Le congratulazioni di Bartolomeo I e il “benvenuto” degli anglicani. Il Decano della Chiesa evangelica: «Preludio di un dialogo rinnovato e aperto». Il capo della Comunità ebraica di Roma Di Segni: «Proseguire nel segno delle buone relazioni». Telegramma dell’imam sunnita

Conclave 2013

All’annuncio della elezione del nuovo Papa, Sua Santità il Patriarca Ecumenico Bartolomeo I gli ha inviato «un caloroso messaggio di congratulazioni, augurando che il suo servizio sul trono papale contribuisca alla pace del mondo disorientato, al sollievo dei poveri e di coloro che soffrono, come anche al progresso del dialogo per l’unione delle due Chiese». Ne dà notizia un comunicato dell’Arcidiocesi Ortodossa d‘Italia e Malta.

«La Chiesa ortodossa russa saluta la scelta del Conclave – ha dichiarato il diacono Aleksandr Volkov, portavoce del Patriarca di Mosca e di tutte le Russie Kirill -. E come in precedenza spera che i rapporti tra le due Chiese si sviluppino in modo positivo». L’autorevole protodiacono Andrej Kuraiev ha scritto sul suo blog di avere «ottime sensazioni» e si è augurato che la vicinanza del nuovo Pontefice al popolo semplice portino successo alla sua missione. Nei giorni scorsi il capo del settore informativo del Patriarcato di Mosca Vladimir Legojda ha ribadito che il tanto atteso incontro tra il Papa e il Patriarca di Mosca dovrà essere «il risultato di passi seri intrapresi e di decisioni importanti».

Anche la Chiesa Ortodossa romena «condivide in questi momenti la gioia della Chiesa cattolica romana, dopo l‘elezione di Sua Santità come Vescovo di Roma e Papa». Lo scrive Sua Santità il Patriarca Daniel della Chiesa ortodossa di Romania, in un messaggio a Papa Francesco. «Siamo convinti che i valori morali autentici, fondati sulla bi-millenaria fede cristiana, continuerà a essere centrale nella vostra attività come Primate della Chiesa Cattolica Romana». «Questa missione – ha aggiunto – è una priorità nella nostra Chiesa ortodossa. Pertanto, in questo contesto, è molto necessario cooperare». Il Patriarca parla nel messaggio al Papa di esprimere insieme «solidarietà con coloro che soffrono maggiormente della crisi economica e spirituale del mondo contemporaneo, al fine di dare una comune testimonianza al mondo, nello spirito dell‘amore misericordioso di nostro Signore Gesù Cristo». E conclude: «Esprimiamo anche la speranza che Sua Santità continui a sostenere i fedeli ortodossi rumeni presenti numerosi in vari Paesi d’Europa, in particolare in Italia», come è stato costantemente fatto dai predecessori il compianto Papa Giovanni Paolo II e Papa Benedetto XVI emerito.

Questa invece la dichiarazione del Decano della Chiesa Evangelica in Italia, Holger Milkau: «Ho ammirato il modo in cui Papa Francesco si è presentato al popolo dei fedeli, con l’umiltà di chi ha piena consapevolezza della responsabilità di cui è stato investito: una responsabilità anche molto umana, incoraggiata non per ultimo dal segno riformatore espresso nella dimissione di Benedetto XIV. Il primo gesto del nuovo pontefice, inginocchiarsi per chiedere il sostegno e la benedizione dei fedeli, è stata espressione di vero spirito evangelico. Un modo di testimoniare la fede che ci è molto vicino e, da luterano, esprimo la speranza che ciò sia il preludio di un dialogo rinnovato e aperto, all’insegna dell’ecumene che da sempre caratterizza i rapporti tra la nostra Chiesa e la Chiesa Cattolica».

