Lunedì 7 novembre il cardinale Scola compie 70 anni. Le felicitazioni della Chiesa ambrosiana espresse dal Vicario generale

di Carlo R. M. REDAELLI
Vicario generale

Cardinale Scola_Varese

Carissimo Arcivescovo Angelo, sono lieto di dare voce all’augurio che tante persone, in questi giorni, desiderano inviarLe per il Suo settantesimo compleanno. Un traguardo importante nel cammino della vita, di cui essere profondamente riconoscenti al Signore.

Un Vescovo è solito ricordare anzitutto la data della propria ordinazione e per Lei proprio lo scorso 21 settembre si sono compiuti 20 anni di episcopato. Anche per questa significativa ricorrenza ci piace rinnovarLe gli auguri. Lasci però che oggi ricordiamo il giorno anniversario della Sua nascita al mondo, che si collega al ricordo del Battesimo, la nascita come Figlio di Dio.

Due eventi fondamentali ed essenziali per la vita: ogni altro avvenimento non è che una conferma del proprio essere venuto al mondo e del modo assolutamente unico e personale di essere figlio di Dio, secondo il misterioso disegno d’amore che il Padre ha per ciascuno di noi. Iniziando il percorso del Suo ingresso a Milano, Lei ha desiderato partire da Malgrate, dalla chiesa parrocchiale di San Leonardo dove è rinato dall’acqua e dallo Spirito. In quel fonte battesimale Lei è diventato membro della Chiesa ambrosiana nella quale oggi il Signore l’ha posta come Pastore, dando un’ulteriore forma alla vocazione battesimale a essere figlio di Dio di 70 anni fa.

Sufficit gratia tua recita il Suo motto episcopale: “Basta la tua grazia” (2Cor 12,9). Quando la nostra liturgia ci fa pregare per il Vescovo, mette sulle nostre labbra proprio questa invocazione: «Fa’ che la tua grazia lo confermi nei desideri e nelle opere di una vita santa». Cosa potremmo augurarLe di meglio?

Nella veglia della Redditio, ci strappò un sorriso quando le venne naturale dire ai giovani: «Scrivete al Patriarca». Poi aggiunse: «Scusate, non sono più Patriarca… però sono padre! Perché patriarca vuol dire padre, in senso originario». È vero, la nostra gente in queste settimane di incontri nelle zone pastorali sta beneficando della Sua paternità e, spontaneamente, Le risponde manifestandoLe il grandissimo affetto e la sincera devozione che da sempre contraddistinguono la relazione tra i fedeli ambrosiani e il loro Arcivescovo. Il confronto con il padre è un tratto indispensabile perché nell’uomo avvenga la crescita umana. Anche per la maturazione spirituale di ciascuno è fondamentale la scoperta e l’esperienza di Dio come Padre, che può avvenire grazie anche all’incontro con quanti ne incarnano il volto accogliente e affidabile.

Per questo l’augurio di oggi è già il grazie per quanto Lei ci sta donando di sperimentare in questi primi due mesi di ministero tra noi come segno della paternità di Dio. E insieme un incoraggiamento: non mancherà mai nella nostra Chiesa chi La accompagna e sostiene, con l’affetto, con la preghiera, con la collaborazione, come ci ha chiesto fin dal giorno del Suo ingresso.

Il Suo nome, che pronunciamo ogni giorno nell’Eucaristia, ci è caro ed è ben presente nelle menti e nei cuori di tutti i credenti ambrosiani, come anche di quanti fino ad oggi hanno apprezzato in diverse regioni di Italia e nei Suoi vari incarichi, il Suo episcopato. Siamo certi che anche loro si uniscono al nostro augurio e alla nostra preghiera. Auguri.

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