Il Rettore, monsignor Michele Di Tolve: «Ogni comunità metta al centro della pastorale l’attenzione alle vocazioni al presbiterato e a questa istituzione, da sostenere con la preghiera, la partecipazione alle sue iniziative e la carità»

di Ylenia SPINELLI

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Monsignor Michele Di Tolve ricevuto da papa Francesco con gli educatori del Seminario e i diaconi ordinati preti a giugno

Una delle prime ricorrenze, all’inizio del nuovo anno pastorale, è la Giornata per il Seminario, che domenica 22 settembre si celebra in tutta la Diocesi sul tema «La più bella giovinezza di questo mondo». Un’occasione per ricordarsi, con la preghiera e con un contributo economico, di una delle più importanti e storiche istituzioni della Chiesa ambrosiana, che da sempre si mantiene grazie alla carità del popolo di Dio, come spiega il Rettore, monsignor Michele Di Tolve.

Quale il legame profondo tra Diocesi e Seminario?
Il Seminario esiste perché prima esiste una Diocesi, cioè il popolo di Dio radunato attorno al suo Vescovo, che per avere cura di questo popolo sceglie i presbiteri e i diaconi con i loro specifici ministeri. Tra i battezzati sceglie alcuni uomini per annunciare il Vangelo, testimoniare la carità di Cristo, celebrare i sacramenti per rendere presente qui e oggi il Signore che desidera salvare tutti. Sceglie quegli uomini che mettono il loro ministero a servizio del popolo di Dio perché ognuno viva pienamente la sua vocazione nella Chiesa. È evidente che il Seminario è il primo punto di riferimento del Vescovo perché associa a sé i preti per svolgere il suo ministero: certamente non solo loro, ma prima di tutto i presbiteri; quindi è naturale che ci sia uno stretto e profondo legame. Il Seminario non può vivere senza il suo Vescovo e tutta la Diocesi.

Celebrare la Giornata per il Seminario all’inizio dell’anno pastorale può essere disagevole a livello organizzativo?
In alcuni casi sì, perché nelle varie comunità le attività sono appena ripartite, ma al di là della celebrazione diocesana, ogni parrocchia è chiamata a celebrare la Giornata per il Seminario anche durante tutto l’anno. L’importante è che in ogni comunità ci sia una particolare cura nel mettere al centro della propria pastorale l’attenzione verso il Seminario e le vocazioni al presbiterato.

A chi è rivolta la Giornata?
A tutta la diocesi e in particolare alle famiglie, ai ragazzi, agli adolescenti e ai giovani, perché si interroghino sulla vita come vocazione e su quel particolare modo di vivere il Battesimo e la missione che a esso è legata: essere preti per il popolo di Dio.

Come le parrocchie e le comunità della Diocesi possono far sentire la loro vicinanza al Seminario?
In tre modi. Innanzitutto con la preghiera. Vorrei insistere su questo punto: là dove si vive l’adorazione eucaristica per le vocazioni e si prega il Santo Rosario per chiedere a Maria, Madre della Chiesa, il dono delle vocazioni al presbiterato, esse sorgono e crescono. Vorrei invitare tutti, in particolare i giovani, a pregare per chiedere il dono di pastori secondo il cuore di Gesù per il bene della Chiesa. Secondo: partecipando ad alcune iniziative del Seminario aperte a tutti, sempre pubblicizzate sulle nostre riviste La Fiaccola e Fiaccolina. Terzo: il Seminario vive solo per la carità della gente. Se in passato i nostri padri sono riusciti a gestire bene anche economicamente il Seminario, mettendo a frutto il patrimonio che è stato donato (attraverso i lasciti testamentari, i legati, oppure il dono di immobili), questo non significa che non abbiamo bisogno continuamente del sostegno e della carità del nostro popolo. Le normative cambiano e, come ogni struttura pubblica, è necessario investire soldi per gli adeguamenti tecnici e strutturali. Inoltre anche oggi abbiamo bisogno di sostenere economicamente i seminaristi. Mi ha molto colpito quanto ho letto nel testamento di un medico: «Lascio questi beni al Seminario perché continui a formare preti che sappiano continuamente essere testimoni dell’umanità di Gesù e della sua salvezza, in questa nostra Europa che rischia di dimenticare le sue radici cristiane, che rischia di diventare disumana».

Il tema di quest’anno, «La più bella giovinezza di questo mondo», avvicina in modo particolari i giovani…
Certamente. E si comprende bene solo se mettiamo all’inizio di questo tema Gesù. Infatti questa frase è tratta dall’esortazione apostolica di papa Francesco, Christus vivit, dopo il Sinodo sui giovani. Il Santo Padre dice: «Gesù è la più bella giovinezza di questo mondo!». Con questo tema vorremmo sottolineare che Gesù è l’unico che rende viva la nostra vita perché Lui è vivo e ci fa vivere. Se Lui è il Signore della nostra vita, in qualsiasi stagione e in qualsiasi età, vivremo sempre la più bella giovinezza di questo mondo, perché saremo in comunione con Colui che ha vinto la morte. Ecco perché vorremmo puntare sui giovani, perché siano alla ricerca di Colui che può dare un senso alla loro vita.

Il tema della Giornata verrà poi ripreso dalla Missione vocazionale dei seminaristi. In che modo sono legate le due iniziative?
Sottolineo che tutte le proposte che vivrà il Seminario, in modo particolare l’équipe di Pastorale vocazionale, saranno legate a questo tema, a partire dalla Missione vocazionale, che si svolgerà dall’11 al 15 ottobre in mezzo alle famiglie, ai giovani, ai ragazzi, agli anziani e ai preti della città di Seregno.

Sono tutte «occasioni» per i giovani, per dirla con l’Arcivescovo?
Sia la Giornata per il Seminario, sia la Missione vocazionale a Seregno, come le altre missioni vocazionali che vivremo nella Diocesi, sono occasione per i giovani per avvicinarsi a Gesù, a una sola condizione però: che si riescano a incontrare i giovani. A volte, infatti, nelle varie iniziative che viviamo, riusciamo a incontrare i bambini della prima comunione, della cresima, alcuni gruppi della professione di fede, ma ci chiamano poco per incontrare gli adolescenti, i diciottenni e i giovani. Ecco, vorremmo non perdere le occasioni per incontrare i più piccoli, ma anche i più grandi. Alcuni nostri preti pensano che la condizione che vivono i loro adolescenti e giovani non sia adatta a incontrare i seminaristi che fanno una proposta vocazionale. Invece abbiamo riscontrato il contrario: proprio la domanda vocazionale, che passa attraverso la testimonianza dei seminaristi, risveglia un serio cammino di fede. Da qui certamente può sorgere anche una vocazione.

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