Intervenuto ai festeggiamenti per i 100 anni delle Serve di Gesù Cristo, l’Arcivescovo le ha ringraziate per la loro attività e per i progetti interconfessionali avviati

di Filippo MAGNI

suore Agrate Brianza

La chiesa parrocchiale è piena. La comunità cristiana di Agrate Brianza è riunita intorno al suo pastore, il cardinale Angelo Scola. E intorno alle Serve di Gesù Cristo, le suore che quest’anno festeggiano il centenario dalla fondazione dell’ordine. «La numerosa presenza di sacerdoti e fedeli – nota l’Arcivescovo – è la migliore testimonianza dell’affetto della città nei confronti delle suore».
Dopo 100 anni di attiva presenza le religiose sono una parte costitutiva della città in cui nacquero, nel 1912, su intuizione di Ada Bianchi. Figlia del medico condotto del paese, si dedicò alla «gioventù femminile» all’inizio del secolo scorso. Finché, nel 1912 appunto, alcune giovani agratesi vollero unirsi a lei avviando una convivenza in una piccola casa accanto a una chiesetta. Nasceva così l’ordine delle Serve di Gesù Cristo, che riceverà l’Approvazione Diocesana nel 1926 e quella Pontificia nel 1964.
Oggi in città sono presenti una quarantina di religiose e un altro centinaio è attivo nelle 14 strutture presenti in Italia e nelle tre all’estero (due in Perù, fondate a partire dal 2001, e una ad Haiti, nata lo scorso anno). Lo sottolinea il cardinale Scola, nell’omelia, affermando che «il valore bellissimo del dono della madre Ada si vede anche nel frutto prezioso delle aperture internazionali». Anche nel modo in cui si sviluppano queste comunità in Italia e all’estero, aggiunge: «Nascono dall’unione di suore di diverse congregazioni». In futuro secondo Scola ci sarà sempre più bisogno di seguire queste dinamiche intercongregazionali e quindi, conclude rivolto alle religiose, «vi sono grato della vostra scelta».
Ad Agrate le suore si trovano riunite nella Casa generale, impegnate in gran parte nella Rsa per donne di proprietà della congregazione e nell’attività di pastorale parrocchiale con i giovani e con gli anziani. Un’opera preziosa, spiega Don Mauro Radice, parroco della comunità pastorale "Santa Marta, Lazzaro e Maria di Betania" che riunisce le parrocchie di Agrate, Omate e Caponago.
«Ringraziamo il Signore – dichiara – per le suore. Averle in città è una salvezza, sia per le attività ordinarie della pastorale, ma anche per avere uno sguardo femminile sulla vita della comunità cristiana». Per questo oggi, aggiunge, «vogliamo pregare per le vocazioni religiose, di cui c’è sempre più bisogno». La presenza del cardinale Scola in città, conclude il parroco, «è un bel momento di Chiesa per noi. Ci stimola ad affrontare con ancora più passione il prossimo anno pastorale nell’ottica missionaria indicata dalla Diocesi. Siamo la città che ha dato i natali al beato padre Clemente Vismara, missionario per oltre 60 anni in Birmania. Oggi, sul suo esempio, vogliamo annunciare il Vangelo tra i nostri concittadini».
Vocazione e missione sono due elementi che riprende anche Scola nell’omelia, invitando i presenti a non essere affranti «per il calo delle vocazioni in Europa: è un continente vecchio e stanco. Lo Spirito troverà altre forme di vocazione e altri luoghi di fecondità». Piuttosto, prosegue, «ringraziando per la presenza delle suore facciamo risuonare l’invito che Gesù rivolge nel Vangelo di oggi a Pietro una volta che quest’ultimo ha riimparato a dargli del tu. Questo invito è "seguimi". Dobbiamo farlo risuonare, noi adulti, nella vita degli adolescenti. Affidiamoci per questo all’intercessione dei santi Pietro e Paolo».
Vale a dire ai protagonisti delle letture del giorno. «Il lungo racconto di Paolo (seconda lettera ai corinzi 11,16-12,9) – spiega Scola – è impressionante. È tutto una contrapposizione tra vantarsi e umiliarsi». "Affinché io non monti in superbia è stata data alla mia carne una spina", dice l’apostolo. E alla sua richiesta di esserne liberato, il Signore gli risponde "Ti basta la mia grazia. La forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza". «Mi sembra di cogliere in questo passo – rileva il cardinale – lo spirito della fondatrice, Ada Bianchi. Si racconta infatti che recandosi in curia si sentì rispondere a una richiesta "la vostra congregazione è niente". E lei ribattè "Ma è sul niente che Dio costruisce"».
Su questo rapporto di affidamento e di relazione quotidiana con Dio, spiega Scola, dobbiamo fondare la nostra vita. «Il Vangelo (Gv. 21,15b-19) – aggiunge – ci insegna che Gesù deve essere un "tu" nella nostra vita. Come un tu è il marito, il figlio, il nipote. Deve essere una presenza reale, non un sentimento di qualche momento, ma un rapporto che nasce da un incontro». Gesù chiede a Pietro per due volte "mi ami tu più di costoro?". «Noi – dice dal pulpito l’Arcivescovo – arricciamo il naso a questa domanda, ci chiediamo se non siamo tutti uguali anche nell’amore. Certo lo siamo in dignità, diritti e doveri, ma non come personalità». E quindi, prosegue, «bisogna rispettare le differenze e le autentiche preferenze, perché se sono autentiche aprono e non chiudono alle relazioni».
Al termine della celebrazione l’intervento della madre superiora è un’ulteriore prova del carisma della congregazione, sintetizzato dalle due parole eucaristia e apostolato. «La nostra fondatrice. Ricorda ai presenti – ci ha definito una piccola aiuola nel giardino della chiesa. E noi siamo liete di sentirci chiesa, oggi in particolare con la sua presenza. I nostri 100 anni di storia sono cento anni di amore, servizio, fede. Desideriamo ripartire così, senza rumore, come una vela che scivola sull’acqua. Il vento dello spirito ci trovi sempre disponibili ad assecondarlo».

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