Giuseppe Dossetti FORMARE LE COSCIENZE A UN'ALTA ETICITÀ Ci sono uomini che hanno occhi e cuore che guardano lontano, in una dimensione che non è la nostra di tutti i giorni, perché in loro urge qualcosa di diverso, che facciamo fatica ad afferrare, presi come siamo dai nostri schemi, dalle nostre faccende, dai nostri interessi. Giuseppe Dossetti è uno di questi. Nasce il 13 febbraio 1913 a Genova. Giovane di Azione Cattolica, a 21 anni è già laureato, a Bologna, in Giurisprudenza. Poi è in Cattolica a Milano, professore incaricato di diritto ecclesiastico. Antifascista, è presidente del CLN di Reggio Emilia; rifiuterà sempre però di portare le armi. La sua carriera politica nella Democrazia Cristiana è rapidissima: vice segretario del partito nel 1945, il 2 giugno del 46 viene eletto alla Costituente. In questo stesso anno fonda con Fanfani, La Pira e Lazzati l'associazione "Civitas humana", il cui programma è già insito nel nome. Nel 1956 lascia la politica e pronuncia i voti religiosi nelle mani del cardinale Lercaro, che pochi mesi prima aveva dato la sua approvazione alla regola della comunità monastica della "Piccola Famiglia dell'Annunziata", fondata su "silenzio, preghiera, lavoro e povertà". Dossetti, che già precedentemente aveva ricevuto la vestizione a terziario francescano, tre anni dopo, nel giorno dell'Epifania, riceverà l'ordinazione sacerdotale. Da "Sentinella, quanto resta della notte"del 18 giugno 1994, riportiamo questo stralcio. «Conviene ripensare alle cause profonde della notte, quali già Lazzati le indicava, agli inizi degli anni ’80, come realtà intrinseche alla nostra cristianità italiana. Anzitutto una porzione troppo scarsa di battezzati consapevoli del loro battesimo rispetto alla maggioranza inconsapevole. Ancora, l’insufficienza delle comunità che dovrebberoformarli; lo sviamento e la perdita di senso dei cattolici impegnati in politica, che non possono adempiere il loro compito proprio di riordinare le realtà temporali in modo conforme all’evangelo, per la mancanza di vero spirito di disinteresse e soprattutto di una cultura modernamente adeguata; e quindi una attribuzione di plusvalore a una presenza per se stessa, anziché a una vera ed efficace opera di mediazione; e infine l’immaturità del rapporto laici-clero, il quale non tanto deve guidare dall’esterno il laicato, ma proporsi più decisamente il compito della formazione dellecoscienze, non a una soggezione passiva o a una semplice religiosità, ma a un cristianesimo profondo e autentico e quindi a un’alta eticità privata e pubblica». LA BIOGRAFIA http://www.dossetti.com/liv1dossetti.html - SENTINELLA, QUANTO RESTA DELLA NOTTE http://archivio.il-margine.it/archivio/1994/b5.htm - IL POTERE COSTITUENTE http://www.cittadelluomo.it/artman/publish/article_428.shtml -


Redazione

«Conviene ripensare alle cause profonde della notte, quali già Lazzati le indicava, agli inizi degli anni ’80, come realtà intrinseche alla nostra cristianità italiana. Anzitutto una porzione troppo scarsa di battezzati consapevoli del loro battesimo rispetto alla maggioranza inconsapevole. Ancora, l’insufficienza delle comunità che dovrebbero formarli; lo sviamento e la perdita di senso dei cattolici impegnati in politica, che non possono adempiere il loro compito proprio di riordinare le realtà temporali in modo conforme all’evangelo, per la mancanza di vero spirito di disinteresse e soprattutto di una cultura modernamente adeguata; e quindi una attribuzione di plusvalore a una presenza per se stessa, anziché a una vera ed efficace opera di mediazione; e infine l’immaturità del rapporto laici-clero, il quale non tanto deve guidare dall’esterno il laicato, ma proporsi più decisamente il compito della formazione delle coscienze, non a una soggezione passiva o a una semplice religiosità, ma a un cristianesimo profondo ed autentico e quindi ad un’alta eticità privata e pubblica».

«Sentinella, quanto resta della notte», segue

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