Sono 19, di età compresa tra i 25 e i 39 anni, i preti novelli che il cardinale Scola consacrerà in Duomo. Ognuno di loro ha una storia diversa alle spalle, con studi, esperienze lavorative e affettive

di Ylenia SPINELLI

Tableau preti 2013

Negli annali del Seminario sarà ricordata come la classe dei due Papi. Infatti, sul tableau dei 19 futuri preti ambrosiani, che verranno ordinati nel Duomo di Milano l’8 giugno alle 9 (diretta su Telenova News, Radio Mater e www.chiesadimilano.it, omelia dell’Arcivescovo in differita su Radio Marconi lunedì 10 giugno alle 19), accanto ai loro volti, a quelli degli educatori e dell’arcivescovo Angelo Scola, sono presenti anche i ritratti di papa Francesco e dell’emerito Benedetto XVI, che ha rinunciato al ministero petrino lo scorso 11 febbraio. «Per tutti i seminaristi, ma soprattutto per quanti si stanno preparando al sacerdozio, questi ultimi mesi sono stati ricchi di testimonianze – spiega monsignor Peppino Maffi, rettore del Seminario – a cominciare da papa Ratzinger che ha dato un grande esempio di umiltà. I candidati, durante il pellegrinaggio a Roma, hanno avuto l’opportunità di assistere alla sua ultima udienza generale, ricevendo importanti parole di incoraggiamento alla missione».

Papa Francesco poi, in questo particolare Anno della fede, sta aiutando a riscoprire il vero volto della Chiesa: semplice, povera, vicina alla gente. «In una stagione di grandi cambiamenti – aggiunge Maffi – auguro ai futuri preti di lasciarsi sempre interpellare dalla Parola del Signore, dalle indicazioni del Vescovo e del Papa, soprattutto da quel richiamo alla tenerezza e al servizio che deve caratterizzare il nostro ministero».

Anche questa classe di ordinazione, formata da giovani dai 25 ai 39 anni, con diversi titoli di studio ed esperienze di lavoro (ci sono biologi, ingegneri, operai, economisti e pedagogisti), rappresenta uno spaccato della nostra società, in modo particolare dell’universo giovanile, che spesso fatica a trovare la strada da seguire e magari ci arriva dopo giri immensi e numerose esperienze.

Così è stato per Tommaso Giannuzzi, originario della diocesi di Otranto, cresciuto in una famiglia molto religiosa, seguendo in parrocchia i cammini dell’Azione cattolica. Le domande “spirituali” della vita insorgono in lui proprio quando si fidanza con una ragazza. «Così le ho messe da parte – racconta -, ho terminato l’Istituto tecnico commerciale e per mantenermi ho fatto il barman e il cameriere, poi mi sono iscritto a Scienze religiose a Lecce, ma ho lasciato la facoltà quando mi hanno preso all’Accademia di musica e spettacolo di Roma. Ho ancora nascoste nei cassetti le foto, con i capelli lunghi e l’orecchino, di quando facevo il karaoke nei locali!».

Ma a Tommaso mancava sempre qualcosa per essere felice, le domande accantonate, di tanto in tanto, si facevano presenti, così decide di ritornare al suo paese, Martano, e di iniziare un serio cammino di discernimento con il suo parroco. «L’incontro per me decisivo è stato quello con i frati francescani – spiega -. Sono stato colpito dal loro modo di fare evangelizzazione sulle strade, nelle discoteche, sulla spiaggia. Così a 23 anni sono entrato in convento, per poi uscire dopo sei anni: mi ero fermato all’immagine esterna di san Francesco che non era però diventato il tramite per arrivare a Cristo». Finisce la facoltà di Scienze religiose e sarà proprio l’insegnamento a portarlo a Milano e a decidere di entrare in Seminario. «Ora finalmente ho capito cosa fare della mia vita – dice Tommaso -, ma anche da sacerdote voglio continuare a fare il professore di religione, perché ritengo che la scuola sia un ottimo terreno di evangelizzazione».

Anche per Simone Vassalli la decisione di entrare in Seminario è stata molto ponderata: è arrivata dopo un lungo discernimento con il “Gruppo Samuele”, l’esperienza vocazionale dei “Salti di qualità” e con la Comunità non residenti. «Fondamentale nel mio caso – spiega – è stata la decisione di andare a convivere per sei mesi, durante l’ultimo anno di università, con don Walter Magni, allora cappellano alla Bocconi. Ne è nata una bella amicizia sacerdotale, che continua tuttora e che mi ha offerto gli stimoli giusti per valutare le tante domande che avevo dentro di me e che non trovavano risposta». A Simone non è mai mancato l’appoggio della sua comunità, quella di Masate, e soprattutto della famiglia, che in queste settimane si sta preparando a due grandi eventi. «Pochi giorni prima della mia ordinazione sposerò mia sorella – racconta -. Entrambi ci stiamo avvicinando a due tappe significative della nostra vita ed è bello condividere sentimenti ed emozioni».

Per Luca Ferrarese, invece, il cammino in famiglia è stato il più faticoso, ma anche il più bello. «Pur essendo fuori dal mondo della Chiesa, e all’inizio un po’ spaventati dalla mia decisione di dedicare tutta la mia vita a Gesù – racconta -, i miei genitori, in questi anni, sono cresciuti con me, e a modo loro mi sono stati vicino e mi hanno accompagnato. Non mi sarei mai aspettato, durante il colloquio con il Cardinale lo scorso 1° maggio, di vedere mio papà davvero commosso».

Per questi ragazzi e per i loro compagni l’ordinazione sarà un punto di partenza verso una nuova vita, accompagnati dal motto che hanno scelto, tratto dal Salmo 22, che suona come un impegno preciso:  “Annuncerò il tuo nome ai miei fratelli”.

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