Edito da In Dialogo in una veste rinnovata per il 2012, scandisce il tempo a ritmo di lavoro e festa

Calendario della Famiglia 2012

Il Calendario della Famiglia 2012 (In Dialogo, euro 5.90) si propone con una veste rinnovata: tante coloratissime illustrazioni, che raccontano la vita piena, pulsante, vivace, che abita le nostre case. La vita delle nostre famiglie: intensa, talvolta frenetica, con le molteplici urgenze e necessità, con i figli, i familiari, gli amici.

A cura del Servizio per la Famiglia della Diocesi di Milano e illustrato da Clara Grassi, il Calendario della Famiglia 2012 è un aiuto prezioso per mettere ordine agli eventi futuri e a scoprire lo scorrere del tempo come qualcosa che ci è dato da sempre nella giusta dose; inoltre, accompagna ogni famiglia nell’anno ad essa dedicato e che culminerà nell’Incontro mondiale delle famiglie 2012, che si svolgerà dal 30 maggio al 3 giugno a Milano alla presenza del Santo Padre Benedetto XVI.

«Quest’anno – scrivono nella presentazione del Calendario Francesca Dossi e Alfonso Colzani, responsabili del Servizio diocesano per la Famiglia – sarà all’insegna di lavoro e festa, come tutti gli anni però, a ben guardare! Il ritmo delle nostre famiglie si dispiega entro questa alternanza: lavoro-festa e poi ancora lavoro e poi ancora festa. Il Calendario si premura di evidenziarlo, il tempo della festa, e lo distingue dall’altro con un colore più intenso. Così anche solo sbirciandolo frettolosamente, senza tanti ragionamenti e calcoli ci risulta ben chiaro a colpo d’occhio, quanto tempo di lavoro ci separa dalla festa. E quel tempo farà la differenza del nostro sentire: se alla festa manca ancora tanto, è lunedì o martedì, il Calendario sembra invitarci simpaticamente a raccogliere le forze, a non disperare di farcela, il dinamismo delle sue immagini e dei suoi protagonisti ci rassicura e ci contagia. Se manca poco e siamo a venerdì, già cominciamo a sentire in noi il sapore della festa che ci attende e non c’è freno che tenga, non riusciamo, se anche volessimo, a tenere a bada quel senso di leggerezza e di gratitudine che ci prende».

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