Un grande Papa e un grande comunicatore: nel 1931 papa Ratti parlò per la prima volta nel microfono di Marconi, dando vita a Radio Vaticana ed ebbe un ruolo di primo piano per la crescita e diffusione del quotidiano vaticano. Sono solo alcuni dei temi illustrati da Gian Maria Vian, direttore dell'Osservatore romano, in un incontro svoltosi nei giorni scorsi ad Asso

di Flaminio PAGANI

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Sabato 20 aprile, a cura della Parrocchia di Asso, si è svolto il quinto incontro storico-culturale sulla figura, personalità e azione di Achille Rati, Papa Pio XI, nel 90° anniversario della sua elezione al soglio pontificio nel 1922. Relatore di primo livello, Gian Maria Vian – Direttore de “L’Osservatore Romano”.
Dopo aver illustrato i tratti più salienti del Pontefice Pio XI, Vian si è particolarmente soffermato sulla attività comunicativa, stampa, radiomessaggi, diffusione della sua parola e dottrina con ogni possibile mezzo disponibile nel suo tempo storico.
L’incontro è servito anche allo scopo di far conoscere la notevole attività del giornalismo cattolico e in particolare la grande importanza de “L’Osservatore Romano” come giornale del Papa e della Santa Sede proprio nei 150 anni della sua istituzione.

A questo proposito appare del tutto opportuno ricordare le relative vicende storiche. E’ assai singolare e degno di nota osservare che lo sviluppo della stampa cattolica in Italia seguì di pari passo il processo di unificazione politica del Paese Italia. Da un lato l’unificazione politica favorì la graduale estensione a tutte le regioni, e quindi all’intero territorio nazionale, delle norme della legge piemontese sulla stampa del 26 marzo 1848 che, sia pure con notevoli limitazioni e ampi poteri discrezionali affidati agli organi di polizia, riconosceva comunque la libertà di stampa sancita dallo Statuto Albertino.
Nascevano così molti quotidiani e periodici cattolici mensili o settimanali, dioce-sani, parrocchiali e nazionali su cui si dibattevano, anche in contradditorio, varie questioni sociali, religiose, di diverso orientamento, specie in riferimento alle posizioni ufficiali della Chiesa Pontificale, prima del riconoscimento ufficiale della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano.
Del resto, anche noi, nel nostro piccolo ambiente vallassinese abbiamo ricordato felicemente qualche mese fa il primo centenario de L’Armonia organo una volta dell’intero Vicariato di Asso e Canzo fino a Oliveto Lario.

L’Osservatore Romano ora organo ufficiale della Santa Sede, nacque a Roma il 1° luglio 1861 (anno contemporaneo dell’Unità d’Italia così tanto ricordata, nel bene e nel male, negli scorsi mesi!) non per iniziativa direttamente ecclesiastica, bensì su iniziativa di Nicola Zanchini e Giuseppe Bastia, un avvocato bolognese e un giornalista di Forlì, ex funzionari pontifici di stretta osservanza e fedeltà papale, rifugiatisi a Roma dopo il referendum e l’annessione al Regno d’Italia delle ex legazioni pontificie dell’Emilia e Romagna.

L’importanza de L’Osservatore Romano aumentò dopo il 1870 e la conquista di Roma dopo Porta Pia, perché assorbì per volontà pontificia di Pio IX il Giornale di Roma – foglio ufficiale dell’ex-governo pontificio, di cui l’Osservatore Romano raccolse l’eredità storica diventando il più qualificato ed equilibrato portavoce del Papa e poi della Santa Sede. Il primo direttore de L’Osservatore Romano, su indicazione di Pio IX fu Augusto Baviera (1828-1903), un giornalista vicino agli ambienti cattolici e Guardia nobile del Papa. Nel 1884 gli subentrò Filippo Crispoldi.
Fin dall’inizio questo organo di stampa a livello romano e nazionale improntò il suo stile di equilibrio, prudenza, serietà senza violenza nei toni, né favoreggiamento di polemiche all’interno del variegato mondo cattolico. Benedetto XV nel 1920 nominò direttore de L’Osservatore Romano il nobile personaggio Conte Giuseppe Dalla Torre, un vero protagonista del mondo cattolico,che diventò una colonna del giornale, direttore per 40 anni (dal 1920 al 1960) con quattro pontefici, Benedetto XV, Pio XI, Pio XII, Giovanni XXIII (fino al 1960).
Il motto con il quale uscì sul frontespizio Unicuique suum (a ciascuno ciò che si merita) la dice lunga sul giornalismo di oggi, quasi tutto controllato e foraggiato da chi paga e quindi al suo servizio, mistificando e capovolgendo i fatti più evidenti con criteri anche talvolta intelligenti, però di parte.
In questa prospettiva, Vian ha ricordato la particolare attenzione di Pio XI per L’Osservatore Romano, la stampa cattolica e la costruzione materiale della prima radio vaticana con l’intervento personale di Guglielmo Marconi (divenuto componente dell’Accademia Pontificia delle Scienze).

Primo radiomessaggio papale inaugurazione Stazione Radio Vaticana – 12 febbraio 1931 – con un fluente discorso in latino ad gentes, a tutto il mondo, udite, ogni nazione e genti che abitate l’orbe terrestre e l’iniziale motto “Laudetur Jesus Christus”.
Nei tempi difficili delle dittature fascista e nazista e poi nei tristi anni della seconda guerra mondiale, di fatto, L’Osservatore Romano divenne l’unica voce libera, non solo in Italia, ma anche nell’Europa invasa dai nazisti. Basterà ricordare gli Acta diurna della Santa Sede (Ordini del giorno) redatti da Guido Gonnella incaricato dal Conte della Torre, mentre anche il ricercato e perseguitato De Gasperi scriveva articoli con lo pseudonimo di “Spectator” e “Rerum scriptor (scrittore di avvenimenti)”.

Giovanni XXIII nominò nel 1960 un eminente giornalista bolognese, il già onorevole Raimondo Manzini e sotto il suo pontificato L’Osservatore Romano commentò con stile attento e con sapiente prudenza i fatti epocali che cambiarono il mondo da Paolo VI a Giovanni Paolo II. Vanno ricordati giornalisti come Federico Alessandrini, Mons. Mario Boehm e don Virginio Levi, sacerdoti che operarono anche in Diocesi di Como. Direttori furono poi Biagio Agnes, Nello Vian e successivi che hanno continuato la cultura dei media fino ai tempi nostri seguendo e migliorando l’azione comunicativa di Pio XI verso tutte le popolazioni della terra.

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