«Avvicinatevi alle persone con discrezione e tenerezza», ha detto tra l'altro il Pontefice ai 25 diaconi ambrosiani incontrati durante il loro pellegrinaggio in vista dell’ordinazione

di Ylenia SPINELLI

diaconi

«Un incontro stupendo, non ci sono altri aggettivi per descrivere la familiarità e la disponibilità con cui ieri sera papa Francesco ci ha accolti in uno dei salotti della Casa Santa Marta»: il prefetto Paolo Sangalli si fa portavoce dei suoi compagni diaconi – candidati a diventare preti il prossimo 7 giugno – e ci racconta del colloquio informale avuto col Santo Padre nel corso del pellegrinaggio svoltosi nei giorni scorsi a Roma.

Un incontro che li ha decisamente rilanciati nel ministero, invitandoli a guardare con speranza al futuro, nella certezza di avere Gesù sempre accanto. «I temi trattati sono stati tanti, a cominciare dal rapporto con la gente – spiega il prefetto-. Papa Francesco ci ha raccomandato di avvicinarci e congedarci dalle persone con discrezione e tenerezza, senza fare gli egocentrici».

Parlando della vocazione sacerdotale, il Santo Padre ha ricordato ai futuri preti che il pastore delle avere l’odore delle pecore e preoccuparsi per ognuna di loro. Ha poi insistito sulla comunione tra preti e sulla pastorale d’insieme, facendo apprezzamenti sulla diocesi di Milano, ricca di seminaristi, carismi, movimenti e cammini vocazionali. «Ci ha dato anche qualche consiglio pratico sulla confessione e sulla preghiera – aggiunge Sangalli -, con la quale è bene che ogni prete concluda la sua giornata».

Alla fine dell’incontro, durato anche più dell’ora prevista, i candidati hanno regalato al Papa la loro foto, scattata il giorno dell’ordinazione diaconale, la loro immaginetta con il motto e un libro. Il Papa ha riccambiato salutandoli uno per uno e lasciando a tutti un rosario. «Ciò che porteremo sempre nel cuore – concludono i diaconi – è il grande senso di paternità e vicinanza che ci ha trasmesso».

Incontri significativi

Durante il pellegrinaggio i 25 diaconi – insieme al rettore del Seminario monsignor Peppino Maffi e ai loro educatori – hanno alloggiato alla Casa Santa Marta, dove hanno più volte incrociato papa Francesco, che si è pure lasciato ritrarre in loro compagnia. Proprio durante uno di questi incontri informali è nata l’idea dell’incontro. «Non venite con la veste, che mi fate paura!», ha scherzosamente ricordato papa Francesco ai seminaristi, che si stavano preparando all’udienza generale del mercoledì. «In Piazza San Pietro si è respirato un clima bellissimo – racconta il diacono Pierluigi Banna -, era come se stessimo aspettando un amico. Il Santo Padre si è soffermato sul sacramento dell’unzione degli infermi, ricordando quanto Gesù è stato vicino agli ammalati; poi è passato dalle parole ai fatti, salutando con tenerezza tutte le persone in carrozzina presenti».

Ma questo pellegrinaggio, conclusasi con la celebrazione eucaristica presieduta dal cardinale Gianfranco Ravasi, è stato ricco di incontri significativi. «A Santa Marta abbiamo potuto scambiare chiacchiere informali anche col nuovo segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin – aggiunge monsignor Maffi -,con l’arcivescovo di Vienna, cardinale Christoph Schönborn, e con il cardinale honduregno Maradiaga. Di tutti abbiamo potuto apprezzare la grande semplicità e sono sicuro che i nostri ragazzi torneranno a casa davvero arricchiti dalle loro parole».

Scopo del pellegrinaggio a Roma per i futuri sacerdoti è da sempre quello di sostare sulla tomba di Pietro per tornare alle origini della fede e affidare all’apostolo il cammino intrapreso. «È stata anche un’opportunità per incontrare la Chiesa nata intorno a lui – aggiunge Banna – e infatti in questi giorni abbiamo avuto l’opportunità di confrontarci con diverse realtà ecclesiali e di portare un saluto ai preti ambrosiani residenti a Roma».

Significativo infine l’incontro con Benedetto XVI, avvenuto anche questo in un clima di familiarità. «Con il Papa emerito abbiamo toccato diversi temi, appezzando la sua profondità di pensiero – continua Banna -. Nei suoi discorsi ha insistito sul fatto che la Chiesa è guidata da Dio e che noi uomini dobbiamo riconoscere il Suo disegno. Ci ha anche ripetuto più volte che il prete deve essere in comunione con Dio per portare Gesù alla gente». Un’ultima riflessione, poi, Benedetto XVI l’ha spesa per commentare il motto scelto dai candidati: “Come io ho amato voi”, tratto da Gv 13,34. «San Paolo dice di imitare Dio, imitare Cristo e imitare lui – ha spiegato il Pontefice emerito -. A voi futuri sacerdoti dico di imitare i Santi e imitare Cristo, come raccontato nel Vangelo, perché questa è la via per imitare Dio».

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