Disponibile in libreria l’Esortazione apostolica post-sinodale di papa Francesco nell'edizione del Centro ambrosiano, con prefazione dell'Arcivescovo e introduzione di padre Giacomo Costa, segretario speciale al Sinodo, di cui pubblichiamo uno stralcio

di Giacomo Costa SJ

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Questo cammino si arricchisce di una nuova tappa: l’Esortazione apostolica postsinodale Christus vivit (Cv), che papa Francesco ha firmato il 25 marzo nella Santa Casa di Loreto, affidandola a Maria. Possiamo considerare questo testo una rilettura meditata dell’intero percorso compiuto, e soprattutto del Documento finale (Df), da parte di papa Francesco, che rilancia i frutti del processo sinodale in una forma particolare: interpella direttamente e invita a un dialogo innanzitutto i giovani e attraverso di loro tutto il Popolo di Dio.

Un appello ai giovani e a tutti i credenti

Per capire questa scelta è necessario tornare alle intuizioni di fondo emerse durante l’Assemblea sinodale. Innanzitutto essa aveva rimarcato con forza che i giovani sono protagonisti del nostro tempo e membra attive della Chiesa, non oggetto di discorsi che calano su di loro dall’alto, e tanto meno un «mondo a parte» rispetto al resto della comunità ecclesiale. Ecco così che la Cv rivolge ai giovani un appello chiaro e diretto: invita ciascuno di loro a mettersi in gioco in prima persona, senza lasciarsi paralizzare dalla paura di sbagliare, e soprattutto a non rinunciare ai propri sogni e a non cedere sugli ideali, ma ad alimentarli nel confronto con la realtà e a metterli in atto attraverso scelte di fraternità, di servizio e di impegno politico e sociale.

La strada per farlo è andare in profondità nell’amicizia con il Signore: sono forti, persino entusiasmanti, le indicazioni del capitolo 5, che riprendono e approfondiscono le parole con cui la Cv si apre: «Lui vive e ti vuole vivo!» (Cv 1). Allo stesso tempo «la riflessione sui giovani e per i giovani interpella e stimola tutti noi» (Cv 3). Anche qui riconosciamo l’eco del percorso sinodale. La domanda iniziale – «Che cosa dobbiamo fare per i giovani?» – si era pian piano trasformata: dalle proposte pratiche e dalle formule organizzative della pastorale, l’attenzione si è spostata agli stili relazionali che viviamo nella Chiesa e alla qualità dei nostri cammini comunitari. Grazie proprio al dialogo con i giovani, la domanda è diventata: «Chi siamo chiamati a essere?». Così, all’invito ai giovani di approfondire l’amicizia con il Signore corrisponde quello alle comunità perché lo rendano possibile, attraverso un annuncio che risulti credibile per le giovani generazioni.

Per questo le Chiese locali sono spinte a dar vita a processi sinodali che lascino davvero spazio ai giovani come protagonisti, a prendere sul serio le loro richieste: «Chiedono che la Chiesa brilli per autenticità, esemplarità, competenza, corresponsabilità e solidità culturale» (Df 57), desiderano «una Chiesa autentica, luminosa, trasparente, gioiosa» (Df 166). Farlo richiede il coraggio di lasciare loro spazio e la disponibilità a mettere in discussione ciò che si è sempre fatto.

Questo emerge con chiarezza dai paragrafi (Cv 34-42) dedicati alla giovinezza della Chiesa e al suo rinnovamento: «Sono proprio i giovani che possono aiutarla a rimanere giovane, a non cadere nella corruzione, a non fermarsi, a non inorgoglirsi, a non trasformarsi in una setta, a essere più povera e capace di testimonianza, a stare vicino agli ultimi e agli scartati, a lottare per la giustizia, a lasciarsi interpellare con umiltà. Essi possono portare alla Chiesa la bellezza della giovinezza quando stimolano “la capacità di rallegrarsi per ciò che comincia, di darsi senza ritorno, di rinnovarsi e di ripartire per nuove conquiste”» (Cv 37, che riprende il Messaggio ai giovani del Concilio). La Chiesa deve essere consapevole che, «per essere credibile agli occhi dei giovani, a volte ha bisogno di recuperare l’umiltà e semplicemente ascoltare, riconoscere in ciò che altri dicono una luce che la può aiutare a scoprire meglio il Vangelo» (Cv 41).

La Chiesa dunque ha qualcosa da dire ai giovani, e i giovani sono portatori di istanze che la mettono in discussione e la spingono a essere più fedele alla propria identità e missione. Questo legame è fecondo, è fonte di gioia e di consolazione; ne ha fatto esperienza diretta il Sinodo, come dichiara il Df: «Abbiamo sperimentato che la corresponsabilità vissuta con i giovani cristiani è fonte di profonda gioia anche per i vescovi» (Df 119). Appoggiandosi sulla consapevolezza che questa dinamica è «un frutto dello Spirito» (ivi), la Cv può dunque chiedere a tutti di mettersi in movimento: ogni giovane, ogni credente, ogni parrocchia e comunità locale; ma anche ciascuna Diocesi, associazione e movimento; e persino le Conferenze episcopali e i Dicasteri vaticani. Nessuno può tirarsi indietro e sottrarsi all’invito a lasciarsi toccare da Cristo, grazie a cui tutto «diventa giovane, diventa nuovo, si riempie di vita» (Cv 1). […]

Un testo da vivere

Non resta così che incoraggiare i lettori ad addentrarsi nel testo della Cv e, attraverso di essa, nell’esperienza che il Sinodo ha compiuto e a cui invita i giovani e il Popolo di Dio: un incontro personale sempre più profondo con Cristo, l’Amico. Un’esperienza intimamente spirituale e interiore, ma intrinsecamente sociale e comunitaria, perché l’amore di Cristo conduce sempre agli altri. È questa l’estasi che l’Esortazione ci propone come meta, recuperando il significato originario del termine: l’incontro con Dio non strappa i credenti dalla realtà e dalla trama di relazioni in cui sono inseriti, ma ci spinge a uscire da noi stessi, superando i nostri limiti per lasciarci conquistare dalla bellezza dell’amore per gli altri e cercare il loro bene «fino a dare la vita» (Cv 163). Alla fine, la domanda che papa Francesco pone a ciascun lettore della Cv è probabilmente: «Te la senti di incamminarti verso questa estasi?». La risposta ha molto a che fare con la possibilità di scoprire la propria vocazione e di incontrare la pienezza di vita.

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