Il 7 novembre l'Arcivescovo emerito festeggia un compleanno importante. Il pensiero affettuoso e grato di mons. Delpini. Anticipiamo alcuni passaggi dell'intervista al suo biografo Luigi Geninazzi, pubblicata nell'ultimo numero de «Il Segno»

Card.-Scola
Il cardinale Angelo Scola

Domenica 7 novembre il cardinale Angelo Scola festeggia un compleanno importante: l’arcivescovo emerito, che ha guidato la Diocesi di Milano dal 2011 al 2017, compie infatti 80 anni. «Il mio pensiero affettuoso – ha detto l’arcivescovo mons. Mario Delpini, al termine del Pontificale per san Carlo – va in particolare al cardinale Scola che festeggia i suoi 80 anni spesi per il servizio a tante comunità e presenze di Chiesa e, certamente, alla nostra Chiesa diocesana. Con gratitudine e affetto lo accompagniamo in questi giorni». Unendoci agli auguri di tutta la Chiesa ambrosiana al Cardinale, anticipiamo alcuni passaggi dell’ampia intervista di Annamaria Braccini al suo biografo Luigi Geninazzi, giornalista e già inviato di Avvenire, pubblicata nell’ultimo numero de Il Segno.

Tra i suoi amici più cari, Geninazzi ricorda che già da giovane Scola «aveva la stoffa del leader». La sua personalità «si imponeva per capacità di giudizio e analisi e per le sue doti organizzative», che manifestava nel guidare comunità di studenti e giovani famiglie «trasmettendo quello che aveva imparato all’interno di Gioventù Studentesca: il fascino del cristianesimo come qualcosa che dà gusto e senso a tutto quello che si fa». Geninazzi sottolinea anche la sua affabilità e cordialità, al di là dell’apparente severità. Oggi questo aspetto è caduto e, «libero da impegni istituzionali», Scola «è tornato a essere quello che era da giovane per moltissimi: un consigliere, una guida, un padre spirituale».

Tra i punti di riferimento che hanno guidato il suo magistero, Geninazzi cita il cristianesimo come «incontro personale con Cristo che genera l’appartenenza a una comunità che è la Chiesa»: una visione «imparata da don Giussani». Il suo è un magistero legato all’essenziale, «secondo i quattro pilastri del cristiano descritti negli Atti degli Apostoli: l’Eucaristia, l’assimilazione di un insegnamento, l’azione missionaria, la condivisione con tutti i fratelli nella fede». Senza dimenticare il concetto di «pluriformità nell’unità» come dinamica fondamentale della vita della Chiesa», per superare «la divisione tra la pastorale parrocchiale e la pastorale d’ambiente, tra l’associazionismo tradizionale e quello dei movimenti».

Il giornalista ricorda anche l’espressione «meticciato di civiltà» coniata dal Cardinale all’inizio degli anni 2000 per denunciare «l’incapacità politica e culturale di gestire il fenomeno delle migrazioni», e la successiva creazione della rivista Oasis.

L’autobiografia del Cardinale curata da Geninazzi si intitola Ho scommesso sulla libertà. Al suo interno spazi importanti sono dedicati all’amicizia («vissuta da giovane a Lecco, dentro il Movimento di Comunione e liberazione, da sacerdote studente di teologia a Friburgo, ma anche e soprattutto nella redazione della rivista Communio») e, appunto, alla libertà, che «deve essere realizzata il più possibile, in una prospettiva cristiana».

Tra le esperienze che maggiormente hanno segnato Scola, Geninazzi richiama gli incontri con don Giussani («gli ha spalancato un orizzonte intenso di vita cristiana») e con Giovanni Paolo II («un rapporto forte e tenero, che il Cardinale ricorda spesso con grande commozione e infinita gratitudine»).

Infine, per gli 80 anni Geninazzi rivolge all’Arcivescovo emerito il tradizionale augurio polacco, Sto lat (cento anni): «Ha avuto tanto dalla vita e può ancora dare molto».

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