Anche il movimento ecumenico si unisce al coro di voci per salutare l’elezione di papa Francesco. «L’elezione di un nuovo Papa – scrive Olav Fykse Tveit, segretario generale del Consiglio ecumenico delle Chiese (Wcc) – è un punto di svolta nella vita della Chiesa cattolica romana, ma ha anche un impatto sulle persone di altre Chiese e fedi». Commentando l’elezione del cardinale Jorge Bergoglio di Argentina, il primo Papa dal Sud del mondo, Tveit ha detto che attraverso questo «pellegrino della giustizia e della pace, che ha vissuto una vita semplice e riflette la passione per la giustizia sociale e il riscatto dei poveri, riaffermiamo il nostro impegno a ricercare la giustizia e la pace». Riguardo all’impegno nel movimento ecumenico, Tveit ha detto: «Abbiamo imparato a essere pellegrini insieme nel movimento ecumenico, e siamo particolarmente grati per il modo in cui la Chiesa cattolica lavora con noi su questioni altamente significative di unità, ecclesiologia, missione e dialogo interreligioso». «Ora, in stretta collaborazione con papa Francesco, non vediamo l’ora di consolidare questo rapporto positivo con la Chiesa cattolica, che è stato coltivato con tanta cura in passato». «Continueremo a collaborare in un rapporto amorevole. In questo modo, potremo crescere insieme nella grazia e nella speranza verso quella vera unità dei credenti per la quale Cristo ha pregato».

Il «più caloroso benvenuto» dei leader anglicani a papa Francesco. «La sua elezione – dice l’arcivescovo di Canterbury, Justin Welby – è anche di grande importanza per i cristiani in tutto il mondo, non ultimo per gli anglicani. Abbiamo da tempo riconosciuto e spesso ribadito che le nostre Chiese occupano un posto speciale l’una per l’altra. Non vedo l’ora d’incontrare papa Francesco e di camminare e lavorare insieme per continuare sulla scia dell’eredità lasciata dai nostri predecessori. Possa l’amore di Cristo unirci e rafforzare il nostro servizio per un ecumenismo genuino e fruttuoso che può essere una benedizione per il Corpo di Cristo in tutto il mondo». L’arcivescovo Welby sottolinea il lavoro pastorale compiuto dal cardinale Bergoglio per «i poveri in America Latina», la sua «semplicità e santità di vita». Saluti e auguri anche dal segretario generale della Comunione anglicana Canon Kenneth Kearon: «Milioni di anglicani di tutto il mondo si uniranno a me nella preghiera per papa Francesco e per il suo futuro ministero». Il vescovo anglicano di Guildford, Christopher Hill, membro da anni della commissione Arcic per il dialogo tra Chiesa cattolica e Chiesa di Inghilterra, guiderà la delegazione di vescovi anglicani (ci sarà anche l’arcivescovo di York John Sentamu), che parteciperanno, a Roma, alla messa di apertura del Pontificato.

«Esprimo i migliori auguri a Jorge Mario Bergoglio eletto Papa Francesco. Che possa guidare con forza e saggezza la Chiesa cattolica per i prossimi anni. I rapporti della Chiesa con la Comunità Ebraica di Roma e il dialogo con l’ebraismo hanno compiuto dei passi importanti. La speranza è che si possa proseguire il cammino nel segno della continuità e delle buone relazioni»: lo afferma in una nota il Capo Rabbino della Comunità Ebraica di Roma, Riccardo Di Segni.  Il Papa ha invitato Di Segni a partecipare alla messa di inaugurazione del suo Pontificato, martedì 19 marzo: «Nel giorno della mia elezione a vescovo di Roma e pastore della Chiesa cattolica, le invio il mio cordiale saluto. Spero vivamente di poter contribuire al progresso che le relazioni tra ebrei e cattolici hanno conosciuto a partire dal Concilio Vaticano II, in uno spirito di rinnovata collaborazione e al servizio di un mondo che possa essere sempre più in armonia con la volontà del creatore». Oltre al Rabbino capo di Roma, alla messa di inaugurazione di Pontificato parteciperà anche una nutrita delegazione del mondo ebraico. L’ha annunciato Rav. Elia Richetti, presidente dell’Assemblea dei Rabbini d’Italia, che ha inviato a Papa Bergoglio una lettera augurandogli che «possa guidare il mondo cattolico con una apertura e una sempre maggiore conoscenza degli altri e quindi una collaborazione verso la conoscenza reciproca e l’armonia universale».

Il gran imam di Al Azhar Ahmed el Tayyeb manderà un telegramma al nuovo Papa. Lo ha detto all’Ansa Mahmud Abdel Gawad, consigliere diplomatico del capo del principale centro teologico del mondo sunnita. «Speriamo ora che le relazioni tornino normali», ha aggiunto.

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