Il Vicario episcopale monsignor Franco Agnesi presenta l’appuntamento al Seminario di Venegono, momento di confronto con l'Arcivescovo sui contenuti della Lettera pastorale

di Luisa BOVE

Agnesi

Continua il confronto del cardinale Angelo Scola con i preti e i diaconi delle sette Zone pastorali. Giovedì 3 ottobre sarà la volta di Varese: appuntamento al Seminario di Venegono Inferiore alle 10 dove la mattinata inizierà con la recita dell’Ora Media, poi si entrerà nel vivo dei lavori mettendo a tema la Lettera pastorale dell’Arcivescovo «Il campo è il mondo». «L’esperienza dell’anno scorso è stata molto positiva – assicura monsignor Franco Agnesi, Vicario episcopale della Zona 2 -, sia come ricchezza di interventi, sia come partecipazione. L’auspicio è che sia così anche quest’anno. Ci chiederemo che cosa dice a noi la Lettera, cosa ci dice il Vescovo e che cosa diciamo noi a lui». In alcuni decanati i preti si sono già confrontati tra loro e non è escluso che le riflessioni emerse saranno presentate come frutto di un lavoro condiviso. Monsignor Agnesi, nella sua lettera di convocazione, ha voluto riprendere alcune parole che l’Arcivescovo ha rivolto espressamente al clero. «Anche i ministri ordinati – si legge – vivono il loro compito specifico nella consapevolezza di essere totalmente al servizio della testimonianza cristiana nel mondo». «È una Lettera – continua il Vicario episcopale – che provoca l’esperienza presbiterale e pastorale». Tuttavia «il campo non è affidato solo a noi preti: dobbiamo accompagnare in questo cammino anche i fedeli laici».

Come sarà strutturato l’incontro?
Dopo la mia introduzione, seguiranno tre interventi programmati a partire da un brano della Lettera: parleranno un parroco, un diacono permanente e un prete di pastorale giovanile. Il primo intervento sarà sulla parabola di Matteo, il secondo sulla pluriformità nell’unità, il terzo su affetti, lavoro e riposo. Poi risponderà l’Arcivescovo. Seguiranno tre o quattro interventi (chiederemo che siano brevi ed essenziali per riuscire a parlare in tanti), quindi la parola passerà ancora al cardinale Scola.

Dopo questo confronto tra «addetti ai lavori» lo scopo è che ci sia una ricaduta nelle comunità cristiane?
Sì, la Lettera deve essere diffusa tra le comunità. Io come Vicario, oltre ai presbiteri, sto già incontrando anche i Consigli pastorali decanali per presentarla e c’è molta attenzione. Poi la ricaduta deve riguardare i fedeli, ma anche altre persone che conosciamo e con le quali è possibile conversare, per esempio, sui temi degli affetti, del lavoro, del riposo… Queste discussioni non devono rimanere solo interne alla Chiesa, ma possono diventare occasione di dialogo con le persone che incontriamo e con le quali viviamo.

L’espressione «il campo è il mondo» fa capire che c’è posto per tutti…
In effetti qualcuno mi ha detto che il titolo della Lettera «Il campo è il mondo» fa sì che ognuno si senta inserito. Se davvero «il campo è il mondo», allora anche chi non ha molti impegni nella Chiesa si sente ugualmente protagonista di un cammino di fede. Lo sguardo si apre al buon seme che il Signore sta seminando. Quindi è un invito a guardare il mondo in modo evangelico e aperto alla speranza. È una Lettera stimolante e che provoca all’annuncio del Vangelo, risveglia qualche domanda e suscita un’attenzione più viva.

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