Redazione

Domenica 3 aprile alle 15.30 il cardinale Dionigi Tettamanzi ha celebrato in Duomo la messa di suffragio per Giovanni Paolo II.
In 25 mila hanno partecipato alla funzione come testimonianaza di affetto e stima per un Papa che ha cambiato la storia.

di Luisa Bove

Hanno partecipato 25 mila fedeli alla messa di suffragio per il Papa celebrata dal cardinale Dionigi Tettamanzi nel pomeriggio di domenica 3 aprile. Un Duomo affollato e una piazza gremita di gente hanno testimoniato il grande affetto per Giovanni Paolo II, un Papa che ha saputo affascinare credenti e non. Oltre ai responsabili della Chiesa ambrosiana e degli uffici di Curia, ai decani e ai semplici sacerdoti, erano presenti alla funzione anche molte autorità civili.

«Ieri sera il Signore Gesù si è mostrato risorto e vivente, con i segni della sua passione, al nostro amatissimo Papa», ha detto l’ Arcivescovo durante l’omelia, «che a lungo lo aveva servito e amato intensamente». Quello che stiamo vivendo, ha continuato il cardinal Tettamanzi, «e’ un giorno di grande mestizia per il lutto che ha colpito la Chiesa e il mondo intero». Ma è anche un giorno «di profonda gioia spirituale, che nasce dalla certezza che ieri sera si è realizzato in modo pieno e definitivo l’incontro del Papa con il Signore». Un incontro, ha commentato l’Arcivescovo di Milano, avvenuto «nel segreto», ma al quale ha assistito il mondo intero.

In questi giorni infatti piazza San Pietro e tante altre piazze, a cominciare da quelle di Cracovia e della Polonia, «come pure il nostro Duomo», sono state testimoni «dell’attenzione, della stima, del rispetto, dell’amore e della preghiera non solo di tutta la Chiesa cattolica, ma anche delle altre Chiese e Confessioni cristiane, degli ebrei nostri “fratelli maggiori”, dei fedeli dell’Islam, di molti altri credenti e di tanti uomini e donne di buona volontà». Insomma, tutti in queste ultime ore hanno seguito la lunga e sofferta agonia e del Papa morente.

Quella di domenica pomeriggio non è stata solo una preghiera di suffragio. Davanti a tutta la Chiesa ambrosiana, infatti, il cardinal Tettamanzi ha voluto ringraziare Dio «per il dono che ci ha fatto questo incomparabile araldo dello splendore della verità, di questo vero contemplativo e grande “uomo di preghiera” che ha vissuto in intima e costante comunione con il Signore, di questo inarrestabile pellegrino per le strade del mondo, di questo vero amico e indomito difensore dell’uomo e della vita, di questo lungimirante uomo del dialogo con ogni religione e con ogni cultura, di questo umile e grande artefice della storia che – con la sua parola, la sua azione, la sua non sempre compresa volontà di “purificare la memoria” – ha contribuito a imprimere una vera svolta nelle vicende dei popoli e delle nazioni, di questo solerte promotore di libertà e di solidarietà, di questo infaticabile e coraggioso costruttore di giustizia e di pace».

Nei diversi anni trascorsi a Roma il cardinal Tettamanzi ha conosciuto e collaborato strattamente con Papa Wojtyla e ora custodisce gelosamente nel cuore tanti ricordi. Uno però lo ha rivelato. Risale ai primi giorni di luglio di tre anni fa: «L’affettuosissima carezza che Giovanni Paolo II mi ha fatto incoraggiandomi con forza ad accettare di diventare, come lui mi voleva, vostro Arcivescovo». Una carezza, che oggi Tettamanzi riconosce rivolta all’intera diocesi ambrosiana. Quella stessa Chiesa che ha partecipato commossa alla messa di suffragio voluta dal Cardinale. Al termine della celebrazione le migliaia di fedeli che in piazza hanno seguito la funzione dal maxischermo, con un grande applauso hanno salutato l’Arcivescovo in partenza di Roma.

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