Con la celebrazione del rito della “Nivola” il cardinale Scola ha esposto il Sacro Chiodo della croce per tre giorni alla venerazione dei fedeli

di Filippo MAGNI

Nivola Duomo Milano

Per i Vespri dell’Esaltazione della Croce il Duomo è pieno di fedeli. Il cardinale Angelo Scola li vede dall’alto, oggi. Tocca letteralmente il soffitto della cattedrale con una mano, lì dove di solito arrivano solo le nuvole d’incenso.
L’Arcivescovo ha raggiunto quell’altezza grazie a un ascensore seicentesco, la "nivola". Un marchingegno che ogni anno viene montato per accompagnare il successore di San Carlo (proprio il santo inaugurò la tradizione) a raggiungere il Sacro Chiodo per poi offrirlo all’adorazione dei fedeli, ponendolo a terra, accanto all’altare. E a centinaia, alla fine della celebrazione, si recheranno a venerarlo.

"Se siamo qui così numerosi in un primo pomeriggio ancora estivo – esordisce Scola dal pulpito – è perché il gesto legato alla nivola ha una capacita di coinvolgimento cui il nostro popolo ambrosiano è legato". Una partecipazione al rito che però, prosegue, "non avrebbe senso se non entrassimo nel compimento che abbiamo appena ascoltato nel Vangelo secondo Giovanni: ".
La Morte di Cristo in croce, recitata durante la salita e la discesa della nivola.

E cosa "compie" il Signore sulla croce, vale a dire la pena più rivoltante e terribile della sua epoca? E soprattutto, aggiunge Scola, "cosa compie oggi, duemila anni dopo, quando ancora in molti paesi si condanna a morte?" Gesu, risponde l’Arcivescovo, "mostra in maniera definitiva che l’amore vince la morte. Vince anche l’elemento che ha portato nel mondo la morte: Gesù, con il suo amore in Dio, ha vinto il peccato". E allora, prosegue, la vittoria del Signore sulla morte "è la vittoria dell’amore personificato. Tutti i poteri contrari al vivere per sempre, sono sconfitti dall’amore".

Parole, queste, secondo l’Arcivescovo, "intorno alle quali c’è molta confusione oggi". Eppure, aggiunge, "se davvero volessimo imparare cos’è l’amore, basta guardare il Crocifisso. L’amore è il dono di se e l’unico modo perché la mia vita, la nostra vita, si compia". Perché Gesù, con la morte in croce, "ha affermato la bellezza del tuo io, nonostante tutti i contrasti e gli ostacoli. In Gesù tutti gli ostacoli sono sconfitti e la via della verità ci è mostrata".

Voltandosi verso la croce che contiene la reliquia del Sacro Chiodo, l’Arcivescovo di Milano prosegue rivolto ai fedeli con una domanda a ciascuno di loro e a tutti: "A che punto siamo nel partecipare a questo dono, nel volerlo imparare, nel comunicarlo agli altri uomini? Papa Francesco ha detto che solo nella preghiera e nelle lacrime la nostra anima può avvicinarsi a questo mistero così paradossale"
Preghiera e lacrime, aggiunge il Cardinale, "ma potremmo dire anche dolore del nostro peccato. Qui dobbiamo riconoscere la nostra debolezza". Perché "è più grave non fare esperienza del dolore del peccato piuttosto che la debolezza del peccato". L’invocazione è allora che il Signore "che ci ha fatto partecipi del crocifisso per farci partecipi dell’amore generi in noi la capacità di riconosce il nostro peccato, e lo copra con le lacrime e sangue che ha versato, così che la nostra vita sia meno perduta sul superficiale e trovi il suo centro".

Riferendosi poi alla proposta pastorale per l’anno appena iniziato, "Il campo e il mondo", Scola auspica che "i cristiani ambrosiani vogliano percorrere tutte le vie dell’umano. Perché? Per mettersi in mostra, per mostrare che il cattolicesimo ancora è forte nelle nostre terre? No, per testimoniare che nella Sua grazia il male è vinto".

E anticipando che uno dei gesti del prossimo 8 maggio sarà onorare pubblicamente il sacro chiodo, "per dire che non dobbiamo più temere la nostra fragilita e il nostro peccato", il Cardinale conclude chiedendo a tutti un impegno personale per "documentare che solo l’amore che Gesù è, è credibile e genera vita".

Depositata sull’altare maggiore del Duomo, la reliquia rimane esposta alla venerazione dei fedeli, come da antica consuetudine, sabato, domenica e lunedì:  i tre giorni più vicini alla festa liturgica dell’Esaltazione della Santa Croce, che ricorre appunto il 14 settembre.

Per il triduo del Santo Chiodo sono in programma altre celebrazioni in Duomo: sabato 14 settembre l’Eucaristia vigiliare alle 17 (è sospesa la Messa delle 12.45), domenica 15 alle 11 il Pontificale presieduto da monsignor Angelo Mascheroni preceduto dalle Lodi (ore 10.25) e alle 16 Vespri e Processione con il Santo Chiodo (altre celebrazioni eucaristiche: ore 7 – 8 – 9.30 – 12.30 – 17.30).
Alla fine del Triduo, lunedì 16, alle ore 17.30 Eucaristia capitolare, celebrazione dei Vespri e riposizione del Santo Chiodo nella sua alta custodia, dove rimane fino all’anno seguente.

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