Nel messaggio in occasione della Giornata per il Seminario il cardinale Tettamanzi si è soffermato sul Vangelo di domenica, in particolare sulla domanda che Gesù rivolge ai discepoli e dunque a tutti noi. Un quesito essenziale, che chiede un salto di qualità alla nostra fede, per farci ripartire da ciò che veramente conta. Una sfida per ogni educatore, a cominciare da quelli del Seminario

venegono

Carissimi, nella scorsa “Festa dei Fiori” ho voluto confidare ai sacerdoti presenti a Venegono come io vedo il nostro Seminario diocesano. E così mi è stato caro lasciar parlare i Santi, alla cui scuola dobbiamo tutti metterci in ascolto, in particolare nella felice ricorrenza del quarto centenario della canonizzazione di san Carlo Borromeo.
Ora in questa “Giornata” di preghiera e di sostegno per il Seminario desidero soffermarmi con voi sulla domanda che Gesù ci rivolge nella liturgia della Parola di questa domenica: «Ma voi, chi dite che io sia?» (Lc 9,20).
È questa una domanda essenziale che nella nostra vita sprigiona una straordinaria forza per farci ripartire da ciò che veramente conta. In una stagione dove si vive con troppa fretta e si cercano certezze senza fatica, è quanto mai urgente ripartire dalle domande fondamentali. È Gesù stesso, in un certo senso, a sentirne il bisogno, quando inizia il suo ultimo viaggio verso Gerusalemme e dopo aver sostato in un luogo solitario a pregare. È importante notare che tale domanda nasce dalla preghiera di Gesù. Da questo “luogo” intimo e profondissimo della sua relazione con il Padre sorge, dunque, l’interrogativo che chiede un salto di qualità alla fede dei discepoli. Se prima erano abituati a porre domande al Maestro per capire, per liberarsi dal dubbio, per trovare conforto e illuminazione, ora è Gesù stesso a prendere l’iniziativa. Tace la domanda dei discepoli. È il momento dell’ascolto della parola decisiva di Gesù. In realtà, le grandi svolte del cammino della vocazione cristiana accadono proprio in questo modo. Viene il tempo della purificazione in cui si ha il coraggio di lasciar tacere, almeno per un attimo, l’irruenza delle nostre pur legittime domande, per trovare invece il coraggio di lasciarci interrogare da Gesù. Siamo così riportati all’essenzialità sorprendente della risposta di Pietro: «Tu sei il Cristo di Dio». È solo dal silenzio dell’ascolto che sorge la risposta capace di riaprire e sostenere con tenacia il nostro cammino! Così, l’assimilazione di questa certezza, mentre conferma in noi una conoscenza crescente di Gesù e la determinazione di sostare in sua compagnia, fa maturare nella profondità della vita la “novità evangelica” e la “qualità” della nostra sequela di Cristo. Educare pertanto a rivivere nel vissuto quotidiano la risposta di Pietro «Tu sei il Cristo di Dio» è la sfida che ogni educatore deve saper affrontare!

 

Educare ad affidarsi a Gesù

In questo momento penso a coloro che, su mandato della Chiesa diocesana, hanno assunto il compito di educare i seminaristi alla conoscenza personale del Signore Gesù, all’appassionante riflessione della Chiesa sui misteri di Dio, all’assunzione dei compiti urgenti dell’evangelizzazione.
Siate tutti incoraggiati voi che, nella complessità di questo nostro momento storico, siete impegnati a far crescere in questi giovani un affidamento convinto e solido al Buon Pastore attraverso percorsi di fede caratterizzati da una seria riflessione e, insieme, da un’umanità vivace e convincente, in modo da saper stare nel confronto e nel dialogo tra la gente, capaci di cogliere e di interpretare le attese più profonde e vere delle persone.
La vita comune del Seminario potrà essere una preziosa opportunità per educare gli studenti a vivere relazioni personali autentiche e rispettose, aperte alle dinamiche della fraternità e dell’amicizia, in un clima di reciproca stima e di vicendevole aiuto, sentendosi tutti responsabili del cammino di tutti.
Molto incoraggianti sono le notizie che mi sono giunte sulle veglie della “Settimana vocazionale” di inizio maggio nel seminario di Venegono: un numero consistente di giovani ha incontrato i seminaristi, ha pregato insieme a loro, lasciandosi provocare dalle domande che i “testimoni” hanno posto nel loro cuore. Molti, tra loro, hanno scelto di sostare a lungo davanti all’Eucaristia, mentre altri si sono incontrati con i seminaristi, nel vivo desiderio di conoscere meglio le motivazioni e le modalità della loro originale scelta.
In questa luce voglio incoraggiare anche i responsabili del nuovo progetto di Pastorale giovanile che, in dialogo con le altre istituzioni diocesane – tra cui il Seminario (e in esso i responsabili della Pastorale vocazionale) -, stanno programmando cammini di abilitazione all’incarico pastorale. In questo, come in altri ambiti, si fa sempre più necessaria una matura e feconda alleanza tra la Diocesi e il Seminario.
Concludo invitando presbiteri, diaconi permanenti, seminaristi, persone consacrate, fedeli laici ad educarsi costantemente alla corresponsabilità, offrendo con umiltà e generosità tutte le risorse che si hanno nel cuore perché il Vangelo di Cristo venga continuamente annunciato e testimoniato.
Ringrazio in particolare le amiche e gli amici del Seminario, così attivi in molte comunità nell’animare la preghiera per le vocazioni e nel prendersi a cuore le non poche necessità del nostro Seminario. Con singolare gratitudine sono vicino ai presbiteri anziani e ammalati che ancora testimoniano la bellezza dell’affidarsi sempre al Signore: la loro preghiera allo Spirito ci conforti e doni rinnovata speranza alla nostra Chiesa.

 

+ Dionigi card. Tettamanzi

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