La limitazione dell’esperienza educativa e sociale crea una sofferenza che accelera processi di crisi preesistenti alla pandemia. Don Guidi: «Il grido del Papa e dell’Arcivescovo è il nostro grido, ma non ci limitiamo a rilanciarlo: continuiamo a curare i rapporti quotidiani, le situazioni di fragilità, la formazione degli educatori»

di don Stefano GUIDI
Direttore della Fom

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Gli oratori ambrosiani sono al fianco dell’Arcivescovo per pregare e scongiurare la catastrofe educativa.

Come tanti stanno facendo notare, la pandemia da Covid 19 sta evidenziando e accelerando processi di crisi già esistenti nella nostra società. Tutti ricordiamo l’accorato e lucido allarme lanciato da papa Benedetto nel 2008 sull’emergenza educativa che stava interessando la nostra generazione.

La Chiesa, da sempre sensibile alla realtà, non ha mai cessato di richiamare l’attenzione di tutti alle questioni vere, senza affrontare le quali il nostro cammino comune non si regge. Oggi dobbiamo fare i conti con un dato di fatto ancora più preoccupante, perché educatori e giovani si trovano limitati negli strumenti che sostengono abitualmente l’esperienza educativa. E i giovani soffrono. Soffrono perché l’esperienza sociale per un giovane è un passaggio decisivo nel proprio cammino di crescita e non soltanto uno svago tra un impegno e l’altro.

Gli oratori – che esistono per i giovani e per la loro felicità – soffrono con loro. Per questo raccogliamo il grido di papa Francesco e il grido dell’Arcivescovo. Il loro grido è il nostro grido. La sofferenza nasce da quello che vediamo: i giovani sono tra i più penalizzati da questa situazione. Tanto nel loro presente. Molto più nel loro futuro. La sofferenza nasce per quello che non possiamo più fare per loro. I nostri cortili sono chiusi. Le iniziative bloccate. La mentalità che si diffonde rischia di assegnare un giudizio negativo a ciò che fino a pochi mesi fa era considerato buono e desiderabile: il contatto umano e il gioco come espressione corporea, che oggi vanno evitati per via del distanziamento fisico; fare gruppo e stare in gruppo, sono diventati oggi l’assembramento pericoloso e proibito. Dobbiamo fare molta attenzione a questi cambi di segno e agli effetti sociali prolungati che stanno già adesso generando.

Gli oratori si uniscono al grido dell’Arcivescovo, ma non sono un’eco sterile. Quello che vediamo ogni giorno ci carica di preoccupazione, ma anche di responsabilità. In questi mesi gli oratori ambrosiani non si sono fermati. Tutta la comunità educante ha inventato modi diversi per mantenere viva e vivace la relazione educativa con i ragazzi e con i giovani. Tutti hanno lavorato con gli strumenti a loro disposizione. Messaggi, telefonate, incontri in piccoli gruppi quando si poteva, gruppi online per tenere insieme i ragazzi, messe e celebrazioni dedicate a loro, spesso a cadenza settimanale. Le nostre comunità non stanno dimenticando i loro giovani.

Oltre alla cura del rapporto quotidiano, continua l’attenzione alle tante situazioni di fragilità. I nostri doposcuola hanno subito una battuta d’arresto, ma hanno ripreso e continuano e garantire aiuto e assistenza, soprattutto ai ragazzi più in difficoltà con la didattica a distanza. Le nostre comunità non hanno dimenticato i ragazzi più fragili. Hanno perfino trovato il modo di portare i giovani stessi verso i loro coetanei in difficoltà, e non solo. Continua la straordinaria esperienza di intraprendenza giovanile, in cui tanti giovani stanno dando disponibilità ad iniziative di carità e assistenza nel loro territorio.

Oltre alla cura del vissuto quotidiano e al sostegno ai più fragili, i nostri oratori si stanno impegnando nella formazione. Avvertono l’esigenza di attrezzarsi per un ascolto vero dei giovani, formandosi per la creazione di una comunità a misura di ragazzi e giovani, veramente inclusiva. A questo proposito segnaliamo l’iniziativa del percorso formativo sulla comunità inclusiva, offerto dalla Fom sulla piattaforma online Oramiformo.it.

Infine, gli oratori ci sono come una sentinella nel territorio. Nessuno ha la presunzione di farcela da solo. Tantomeno l’oratorio. Ma con umiltà e determinazione sentiamo la responsabilità di richiamare l’attenzione di tutti alla reale situazione dei giovani, alle crisi pesanti che si accumulano sempre sulle solite vite. L’oratorio c’è. E provoca a stringere alleanze per il bene dei ragazzi. Arrivati a questo punto, speriamo che ciascuno faccia la sua parte.

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