Nel primo quinquennio dopo l’ordinazione momenti di incontro, verifica e formazione senza trascurare l’accompagnamento più personale. «Un cammino che comincia subito sul serio», spiega don Luciano Andriolo, responsabile dell’Ismi. In febbraio pellegrinaggio a Sarajevo con il Cardinale, che giovedì a Gazzada vivrà una giornata di condivisione fraterna coi sacerdoti del primo e secondo quinquennio

di Ylenia SPINELLI

giovane prete

«Un tempo di grazia e di prova». Così, il 28 maggio scorso, l’Arcivescovo definiva l’inizio dell’esercizio del ministero ordinato nel documento «Dai cantieri alle linee diocesane». I primi anni di sacerdozio rappresentano infatti un momento delicato della vita dei giovani presbiteri, che hanno bisogno di essere accompagnati, ascoltati e seguiti. Proprio per questo motivo, giovedì 24 ottobre, il cardinale Scola incontrerà personalmente a Villa Cagnola di Gazzada i preti del primo quinquennio dell’Ismi (l’Istituto sacerdotale Maria Immacolata, che comprende i 93 ordinati tra il 2009 e il 2013) e quelli del secondo quinquennio.

«Subito dopo l’incontro del 17 aprile scorso con i giovani preti, l’Arcivescovo ha voluto fissare la data di quest’altro appuntamento» spiega monsignor Luigi Stucchi, vicario episcopale per la Formazione permanente del clero. «Questo dice la grande attenzione del nostro Cardinale per i preti nei primi anni di ordinazione, un momento promettente, ma allo stesso tempo impegnativo, in cui è necessario prendersi cura del proprio cammino di santità e di servizio pastorale».

In questa occasione Scola proporrà una riflessione iniziale a partire dagli orizzonti ecclesiali tracciati nella lettera pastorale «Il campo è il mondo. Vie da percorrere incontro all’umano», ma poi dedicherà tempo all’ascolto delle esperienze dei preti, al confronto e al dialogo. «Un’ulteriore esperienza di comunione con i preti del primo quinquennio dell’Ismi e del secondo quinquennio» aggiunge Stucchi «sarà il pellegrinaggio con l’Arcivescovo a Sarajevo, in programma dal 17 al 21 febbraio. Sarà importante condividere l’esperienza di una Chiesa che ha sofferto, le cui ferite sono ancora vive e presenti».

L’Ismi ha mosso i primi passi nel lontano 1953, prendendo progressivamente forma soprattutto intorno agli anni Ottanta con il cardinale Martini. «Da sempre la sua attività si articola in momenti di incontro, verifica e formazione» spiega don Luciano Andriolo, attuale responsabile dell’Istituto Sacerdotale Maria Immacolata, «senza trascurare l’accompagnamento più personale del giovani preti, da un punto di vista pastorale e spirituale. Oggi, poi, è ancora più urgente aiutare un presbitero a vivere il proprio ministero adeguandosi alle continue trasformazioni sociali».

Nel corso del primo anno di ordinazione gli incontri avvengono una volta ogni quindici giorni presso il Centro Pastorale Ambrosiano a Seveso e vertono sostanzialmente su una rilettura del ministero; poi, negli anni successivi, hanno cadenza mensile. A questi si aggiungono i momenti collettivi di incontro con l’Arcivescovo, il pellegrinaggio annuale e gli esercizi spirituali.

«Percepiamo che i giovani preti soprattutto, ma anche quelli ordinati già da tempo, sentono il bisogno di essere accompagnati per comprendere cosa significa essere sacerdoti in un contesto sociale complesso e in comunione con tutto il presbiterio, in particolare con quello locale dove sono chiamati a operare. Da qui l’importanza dell’Ismi e di tutta la Formazione permanente del clero», puntualizza don Andriolo.

In questa direzione si colloca anche la nuova modalità di inserimento nel ministero, che prevede, dopo l’anno diaconale, un mandato non più triennale, ma quinquennale nella medesima comunità. «Si è voluto dare un tempo maggiore di verifica e di confronto con la realtà pastorale e anche allargare lo spazio per le relazioni» spiega il responsabile dell’Ismi. «Il rischio prima era quello di pensare l’introduzione nel ministero quasi in via sperimentale. Invece no: è un cammino che comincia subito sul serio».

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