Il cardinale Maradiaga, presidente uscente di Caritas Internationalis: «I responsabili politici si attivino affinché questo diritto diventi realtà per tutti». Monsignor Bressan (Caritas Italiana): «La lotta alla fame passa anche attraverso le nostre scelte quotidiane»

di Luisa BOVE

Óscar Andrés Rodríguez Maradiaga

Solidarietà. Pace. Dignità. Speranza. Il cibo come diritto umano primario. La povertà estrema come problema inaccettabile. Sono i concetti risuonati oggi nell’Auditorium di Expo Milano 2015 in occasione del Caritas Day, che ha richiamato a Milano delegati Caritas da tutto il mondo.

«Siamo tutti una famiglia umana – ha rilevato Ambroise Tine, che guida Caritas Senegal -. Il nostro impegno è sconfiggere la fame nel mondo entro il 2025». Gli ha fatto eco il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia: «Mi sento parte della famiglia umana, Milano crede nella giustizia e nella solidarietà. Dobbiamo ringraziare la Caritas Italiana e quella Internazionale: è rassicurante sapere che in ogni parte del mondo c’è la Caritas… Expo ci deve spingere a un salto di qualità, a prendere impegni precisi per un mondo migliore, fatto di solidarietà, dignità per l’uomo e per tutti i popoli, equità e giustizia… Ognuno di noi può fare qualcosa per sensibilizzare la società civile. Expo avrà senso se i temi che discutiamo qui, fuori da Expo diventeranno impegni quotidiani».

«Essere liberi dalla fame è un diritto umano». Ha fatto ripetere questa frase più volte al pubblico il cardinale Oscar Andrès Maradiaga, arcivescovo di Tegucicalpa e presidente uscente di Caritas Internationalis, nel presentare lo studio Caritas sulla sicurezza alimentare, secondo il quale la chiave per sfamare il mondo è aiutare i piccoli agricoltori. «Garantire cibo sano per tutti e nel rispetto dell‘ambiente è la richiesta di papa Francesco ed è anche la nostra», ha ribadito Maradiaga.

«Vogliamo che i governi del mondo mettano in atto quanto sottoscritto negli anni passati – ha affermato -. Incoraggiamo i responsabili politici a impegnarsi attivamente affinché questo diritto diventi realtà per tutti». Il Cardinale ha chiesto ai governi di fare uno sforzo insieme, perché «la fame provoca anche migrazione» e «un male che non osiamo nominare: la corruzione, altro potere indotto dalla fame». «La mia regione centro-americana – ha raccontato – è purtroppo terra di grande violenza, per avere un pezzo di pane i giovani sono disposti a fare di tutto. Cerchiamo di rompere questo circolo vizioso dando lavoro per comprare il pane».

Il cardinale Maradiaga ha lanciato un appello «a tutti i responsabili degli Stati, e all‘Onu perché promuovano una riflessione sul diritto al cibo convocando una sessione speciale dell‘Assemblea Onu». «Vogliamo essere una sola famiglia umana dove ci sia cibo per tutti, per questo dobbiamo condividere le risorse perché bastino per tutti – ha sottolineato -. È responsabilità di tutti noi cambiare le politiche responsabili della persistenza della fame in un mondo di abbondanza e di spreco». Il Cardinale ha poi consegnato lo studio Caritas al suo successore cardinale Luis Antonio Tagle, arcivescovo di Manila, chiedendogli di continuare a trasmettere questo messaggio durante il suo mandato, «affinché le Caritas e i responsabili di tutto il mondo si impegnino sempre di più a eliminare la fame nel mondo».

«La lotta alla fame, che è il primo degli Obiettivi del Millennio – rimasti quasi solo un miraggio – passa anche attraverso le nostre scelte quotidiane» per «una vera solidarietà, e in una concretezza reale e in una visione ampia dell’umanità»: parole di monsignor Luigi Bressan, presidente di Caritas Italiana, che ha sottolineato: «Il cibo è il primo dono dato da Dio agli uomini. Il cibo sul pianeta non manca, ma molto va ancora fatto per chi non ha accesso alle risorse: mentre noi siamo qui seduti, 805 milioni di persone non sanno come sfamarsi». E ha aggiunto: «Il tema di Expo – “Nutrire il pianeta, energia per la vita” – per noi diventa: vivere per moltiplicare, contro la matematica. Tutto ciò che viene condiviso si moltiplica. Dobbiamo nutrire tutta la famiglia umana senza escludere nessuno. Uniamo la creatività umana per combattere la fame nel mondo». Il presidente di Caritas Italiana ha insistito anche sulla necessità di sensibilizzare la società: «Una comunità che non soffre la fame può concentrare le sue risorse sulla crescita culturale, sociale e spirituale. Ma anche dove non si soffre la fame, ci sono altri diritti che occorre rispettare, come il lavoro. Anche nei Paesi industrializzati». In questo senso Expo, «luogo di incontro ed esperienza per tornare a casa più arricchiti», può diventare «una vetrina della carità umana, mostrando determinati stili di vita, agendo contro la cultura dello spreco e per l’attenzione al prossimo».

Monsignor Bressan ha citato anche diversi passaggi biblici, ricordando che «non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio». «Senza la dimensione spirituale – ha affermato – l’uomo sarebbe ridotto a macchina che produce e a sua volta consuma per produrre, anche se non si comprende più a quale fine. Inoltre, senza un tale alimento spirituale, volontariato e solidarietà resterebbero senza fondamento motivazionale». Da qui la necessità di «formarsi ed educare» ed «essere presenti in eventi mediatici come questa grande Expo». «Nella Parola di Dio – ha concluso – troviamo una risposta per sfamare tutti quelli che sono sfiniti per l’assenza di senso, che dia valore alla propria esistenza e la faccia fiorire in pienezza di vita».

Luciano Gualzetti, vicedirettore di Caritas Ambrosiana e vicecommissario del Padiglione della Santa Sede a Expo MIlano 2015, ha parlato della campagna Caritas: «Un percorso fatto di sensibilizzazione (in questo senso il cardinale Scola ha dato un grande impulso), stili di vita, denuncia delle contraddizioni, lotta alla povertà, azione politica… Noi siamo presenti a Expo con la nostra Edicola, alcuni convegni e una serie di azioni concrete: per esempio abbiamo raccolto le eccedenze alimentari di Expo e poi apriremo il Refettorio Ambrosiano, lascito concreto contro le povertà a Milano. Continueremo a sensibilizzeremo anche dopo l’Expo e verificheremo le reali intenzioni dei Paesi che firmeranno la Carta di Milano, perché il diritto al cibo sia reale».

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