Intensa giornata del pellegrinaggio dei giovani ambrosiani in Polonia. Dopo la Messa celebrata nel santuario mariano di Częstochowa, la visita ai campi di concentramento nazisti

di Davide MAGGIONI
Equipe Gmg

Gmg 2016

È veramente difficile trovare le parole giuste per raccontare la giornata di gemellaggio di venerdì 22 luglio, impegnativa sia dal punto di vista fisico sia esperienziale. 
La giornata si è aperta con la visita del santuario mariano di Częstochowa, il più noto e importante di tutta la Polonia, dove abbiamo celebrato la Messa insieme ad alcuni gruppi di pellegrini italiani provenienti dalle Marche. Naturalmente, dopo la celebrazione non poteva mancare un passaggio di fronte al quadro della Madonna Nera. 
In questo Paese la devozione mariana è sorprendente e quel quadro è il fulcro di questa devozione. La storia di questa icona è tra le più note, ma un particolare mi ha colpito: quei due sfregi che risalgono al 1430 sulla guancia della Madonna, ancora lì nitidamente visibili, collegano la nostra mattinata al nostro pomeriggio.
Segni di violenza all’interno di tanto splendore non possono che riportarci alla ferita più grande di questo Paese (e non solo): i campi di concentramento di Auschwitz e di Birkenau. Nel pomeriggio abbiamo avuto la possibilità di visitarli entrambi, cercando di entrate in questa storia di terribile odio e di inaudito male. I due segni sul volto della Madonna e i segni della storia, in questa giornata, si uniscono, ci regalano la possibilità di meditare sul perdono e sulla misericordia.
Elie Wiesel ha detto: «Perché comprendere è impossibile, ma conoscere è necessario». Per questo noi oggi abbiamo cercato di conoscere la bellezza di una devozione che supera ogni confine (nazionale e non) e la terribile storia di un secolo così vicino a noi, ma nel contempo così barbaro.
Torniamo a casa stanchi, ma arricchiti dalla possibilità che ci è stata donata, come negli altri giorni di gemellaggio. Tutto è dono, tutto è condivisione, nel nome di Lui che ci chiama e poco importa che per chiedere dell’acqua si debba chiedere della woda. Importante è sentirsi testimoni vivi di un’esperienza forte di scoperta della nostra fede e di come essa possa creare relazioni senza badare troppo ai confini, fisici e culturali.

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