Presentato un innovativo progetto finanziario che, grazie ai “social bond” di clienti di Banca Popolare Commercio e Industria, sosterrà il restauro della struttura più alta della Basilica

di Loris CANTARELLI

basilica sant'ambrogio

Il recupero del campanile “dei canonici” della Basilica di Sant’Ambrogio (quello più alto, sulla sinistra guardando la facciata) compie un nuovo passo in avanti, grazie all’azione di Banca Popolare Commercio e Industria del Gruppo Ubi Banca: un particolare strumento finanziario con cui centinaia di milanesi hanno scelto d’investire i propri risparmi a favore di uno dei simboli più amati della città.

L’anno scorso, infatti, un mulinello di vento durante un temporale aveva sollevato una griglia di rame danneggiando una cuspide: nei lavori di ripristino (costati 80 mila euro), i tecnici hanno scoperto la necessità di altri interventi, per altri 160 mila euro. Un bancario, padre di un bambino che frequenta l’oratorio, ha suggerito l’idea, realizzatasi in questi giorni.

Oltre 800 clienti di Banca Popolare Commercio e Industria hanno scelto di sottoscrivere i social bond, obbligazioni emesse dall’istituto di credito milanese e collocate presso la propria clientela, che naturalmente comportano un rimborso entro una certa data e una parte della remunerazione destinata a un’iniziativa sociale. La Banca ha collocato sul mercato il prestito obbligazionario per un ammontare complessivo di 20 milioni di euro in sole tre settimane (la metà del tempo previsto), quasi tutti provenienti da privati, con una media di 20 mila euro ciascuno, e si è impegnata a devolvere alla Basilica una cifra di 100 mila euro dai proventi dell’investimento.

L’intervento finanziario è stato illustrato questa mattina in una conferenza stampa dal professor Mario Cera, presidente della Banca milanese, già al suo terzo social bond (il primo fu per i terremotati dell’Emilia) e di norma attento al recupero dei beni storico-culturali e architettonici (come già avvenuto, pur con altri strumenti, con le chiese di Pavia). Cera ha precisato: «Ci sono banche e banche: nel nostro motto c’è “per bene”, per cui l’investimento nel sociale è per noi costitutivo, in una banca non può mancare…».

Monsignor Erminio De Scalzi, abate della Basilica di Sant’Ambrogio, ha citato Antonio Rosmini e le sue tre forme di carità: una materiale («di cui oggi c’è un enorme bisogno: negli ultimi tempi c’è una signora dignitosissima che all’uscita della Messa si mette a pulire le scarpe; dopo il mercato settimanale molti rovistano tra gli avanzi…»), una intellettuale («anche la bellezza educa e dà armonia alla vita») e una spirituale («come parlare di Dio e di valori che oggi si stanno perdendo»), concludendo con un auspicio: che le istituzioni «come segnato dal tabellone luminoso, tra 229 giorni, alla fine dei lavori durati dieci anni, ci donino la piazza più bella e accogliente della città, per incastonare un gioiello che non rimanga solitario».

L’architetto Carlo Capponi, responsabile dell’Ufficio diocesano Beni culturali, ha aggiunto alcuni dettagli tecnici: l’intervento comprende anzitutto la pulizia delle 4 facce in laterizio nella parte bassa medievale e in quella ottocentesca più in alto; poi prevede un consolidamento in pietra d’Angera (fragile e vittima di uno sfarimento, accentuato dalle cosiddette pioggie acide); infine si concretizzerà anche in un cantiere-studio (partito dal rilievo scientifico, per una migliore conoscenza oltre alla semplice manutenzione), che con le tecnologie attuali permetterà alla conclusione tra un anno di sapere perfino quanti mattoni esistono nell’edificio, oltre ai diversi materiali stratificatisi nei decenni (marmi, arenarie, graniti, ceppi, ecc).

Insomma, la Basilica di Sant’Ambrogio – in questi giorni al centro anche della bella iniziativa “Flora et Decora”, in favore di una migliore sistemazione della Biblioteca Capitolare (con l’archivio dei codici miniati oggi conservati in spazi ristretti) – rimane nel cuore di tutti gli ambrosiani.

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