Sono 150 i catecumeni in Diocesi che hanno ricevuto i sacramenti in occasione della Veglia pasquale. Ecco alcune storie

di Pino NARDI e Luisa BOVE

Debora_catecumena

«È stata più una chiamata, che ho sentito dentro di me, che un evento specifico che l’ha suscitata». Debora, 22 anni, studentessa universitaria. Un bel viso, occhioni verdi, un sorriso dolce, una vita piena. Eppure capisce che le manca qualcosa. Sabato 7 aprile, nella Veglia pasquale in Duomo, ha ricevuto il Battesimo e gli altri sacramenti dell’iniziazione cristiana. Insieme a lei molti altri catecumeni (150 in Diocesi) che in età giovanile o adulta scelgono di abbracciare la fede.

Un seme che germoglia giorno per giorno, nella quotidianità della vita, non necessariamente una scelta maturata per un evento forte o traumatico. Ci tiene a sottolinearlo Debora, raccontando la sua storia, che è speciale nella sua normalità.

Tedesca di nascita, da due anni e mezzo vive a Milano, perché ha deciso di studiare alla Bocconi. «Perché non sono stata battezzata da bambina? La mia mamma si è sposata a 19 anni, ma il matrimonio non ha funzionato. Si sono lasciati e perciò non poteva fare parte della comunione della Chiesa. Allora ha deciso di non farmi battezzare, perché voleva lasciare a me la decisione di scegliere quando sarei stata matura».

Debora e la sua mamma vanno sempre in vacanza in Alto Adige, sopra Bolzano. Qui frequentano una famiglia – nella quale la nonna è molto credente – che parla tedesco e vive a Milano. «Così quando sono venuta a Milano per frequentare l’università lei mi ha aiutato tanto. A partire dal primo giorno in cui sono arrivata in città».

Una fede solida, tranquilla, discreta. «Ho visto questa sua serenità. Parlavo molto con lei, ma non mi ha mai detto: “Dai, vieni in chiesa con me…”. Mi ha lasciato libera di sentire qualcosa dentro – racconta la giovane -. Poi, nel gennaio dell’anno scorso, ho sentito quel qualcosa in me, senza che ci fosse stato un evento speciale o tramatico (una morte o altro). Così l’ho chiamata (è stata lei la mia madrina) e mi ha fatto incontrare diverse comunità, ma qui non avevano tempo o voglia di seguirmi. Per questo all’inizio è stato un po’ difficile. Invece dopo ho trovato le persone giuste e meravigliose nella mia parrocchia».

Debora frequenta la parrocchia di San Gregorio Barbarigo: lì inizia il percorso di catecumenato. «Quello che è stato importante per me è che ho davvero fatto un cammino graduale, perché sapevo che non potevo in un giorno credere al 100 per cento – afferma -. Anche lì non mi hanno mai obbligato o forzato a fare qualcosa, era tutto proprio legato alla mia scelta. Questo per me è stato bellissimo».

Allora cosa ha fatto scattare questo desiderio di essere cristiana? Risponde con convinzione, sottolineando l’importanza della testimonianza: «A me piacciono tanto le persone che sono nella Chiesa e credono, perchè aiutano le altre persone. Oggi c’è una grande mancanza dei valori sinceri. Ho pensato che voglio essere in questa comunità, perché voglio portare avanti questi valori».

In parrocchia cerca di impegnarsi per quello che può: «Sono spesso in giro, in Germania e anche in altri Paesi, ho frequentato un’altra università all’estero. Quindi non è stato sempre possibile essere impegnata in modo continuativo in parrocchia. A me piace anche l’idea di avere la comunità globale, nel mondo, non solo in una realtà». Intanto ha iniziato a dare lezioni gratuite a un ragazzo: il padre ha chiesto alla parrocchia aiuto per il figlio. «Lui non è credente, però lo faccio volentieri, perché credo non abbia i soldi per pagare un’insegnante di matematica e inglese».

La Veglia in Duomo è stato il momento fondamentale. «È stato qualcosa di speciale – dice Debora con grande gioia – non pensavo fossimo solo in pochi quella sera, perciò è stato ancora più personale. Anche se non conoscevo gli altri, dopo quella notte mi sembrava già di conoscerli, li ho sentiti fratelli, perché abbiamo avuto lo stesso desiderio di diventare membri del corpo di Cristo».

Debora aveva accanto la sua mamma, così emozionata: «È stata molto felice. Mi ha seguito quando sono andata in chiesa anche a Natale, è venuta con me standomi sempre vicino. E mi ha voluto regalare il catechismo per i giovani YouCat in italiano e in tedesco».

«Mio marito mi ha sostenuta»

Emma Anyelina, originaria della Repubblica Dominicana, è una dei 150 catecumeni sparsi in tutta la Diocesi che da adulti hanno compiuto un cammino di iniziazione cristiana per ricevere il Battesimo, la Cresima e la Comunione. Durante la Veglia di Pasqua celebrata in Duomo, solo una delegazione di 14 persone (8 italiani e 6 stranieri) hanno ricevuto i sacramenti dal cardinale Scola. Emma, 32 anni, ha ricevuto i sacramenti la notte di Pasqua nella sua parrocchia Santi Simone e Giuda di Tabiago, in provincia di Lecco, insieme a un’altra ragazza, Monica, e circondata dal calore della comunità.

Era arrivata a Milano nel 2000, dove ha conosciuto quello che sarebbe diventato suo marito. «Io mi sono sempre sentita cattolica – spiega Emma – i miei parenti appartengono alla Chiesa Evangelica e quando sono venuta qui ho iniziato a frequentare qualche chiesa, non una in particolare e la domenica partecipavo alla Messa. Poi mi sono trasferita in Brianza, a Nibionno, e ho detto al parroco che volevo sposarmi, ma non ero ancora battezzata. E così due anni fa ho iniziato il percorso di catecumenato con una catechista: con lei mi sono trovata molto bene e alla fine le ho chiesto di farmi da madrina di Battesimo».

Intanto nella Pasqua dell’anno scorso Emma aveva voluto battezzare suo figlio di 7 anni che quest’anno ha iniziato il cammino di catechesi con altri compagni e «anche lui adesso sta facendo il suo percorso», dice la madre. Ma Emma è già in attesa del secondo figlio che nascerà in ottobre e c’è da credere che per lui non aspetterà tanto.

In pochi anni, ammette, ci sono state tante novità «che mi hanno stravolto la vita». Suo marito, italiano, l’ha sostenuta e incoraggiata nel suo cammino di fede. «È stato il mio padrino della Cresima, abbiamo fatto tutto in famiglia», dice scherzando.

«Alla celebrazione era presente anche mia madre che abita a Milano ed è stata molto contenta. Per me è stata un’esperienza bellissima e ora vorrei frequentare di più la Chiesa e inserirmi meglio nella comunità cristiana. A Nibionno sono stata accolta molto bene, a Milano invece, dove ho vissuto nove anni, non è stato così».

Ti potrebbero interessare anche:

Questo sito fa uso dei cookie soltanto per facilitare la navigazione Maggiori Informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi