La “mission” educativa del Collegio trova una consonanza con il meticciato di civiltà e cultura: un tema caro all’Arcivescovo, che giovedì 10 ottobre aprirà qui una due giorni sul tema «L’importanza di accogliere il mondo». Parla il rettore monsignor Geranzani

di Annamaria BRACCINI

Don Aldo Geranzani

«La volontà di visitare il nostro Collegio nasce da lontano, dai tempi in cui il cardinale Angelo Scola era patriarca di Venezia e, finalmente, questo desiderio adesso si realizza nell’incontro che l’Arcivescovo avrà con tutte le componenti della nostra scuola, giovedì 10 ottobre». Il rettore del San Carlo, monsignor Aldo Geranzani, racconta così le “radici” di un’iniziativa, quella, appunto della visita del Cardinale all’Istituto, che nasce da lontano, non solo nel tempo. «Naturalmente, ciò che è importante sottolineare è la ragione di un tale interesse per il “San Carlo”, che si basa su alcuni aspetti specifici – prosegue il rettore -. Oltre a ciò che rappresenta il nostro Collegio, ritengo, infatti, che la sensibilità che il Cardinale ha sempre dimostrato per la dimensione internazionale, con il meticciato di civiltà e culture, trovi una consonanza con la nostra mission educativa, che privilegia l’insegnamento plurilingue e una formazione a 360° gradi dei ragazzi. In questo contesto, mi piace anche ricordare che il Collegio è abbonato, fin dal primo numero, alla rivista Oasis, la cui lettura vogliamo sia a disposizione degli studenti che si già trovano immersi e sempre più dovranno inserirsi in una società plurale».

Ciò significa che il San Carlo pur essendo, ovviamente, una scuola di ispirazione cristiana, non pone “bastioni”, ma vuole percorrere ogni via dell’umano?
Esattamente, nella nostra scuola non si avvertono differenze di religione o cultura. Tra i nostri iscritti abbiamo anche ragazzi ebrei e musulmani. Che, ad esempio, si metta in scena un musical come Jesus Christ Superstar in cui recitano allievi anche di tradizione familiare buddista, per noi è una gioia e un preciso intento formativo. Siamo convinti che, se fin dalle aule, i giovani si abituano a confrontarsi, a crescere insieme il risultato sarà vivere in una società migliore per tutti. Questo non significa sincretismo – spiega ancora monsignor Geranzani – ma semplicemente capacità e voglia di rispettarsi e conoscersi, senza nulla perdere della propria ispirazione identitaria.

È questo il contributo che, al di là dell’insegnamento didattico, un Istituto come il San Carlo, vuole offrire alla città per quella che il Cardinale ha più volte definito, una più diffusa «amicizia civica»?
Ci sta a cuore l’educazione integrale della persona, che oggi, non può prescindere dalla realtà globale e globalizzata. Non a caso, abbiamo sperimentato dei nuovi format educativi, come il Liceo internazionale per l’intercultura che, non rinunciando alla fondamentale dimensione umanistica e classica, accoglie nuove tematiche e sviluppa inediti comparti di apprendimento. Format che – tiene a evidenziare Geranzani – mettiamo a disposizione del sistema-Paese. Non riteniamo, infatti, di essere in una sorta di “torre d’avorio” chiusa in schemi immutabili, ma intendiamo dare il nostro contributo, come servizio pubblico, alla comunità escogitando e proponendo anche vie nuove. Siamo una piccola cellula di convivenza nel cuore della città.

Infatti, il vostro motto, per questo anno scolastico, è «Il campo è il mondo»…
Sì e mi sembra che non ci sia modo migliore per sottolinearlo che aprire la Due giorni intitolata “L’importanza di accogliere il mondo”, con la presenza del Cardinale, l’intervento “Le responsabilità delle nuove generazioni verso una società plurale” e l’approfondimento del suo volume Non dimentichiamoci di Dio. Proprio perché i temi cari all’Arcivescovo, l’interculturalità, l’apertura al mondo, la libertà religiosa come diritto inalienabile, sono anche le nostre motivazioni guida.

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