Ampio spazio al Rapporto promosso dall'Istituto Toniolo e alla originale proposta educativa della Cattolica nella prolusione dell’Arcivescovo al convegno tenuto in vista della 90° Giornata dell’Ateneo (4 maggio)

di Francesca LOZITO

Università Cattolica

Accanto ai giovani per seguire i loro passi. Accompagnandoli nel cammino di crescita negli anni fondamentali dell’Università. Nel decisivo passaggio dell’avvio all’età adulta. Con la consapevolezza che per primi hanno del momento di crisi e nello stesso tempo la fiducia nei valori della famiglia e la spinta a superare le difficoltà nel mondo del lavoro. Questa mattina all’Università Cattolica il cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano e presidente dell’Istituto Giuseppe Toniolo (ente promotore e fondatore dell’Università), ha tenuto la prolusione al convegno “Con i giovani protagonisti del futuro”, in preparazione alla 90a giornata dell’ateneo, che si celebra il 4 maggio prossimo.

Scola ha richiamato prima di tutto l’unità dei saperi, passaggio di formazione fondamentale portato avanti dalla Cattolica: «In un tempo come il nostro di complessità dei saperi che esige una loro rigorosa demarcazione è stato facile cadere nella loro parcellizzazione e frammentazione. Un approccio unitario al senso della vita – ha proseguito l’Arcivescovo – e un modello di formazione in cui tutte le dimensioni costitutive della persona siano adeguatamente coltivate e portate a maturazione diventa non solo auspicabile, ma decisivo – lo dico soprattutto ai docenti – ai fini della stessa acquisizione di una adeguata competenza».

Non è un ritratto scontato, quello che emerge dal Rapporto Giovani, promosso e curato dall’Istituto Toniolo e a cui Scola ha dedicato gran parte della sua prolusione: «Dalla ricerca, che sta riscuotendo un notevole interesse ben oltre l’ambito ecclesiale, emerge un quadro del mondo giovanile meno fosco di quanto non si voglia far credere, in cui restano alti gli ideali di vita, l’attaccamento alla famiglia, la ricerca di relazioni autentiche, la disponibilità a mettersi in gioco per affrontare l’attuale momento di crisi economica e del lavoro. Viene alla luce una grande potenzialità, fatta di disponibilità a intraprendere strade nuove, a mettersi in gioco fin da ora: dal presente per costruire un futuro migliore». E allora l’Università Cattolica diventa il luogo in cui poter compiere la propria realizzazione personale. Con coraggio. L’Arcivescovo invita a osare: perché non usare il binomio “Vocazione-santità”? «Perché si ha tanta paura, anche tra i cristiani, di usare queste parole?».

Il cuore di questa prospettiva, per Scola, è «l’impegno di cui l’Università Cattolica si fa carico con l’accompagnamento pastorale e con i corsi di teologia». È decisivo, ma «non deve essere vissuto in modo estrinseco o superficiale. Appartiene non solo alla sua tradizione, ma va a costituire, anche alla luce dell’indagine svolta, quell’humus benefico su cui la libertà aperta di ciascuno, studente, docente e personale addetto, può fiorire in vista di una vita buona personale e sociale».

Nonostante le difficoltà odierne: «Il clima di incertezza, acuitosi con la crisi finanziaria, non è riuscito a mettere in dubbio né la bontà delle relazioni familiari – quelle di origine e quelle che si desidera costruire -, né la portata fondamentale del lavoro nella vita dei giovani. A questo proposito – ha proseguito Scola – mi sembra si possa dire che i dati ancora una volta confermano l’esistenza di ciò che Karol Wojtyła chiamava “esperienza umana comune”: un’esperienza che trova i suoi cardini negli affetti, nel lavoro e nel riposo. Non è un caso, infatti, che tra gli eventi-chiave che caratterizzano la transizione alla vita adulta siano soprattutto da annoverare, oltre alla fine degli studi e all’uscita dalla casa dei genitori, l’ingresso nel mondo del lavoro e la formazione di una famiglia che consenta di diventare, a propria volta, padre e madre».

In un percorso che è segnato dal passaggio di testimone: «La necessaria transizione all’età adulta necessita di generazioni adulte capaci di trasmettere un gusto pieno di vita. Per quanto riguarda l’impegno sociale dei giovani, può essere utile mettere in evidenza l’emergere del rischio di una famiglia che in tempi di crisi sorregge i giovani, ma non riesce fino in fondo a lanciarli». Per questo la famiglia deve restare aperta alla società, «attraverso forme diverse di vita comunitaria che oltrepassano i confini dello stretto ambito familiare». Solo così, a loro volta, «le nuove generazioni saranno aperte e partecipative». E recupereranno quella perdita di fiducia sottolineata dall’Arcivescovo come un elemento che lo ha personalmente ferito: l’atteggiamento di sospetto prevalente nelle posizioni dei giovani rispetto alle persone.

Scola ha lanciato anche una proposta per rendere ancora più animata la vita della Cattolica: «Un’associazione di ex alunni, che potrebbe sviluppare un circuito virtuoso, favorendo la continua osmosi tra l’Università Cattolica e le comunità ecclesiali (diocesi, parrocchie, comunità religiose e aggregazioni di fedeli, circoli culturali)» per un «prezioso contributo al bene pratico del “vivere insieme” nella nostra società plurale». È questa, infatti, «la prospettiva missionaria di una “Chiesa in uscita” a cui ci richiama con vigore e con parole affascinanti Papa Francesco».

La mattinata è stata aperta dalle parole del rettore, professor Franco Anelli, che ha ricordato come «i giovani sono stati la ragione per cui padre Gemelli ha fondato l’Università, passaggio ricordato anche nel messaggio dei vescovi per la 90a giornata». «Una comunità, quella della Cattolica – ha detto ancora il rettore – composta da 40 mila studenti, persone responsabili colte e consapevoli».

L’assistente generale monsignor Claudio Giuliodori ha voluto ricordare poi come «il Rapporto Giovani si inserisca in una iniziativa di ricerca sulle università cattoliche di tutto il mondo, anche in un processo virtuoso con l’iniziativa culturale dell’ateneo».

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