutto un riconoscimento per chi ogni anno, lavora nelle Sale con una programmazione che ormai ci ha resi conosciuti e apprezzati sul territorio. A fronte di tante difficoltà, dell’impossibilità di competere con la grande distribuzione cinematografica, occorre testimoniare che il lavoro delle Sale della Comunità è insostituibile anche a livello di soggetto pastorale».
Non a caso uno dei “fiori all’occhiello” e dei maggiori sforzi di Acec Milano e di Itl Cinema di questi anni è stato e sarà proprio la formazione dei direttori, operatori e volontari delle Sale.

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