Nella Redditio Symboli presieduta dal cardinale Scola in Duomo sul tema «Rimanete in me» (diretta dalle 20.45 su Telenova 2 e Chiesadimilano.it) 500 diciannovenni consegnano la loro «Regola di vita». Testimonianze su Paolo VI e sui cristiani perseguitati

di Francesca LOZITO

Redditio Symboli

Giovani controcorrente. All’incertezza del vivere giorno dopo giorno scelgono la «Regola». Dire sì a un percorso di fede in un momento della vita che segna il passaggio all’età adulta: l’inizio dell’università. Si terrà in Duomo, venerdì 3 ottobre alle 20.45, la Redditio Symboli. Un unico momento in cui, accompagnati dai loro educatori, i 500 diciannovenni completeranno il cammino biennale e entreranno a far parte del gruppo giovani. Consegneranno la loro Regola di vita nelle mani dell’arcivescovo Angelo Scola.

Tra loro ci sarà Chiara Castelli, diciannovenne di Brugherio. Dice che lei, la sua Regola, la sta ancora scrivendo. Immatricolata a Scienze psicosociali e per la comunicazione, Chiara sarà in Duomo assieme a una quindicina di ragazzi della sua Comunità pastorale, Epifania del Signore. «Scrivere una regola di vita è importante perché ti aiuta a fissare i tuoi obiettivi – ammette -. A fare chiarezza su cosa è davvero importante nel tuo cammino di fede». Proprio oggi, quando, con tutte le sollecitazioni che ci sono nel mondo attorno, «è facile perdersi».

La giovane brugherese vive il suo impegno a tutto tondo: in questi anni ha partecipato a varie iniziative della Comunità pastorale, non solo riservate alla sua età. «Faccio parte del gruppo di Sos compiti – racconta -. Si tratta di un doposcuola per i piccoli in difficoltà con lo studio, che noi volontari cerchiamo di aiutare». Di recente, con altri ragazzi della Comunità pastorale, ha compiuto un viaggio in Terra Santa: «In quei giorni ho pensato molto a quanto avrei scritto nella Regola».

A scegliere il versetto del Vangelo di Giovanni che è tema di quest’anno è stato proprio il cardinale Angelo Scola. «“Rimanete in me” vuole essere proprio un’opportunità per riaffermare il legame con il Signore – spiega don Maurizio Tremolada, responsabile del Servizio giovani diocesano -. L’Arcivescovo in questo modo ci invita a costruire delle comunità educanti. “Rimanete in me” per i giovani vuol dire curare il legame con il Signore. Tenendo ben presente che “essere nella vigna del Signore” non è un peso, ma un dono».

Durante la serata ci saranno due importanti momenti di testimonianza. Uno legato alla figura di Paolo VI, la cui beatificazione è ormai imminente (19 ottobre). Assieme alla figura di Giovan Battista Montini, che nella prima parte della sua vita come assistente ecclesiastico della Fuci (Federazione degli universitari cattolici) dedicò una parte importante del ministero all’educazione dei giovani, ci sarà anche la testimonianza dal vivo di un giovane egiziano, Peter (24 anni), cristiano copto, che parlerà della difficile situazione dei cristiani che nel mondo sono perseguitati a causa della fede.

«Oggi decidere di scrivere la Regola di vita significa in un certo senso andare controcorrente – ammette don Tremolada -. La tendenza prevalente è quella di vivere alla giornata. La Regola è anche un programma di vita. Una scelta significativa che abbraccia un orizzonte più ampio». Come sono cambiati i ragazzi che fanno questo passo nel corso degli anni? «Queste ultime generazioni sono meno orientate di una volta. Le scelte sulla vita sono posticipate rispetto a quando si passava dall’ultimo anno delle superiori all’università, in cui si era chiamati a decidere cosa si volesse fare da grandi. Difficile, oggi ,per un diciannovenne pensarsi in questo modo», conclude don Maurizio.

Al termine della Veglia in Duomo un rappresentante degli educatori inviterà i diciannovenni a fare scelte coraggiose.

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