Redazione

Sono 191 milioni i migranti nel mondo, 20 milioni tra richiedenti asilo e rifugiati. Numeri che lasciano intuire agli esperti un flusso migratorio sempre più intenso. Nei 25 Stati membri dell’Ue sono oltre 26,6 milioni gli stranieri. L’Italia colma il gap con i grandi paesi d’immigrazione: il numero degli immigrati regolari in Italia ha quasi raggiunto quello degli emigrati italiani nel mondo.

Sono 191 milioni gli immigrati nel mondo, 20 milioni tra richiedenti asilo e rifugiati, 30-40 milioni gli irregolari (7-8 in Europa), 600-800mila le vittime della tratta: è questo il “mondo di migranti” descritto dall’ultimo Dossier statistico 2006 di Caritas/Migrantes. Una dimensione che lascia intuire agli esperti un flusso migratorio sempre più intenso.

La Cina è tra i principali protagonisti del nuovo mondo globalizzato, con la diffusione dei suoi prodotti e con una collettività di 34 milioni di persone all’estero, che assicurano un gettito di rimesse di 21,3 miliardi di dollari l’anno. Tuttavia solo in Cina, che conta 45 città con più di un milione di abitanti, 400 milioni di abitanti vivono al di sotto della soglia di povertà. In India sono 35 le città con più di un milione di abitanti. Dei 6 miliardi e mezzo di cittadini del pianeta solo 960 milioni risiedono nei paesi a sviluppo avanzato: 1 miliardo e 400 milioni di persone vivono con meno di due dollari al giorno e 192 milioni sono i disoccupati.

«Dividendo la ricchezza prodotta per il numero degli abitanti, ogni persona dovrebbe ricevere annualmente 9.250 dollari ma le cose non stanno in questi termini: si va dai 5.200 euro spettanti ai Paesi in via di sviluppo ai 32.600 dollari dei paesi a sviluppo avanzato, dai 1.100 dollari dell’Africa Subshariana ai 27.500 dollari dell’Unione europea e ai 40.750 dollari del Nord America», spiega il rapporto. Differenze che i più poveri, spinti da una crescente pressione demografica, cercheranno di colmare, lasciando, appena possibile, la propria terra d’origine.

Alla fine del 2004 i cittadini stranieri nei 25 Stati membri dell’Unione erano 26 milioni e 61mila su una popolazione di 457 milioni di abitanti e un’incidenza di poco superiore al 5%, con punte del 9% in Germania e in Austria, dell’8% in Spagna, del 5% nel Regno Unito e in Francia e del 4% in Italia (aumentata di un punto l’anno successivo). «L’Unione Europea sta vivendo un atteggiamento tormentato nei confronti dell’immigrazione e ciò ha influito, sia in Francia che in Olanda, sulla mancata accettazione della costituzione europea», sottolinea il rapporto. E se la mobilità – intesa sia come libertà di viaggiare che come spostamento di merci e lavoratori – è un valore acquisito per l’Europa, ad essersi effettivamente spostato è solo l’1,5% dei cittadini europei, una percentuale rimasta invariata negli ultimi 30 anni.

«Ciò rende indispensabile l’apporto della manodopera immigrata, che però è connessa con la paura di un’invasione e del dumping sociale», commenta il rapporto, che torna nuovamente a sottolineare la mancanza di una normativa condivisa dagli stati membri in materia di immigrazione. «L’accordo – commentano gli esperti – sembra possibile solo per alcune categorie specifiche (come, ad esempio, per i lavoratori altamente qualificati)».

«Le soluzioni vengono inquadrate diversamente dal Centro-Nord Europa e dall’Europa mediterranea che è a diretto contatto con le aree di esodo», prosegue il rapporto. «Il lavoro nero continua ad essere in larga misura un regolatore del mercato mentre l’azione dei trafficanti sconfinano spesso nella morte dei migranti, non importa se via terra o via mare: secondo l’Ong United sono stati circa 5.000 i morti di frontiera nell’ultimo decennio».

Il numero degli immigrati regolari in Italia ha quasi raggiunto quello degli emigrati italiani nel mondo: 3.035.000 alla fine del 2005 (dati che si ottengono aggiungendo ai quelli del Ministero dell’Interno, il numero dei nati e la quota di permessi di soggiorno in corso di rinnovo). Una cifra che avvicina il nostro paese ai grandi paesi europei di immigrazione come la Germania (7.287.980), la Spagna (3.371.394), la Francia (3.263.186) e la Gran Bretagna (2.857.000). L’aumento degli immigrati in Italia è dovuto sia ai nuovi arrivi (187 mila) che alle nascite di figli di cittadini stranieri (52 mila) e nel futuro «deve essere messo in conto un aumento ancor più rilevante»: basti pensare alle 485mila domande di assunzione presentate nel mese di marzo 2006 per rientrare sulle quote stabilite dal Decreto Flussi (170 mila), quasi tre volte inferiori alle necessità. Secondo il rapporto se si tiene conto del deficit demografico italiano e della pressione dei paesi d’origine, è «realistico stimare l’impatto in entrata in almeno 300 mila unità l’anno».

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