Incontrando consacrati, consacrate e rappresentanti di Istituti secolari, l’Arcivescovo ha ribadito l’importanza della loro presenza nella dinamica pastorale

di Rosangela VEGETTI

Scola_Ragazzi Salesiani

All’Auditorium dei Salesiani di Milano l’Arcivescovo ha incontrato i rappresentanti delle famiglie religiose della Diocesi: istituti religiosi maschili e femminili, varie realtà di vita consacrate e di vita apostolica e istituti secolari. Tutti convenuti per il desiderio di incontrare il cardinale Scola e con lui dialogare sulla presenza e sulla missione delle famiglie religiose nel cammino della Chiesa ambrosiana. Dalle prime domande si è subito imposto un clima di dialogo fraterno e aperto e insieme di concreta attenzione alle pressanti sfide poste in chiave evangelizzatrice dall’attualità.

Le religiose – per voce di suor Germana Conteri, segretaria diocesana dell’Usmi (Unione Superiore Maggiori d’Italia) – hanno chiesto di essere coinvolte nella fase progettuale dei programmi pastorali e ascoltate per il ricco apporto di esperienze e di contatti quotidiani con singoli e famiglie. Dal canto suo padre Giorgio Mario – segretario diocesano del Cism (Conferenza Italiana dei Superiori Maggiori) – ha domandato quale possa essere il ruolo dei religiosi nella realtà diocesana e quale contributo ci si aspetta da loro nell’evangelizzazione della società. Rosanna Bissi, coordinatrice del Consiglio diocesano degli Istituti secolari, ha sottolineato il ruolo delle laiche consacrate nella Chiesa, quale anello di congiunzione tra mondo laico e mondo religioso: da lei anche l’auspicio per una loro maggiore presenza negli organismi diocesani di pastorale.

Domande ampliate poi da ulteriori interventi di altri religiosi, maschili e femminili, che il cardinale Scola ha accolto con attenzione e su cui è intervenuto, assicurando la piena volontà di percorsi di maggior conoscenza e dialogo nelle varie fasi della vita della diocesi. «Non dobbiamo cercare in astratto la collocazione della vita religiosa nella dinamica della pastorale e della vita ecclesiale, perché essa già c’è ed è essenziale. Nella Chiesa, infatti, c’è la duplice dimensione, carismatica e gerarchica, doni dello Spirito: i doni carismatici sono espressione di gratuità e hanno lo scopo di rendere persuasivi i doni gerarchici, chiamati a consolidare la vita cristiana».

Il campo di lavoro è dunque aperto a tutti. Ogni carisma è a disposizione della Chiesa nel suo complesso: è la circolarità degli stati di vita nella Chiesa a cui si riferisce la costituzione Lumen Gentium (capp. 43-44), e tutti sono coinvolti nella missione a favore della famiglia umana sotto l’azione dello Spirito.

L’immagine che si coglie è quella di un popolo in cammino, ricco di carismi e vitale nelle testimonianze di carità e di sapienza, aperto al mondo, agli uomini e alle donne di oggi, duttili ad assumere diverse forme di pastorale e diversi compiti, ma attenti agli orientamenti della Chiesa locale e pronti a rispondere ai concreti bisogni del tempo e della diocesi in cui sono incarnati. «Importante è la formazione permanente – ha ribadito l’Arcivescovo – per conoscersi meglio e collaborare nella pastorale, oltre a quanto già si fa, per amarci meglio e raccogliere le ricchezze che sono profuse tra noi e nelle varie esperienze di vita».

Ti potrebbero interessare anche:

Questo sito fa uso dei cookie soltanto per facilitare la navigazione Maggiori Informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi