Redazione

Si è tenuta martedì 13 marzo la terza catechesi quaresimale dell’Arcivescovo dal titolo “Il dono dei figli”. Il cardinal Tettamanzi ha parlato della responsabilità educativa dei genitori, delle prove che devono affrontare, dei compiti della Chiesa e della società nei confronti delle famiglie.

di Luisa Bove

L’Arcivescovo fa gli auguri a Elisabetta ed Emanuele che presto avranno il secondo figlio. Ma non per tutti, ammette il cardinale Dionigi Tettamanzi, la nascita di un figlio è una buona notizia. «Nel nostro mondo tante e troppe volte si evita volutamente il figlio», che «viene sentito come un peso economico, psicologico» o «come un freno alla libertà personale e di coppia, un ostacolo ai propri progetti di vita e di sviluppo». In realtà ogni figlio «può e deve dirsi un dono di Dio», che passa attraverso il «reciproco donarsi degli sposi», come scriveva alcuni anni fa papa Giovanni Paolo II nella “Familiaris consortio”.

«Ogni uomo che viene al mondo è stato pensato, desiderato, voluto, amato da Dio dall’eternità», dice ancora l’Arcivescovo. Ma per i genitori diventa anche una grande «sfida». Pensa infatti al rapporto quotidiano con i figli, alla prova di una fecondità che tarda a venire o che si presenta nei tempi diversi da quelli programmati, c’è poi la fatica del distacco, quando un figlio cresce e diventa autonomo…

«La generazione del figlio non si esaurisce nel metterlo al mondo», spiega il Cardinale, «ma continua senza sosta nelle varie fasi della vita. Come in ogni parto il momento della sofferenza trova il suo senso e il suo superamento nella gioia di una nuova nascita». Ci sono situazioni in cui sembra più facile superare il travaglio del parto, più difficile invece è affrontare quello della malattia, di un adolescente ribelle, di un giovane depresso perché non ha lavoro o che rimane deluso e sfiduciato per la fragilità degli affetti… Eppure «non dobbiamo mai dimenticare che anche in queste situazioni difficili, pesanti, travagliate, disperate, il figlio rimane sempre un dono di Dio».

Non a caso i Vescovi italiani, nell’ultimo messaggio in occasione della Giornata per la vita, hanno scritto: “La vita umana è un’avventura per persone che amano senza riserve e senza calcoli, senza condizioni e senza interessi; ma è soprattutto un dono, in cui riconosciamo l’amore del Padre e di cui sentiamo la dolce e gioiosa responsabilità della cura, soprattutto quando è più debole e indifesa”.

Il cardinal Tettamanzi parla anche del ruolo educativo dei genitori, che non si limita a una presenza che si distende in un «tempo cronologico», non riguarda quindi la quantità, ma la «qualità» di una rapporto, fatta di «disponibilità, attenzione, capacità di ascolto, vero interessamento e dialogo, anche se in certi momenti è faticoso». A questo aspetto si collega anche il delicato equilibrio tra il lavoro e la vita in famiglia, ma «voi questo problema l’avete risolto», dice soddisfatto l’Arcivescovo, «dando il primato alla famiglia e ai figli, anche a costo di non pochi sacrifici e di non lievi rinunce». È una testimonianza splendida che «voi date alla società e alla cultura di oggi» in cui spesso «ciò che conta non è l’essere ma l’avere». In questo senso diventa fondamentale il cammino di fede «che voi fate con i vostri figli», perché «anche nel bambino piccolo c’è una presenza privilegiata di Dio» e la sua ricchezza spirituale «contagia i genitori».

Quindi il cardinal Tettamanzi azzarda una domanda: «E se il Signore dovesse pensare a un vostro figlio e dire: “Lo chiamo a diventare prete o suora” come reagireste?». I genitori, radunati in casa dell’Arcivescovo, si dicono tutti contenti, se questo è il desiderio dei loro figli, e si dichiarano disponibili ad accompagnarli nella scelta. L’Arcivescovo ne è felice, ma non nasconde che la realtà non è sempre così, perché «ci sono genitori che fanno fatica ad accettare una vocazione al sacerdozio o alla vita consacrata per i loro figli».

La riflessione poi si sposta. «Dovrebbe essere la società a venire incontro maggiormente alle famiglie, promuovendo un’autentica politica familiare», dice Tettamanzi, «siamo stufi di sentire tante e troppe parole, spesso gridate, magari enfatizzate, e non vedere i fatti concreti di una società che prende a cuore la famiglia». E la Chiesa, «la comunità cristiana, a maggior ragione rispetto alla società, non può non privilegiare la famiglia nella sua attività, nella sua azione pastorale».

Quindi, rivolgendosi alle famiglie e parafrasando le parole di san Leone Magno (“Cristiano, riconosci la tua dignità”), l’Arcivescovo dice: «Famiglia cristiana, riconosci la tua dignità e la tua responsabilità. Da te, proprio da te, dipende il presente e il futuro della nostra società; da te, proprio da, te dipende il presente e il futuro della nostra Chiesa».

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