Redazione

La nuova legge sull’affido condiviso mette mamme e papà sullo stesso piano. Ma perché si possa rimanere effettivamente entrambi presenti nella vita dei figli è necessario essere in grado di gestire la separazione in maniera non conflittuale, per il bene dei ragazzi e per la serenità di tutti.

di Rosangela Vegetti

Il Parlamento ha varato le “Nuove norme in materia di separazione dei genitori e affidamento condiviso dei figli” che modificano la disciplina legislativa finora applicata della separazione dei coniugi (cfr. art. 155 C.C.), ormai considerata non rispettosa della parità tra i coniugi. «Bisogna riconoscere che i tempi cambiano in fretta e di continuo – afferma l’avv. Francesca Ichino del Cam (Centro ausiliario per i problemi minorili) di Milano e già giudice onorario presso il Tribunale per i Minorenni di Milano – e gli uomini delle ultime generazioni, come padri, sono sempre più materni e intercambiabili con le mogli, e si aspettano di poter continuare il rapporto coi figli anche dopo l’eventuale rottura coniugale. Ciò che va fortemente affermato è il perdurare della genitorialità, di padri e madri, per tutto il corso della vita. La consapevolezza della parità effettiva dei coniugi, la solidarietà tra i componenti della famiglia e la preminenza indiscussa dell’interesse del minore, divengono sempre più il cardine delle legislazioni familiari».

In un recente convegno promosso a Milano dal Cam su “I figli dei genitori separati: affidamento e conflittualità”, sono stati affrontati i problemi collegati alle innovazioni che la legge introduce, a partire dalla gestione della conflittualità che in genere caratterizza le separazioni ed è prodotta più dalle questioni economiche che non da ansia di corresponsabilità genitoriale. Se si vuole salvaguardare l’interesse dei figli e il loro sano sviluppo, bisogna giungere a una seria diminuzione della conflittualità e attrezzarsi con adeguate informazioni per conseguire obiettivi più consoni alla responsabilità condivisa.

Di qui la necessità di un servizio di counseling, presente in alcune ASL, che delinei a quanti stanno per separarsi i vari passi da compiere, i problemi, e le risorse di cui dispongono, le alternative e le conseguenze: questo è il servizio di informazione e di indirizzo previsto dalla legge. Altra cosa è la mediazione familiare che non sostituisce né il servizio di informazione né altro istituto giuridico, ma che rappresenta un supporto a cui i coniugi possono rivolgersi come intervento “terzo”, al di fuori delle parti, con funzione di catalizzatore, per agevolare lo scambio di comunicazione tra le parti, perché possano elaborare una loro soluzione senza pressioni e condizionamenti esterni, ma riflettendo su loro stessi. La co-genitorialità, se vissuta seriamente, incide fortemente sull’organizzazione della vita di chi la esercita perchè madri e padri devono costruire un modus vivendi tale che consenta ai figli di sentirsi sostenuti e amati da entrambi pur dopo la separazione.

Per questo sono sempre preziosi e utili gli strumenti di sostegno che possono essere proposti ai genitori. Noi suggeriamo: Silvia Vegetti Finzi, “Quando i genitori si dividono. Le emozioni dei figli”, Mondatori; Daniela Galli e Chiara Kluzer, “Separati ma genitori. La mediazione familiare e la cura dei legami con i figli”, San Paolo. Silvia Vegetti Finzi, docente di psicologia dinamica all’Università di Pavia, si mette dalla parte dei figli e cerca di capire ed esprimere i loro sentimenti e stati d’animo, nelle diverse età dell’infanzia e dell’adolescenza, allorché i genitori decidono di separarsi. Senza drammatizzare, ma neppure sottovalutare, un’esperienza che per tutti i figli è dolorosa e che spesso non sanno esprimere o non trovano chi sia disposto ad ascoltarli. Il messaggio è per tutti e tutte di non spezzare la comunicazione. Anzi bisogna imparare a raccontare i propri sentimenti e quanto si sta vivendo per costruire una “memoria dialogata”: perché le passioni contrastanti trovino un pacifico deflusso e le ferite si possano rimarginare. «Non da soli, nell’isolamento rumoroso della società di massa, ma nello spazio del dialogo partecipato, nel calore trasformativo delle passioni condivise» ci suggerisce l’autrice.

E di dialogo e di comunicazione parlano anche Galli e Kluzer che spiegano il percorso di reciproco ascolto e rispetto che la mediazione familiare aiuta a percorrere. Per essere genitori insieme, occorre prima capire le proprie esperienze e modalità di rapporto con l’altro/a e trovare forme, linguaggi e comportamenti che consentano ad entrambi di svolgere il primario loro compito genitoriale, avendo come obiettivo la buona e serena crescita dei figli.

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