Redazione

Non è la prima volta che l’Arcivescovo presenta il nuovo Percorso pastorale, dopo l’appuntamento con i decani, l’incontro con il Consiglio episcopale milanese e l’omelia dell’8 settembre, si rivolge ai giornalisti in Arcivescovado al termine della celebrazione in Duomo nella Festa della Natività di Maria.

di Luisa Bove

«La grande verità e realtà che si vuole testimoniare agli altri», dice il cardinale Dionigi Tettamanzi ai giornalisti al termine della celebrazione in Duomo, «è che l’amore di Dio è in mezzo a noi». È questa la «certezza» che l’Arcivescovo vuol far “passare” nella coscienza di tutti, credenti e non. Un messaggio rivolto ad ogni famiglia che farà da filo conduttore per il cammino della diocesi nei prossimi tre anni.

L’invito è ancora una volta quello di essere missionari, ma per questo la famiglia non può essere «un’entità chiusa, come un’isola», anzi. Per sua natura «la famiglia è il crocevia di tutti gli ambiti di vita e gioca sulla sua pelle tutte le esperienze quando esce di casa e incontra altre persone».

La Chiesa però deve raggiungere tutte le famiglie, «ma proprio tutte», sottolinea l’Arcivescovo, «anche le cosiddette “lontane” dalla pratica della fede, dalla frequenza del gruppo, dell’associazione, ma mai lontane da Dio». Le famiglie cristiane «escano allo scoperto», nonostante «il peso che spesso portano e i tanti problemi che devono affrontare». Solo così potrà nascere quella solidarietà spontanea, quell’accoglienza e quell’ascolto di cui tante famiglie oggi hanno bisogno.

Prima però di investire le famiglie e le comunità di parole, anche se «vere, buone e necessarie», occorre mettersi in ascolto della Parola di Dio. Il Vangelo può dire infatti molto «anche alle coppie che oggi fanno fatica e non riescono a vivere l’ideale della bellezza dell’amore e del matrimonio».

L’Arcivescovo cita Giovanni XXIII e Paolo VI, senza tuttavia dimenticare Giovanni Paolo I (“il Papa del sorriso”) per ricordare la vena fresca del Concilio e porsi in continuità di pensiero con loro. E anticipa così qualche passo della sua prolusione in occasione del Convegno ecclesiale di Verona che si terrà in ottobre.

Poi va oltre e spiega in sintesi il cammino che l’intera diocesi ambrosiana affronterà nei prossimi tre anni. La prima tappa del Percorso «chiede l’ascolto delle parole delle famiglie e della Parola di Dio», la seconda impegnerà le famiglie «ad essere capaci di comunicare ciò in cui credono» e la terza inviterà a porsi nella società con senso di «responsabilità per diventare anima del mondo».

Si tratta quindi di una «precisa pedagogia», spiega Tettamanzi. «Non ho voluto fare un trattato sulla famiglia», chiarisce, «anche se andrebbero scritte tante enciclopedie e libri quante sono le famiglie, ma ho voluto richiamare i punti essenziali per invitare all’ascolto e al dialogo». Ciò che il Cardinale vuole far capire a tutte le famiglie, anche a quelle «senza speranza» o addirittura «disperate» è che Dio non le abbandona: «Dio non è lontano, la Chiesa non è lontana, noi non siamo lontani e vogliamo fare qualche passo insieme».

Esiste un «vangelo feriale», dice infatti l’Arcivescovo, «ed è quello che tutte le famiglia, anche le più disastrate, stanno scrivendo». Alcuni vangeli sono scritti con caratteri «belli e luminosi» da quelle famiglie che «credono e si impegnano a vivere certi valori», altri invece con caratteri «scuri e incerti», si tratta di quei «coniugi che non riescono o non vogliono raggiungere certi ideali del matrimonio e lo tradiscono». E tuttavia Dio è presente in ogni situazione, positiva e negativa, riuscita e fallita. Di famiglie che vivono difficoltà pesanti ce ne sono tante e i problemi che le coinvolgono sono molti. L’elenco potrebbe essere assai lungo, ma l’Arcivescovo si limita a pochi esempi.

Il Cardinale non rinuncia a dare anche qualche indicazione pratica. Tra le tante iniziative che suggerisce alle parrocchie ne segnala una in particolare perché gli sta molto a cuore. «Aiutiamo tutti a capire che le nostre parole sono troppo incerte, hanno bisogno di un salto di qualità, hanno bisogno della Parola di Dio». Tettamanzi ricorda quanto ci tenesse anche il cardinal Martini alla Scrittura. E poi aggiunge: «Portiamo in ogni casa la Bibbia». Tanti ce l’hanno, ma resta chiusa, occorre invece tornare ad aprirla.

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