Parla padre Lucio Ordaz, parroco della comunità di religiosi messicani a cui è affidata la parrocchia di Maria Liberatrice

di Claudio URBANO

grattacielo incendiato

La disponibilità è stata immediata. Alle 20 di domenica, pochissime ore dopo l’incendio che ha distrutto la Torre del Moro sconvolgendo la vita di sessanta famiglie, la vicina parrocchia di Santa Maria Liberatrice, nel quartiere Vigentino di Milano, ha subito dato la propria disponibilità attraverso Facebook: «Il nostro Oratorio è disponibile per qualsiasi cosa», hanno scritto rivolgendosi alle famiglie del palazzo di via Antonini.
«La disgrazia è stata condivisa dal sentimento di tutto il quartiere – spiega il parroco padre Lucio Ordaz, messicano dei Padri missionari dello Spirito Santo -. Molti hanno espresso il loro desiderio di aiutare: abbiamo indirizzato questa ondata di solidarietà in una raccolta di beni di prima necessità, anche attraverso piccoli contribuiti economici di chi ha voluto donare». Ora la raccolta è sospesa, specifica padre Ordaz, ribadendo il nuovo avviso che da oggi compare su Facebook. «Molti continuano a chiamare e a dare la propria disponibilità, ma in accordo con le famiglie e la Protezione civile abbiamo fermato la raccolta perché – insieme ad altre iniziative di solidarietà lanciate nel quartiere – si è recuperato già quanto necessario per la prima urgenza».
C’è stata anche la disponibilità della Caritas e dei parroci del decanato, ma non c’è stato bisogno di ulteriori scorte, fa il punto padre Ordaz, che riporta la gratitudine delle famiglie sfollate per i primi aiuti ricevuti, ringraziamento che la parrocchia gira a tutti coloro che hanno aiutato. Oltre ai beni di prima necessità la parrocchia di Maria Liberatrice mette a disposizione i propri ambienti: «L’oratorio è a disposizione dei condomini sia per la custodia di beni ingombranti, sia per l’uso gratuito degli spazi, dalle riunioni a un luogo riparato per i bambini, così come per lavorare in smartworking collegandosi al wifi. Siamo disponibili», ribadisce il parroco.
Ora, aggiunge, bisognerà rispondere in modo più mirato ai bisogni delle famiglie. La rete di solidarietà potrà forse aiutare a rispondere all’improvvisa esigenza abitativa, magari con la disponibilità di appartamenti in zona. In questi giorni – spiega padre Ordaz – la parrocchia ha soprattutto «fatto da ponte», raccogliendo la disponibilità della comunità, «compresi molti non parrocchiani, anche di altre confessioni». Un piccolo impegno straordinario, per aiutare la Protezione civile e iniziare ad alleviare le nuove esigenze delle famiglie sfollate.

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